
Tra debiti e ambizioni europee: l’Armenia di Pašinyan sfida Mosca sull’orlo di una crisi
La tensione tra Mosca ed Erevan ha raggiunto un punto di svolta. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha annunciato che i paesi membri dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) valuteranno l’applicazione di sanzioni contro l’Armenia per il mancato pagamento dei contributi biennali, citando l’articolo dello statuto che prevede la sospensione del diritto di voto o persino l’espulsione. La mossa, presentata come una risposta alla dichiarazione del ministro armeno Ararat Mirzoyan secondo cui Erevan non paga perché “semplicemente non partecipa”, segna un’escalation in un rapporto già logorato. Secondo gli analisti di Mosca, il Cremlino intende esercitare pressione su un alleato sempre più recalcitrante, mentre per gli osservatori di Bruxelles il gesto appare come un tentativo di arginare la deriva filo-occidentale di Erevan.
Sul fronte interno armeno, il quadro è reso ancora più complesso dalle recenti elezioni parlamentari del 7 giugno, vinte dal partito di Nikol Pašinyan, “Contratto Civile”, ma contestate dall’opposizione. Il blocco “Armenia Forte”, guidato dall’oligarca Samvel Karapetyan, ha denunciato brogli e chiesto l’annullamento dei risultati in un seggio, mentre il Cremlino ha rinviato ogni decisione su un possibile incontro tra Vladimir Putin e Pašinyan fino alla certificazione definitiva dei voti, prevista per il 14 giugno. La prudenza di Mosca, sottolineata dal portavoce Dmitrij Peskov, riflette l’attesa di un quadro politico più stabile, ma anche la volontà di non legittimare una leadership che ha già avviato un percorso di avvicinamento all’Unione Europea.
Il nodo centrale resta la doppia appartenenza dell’Armenia: membro della CSTO e dell’Unione Economica Eurasiatica (EAEU), ma con un parlamento che ha recentemente approvato una legge per avviare il processo di adesione all’UE. Lavrov ha definito la situazione “al limite”, sottolineando che la legge armena sull’UE rende insostenibile la permanenza nell’EAEU. Per gli analisti di Pechino, la mossa di Erevan è un azzardo che potrebbe isolarla economicamente, mentre a Washington si guarda con interesse a un possibile nuovo alleato nel Caucaso. La partita, tuttavia, è ancora aperta: Pašinyan cerca di bilanciare le pressioni russe con le promesse europee, ma il tempo per le scelte strategiche si sta esaurendo.
In prospettiva, l’esito di questa crisi ridefinirà gli equilibri regionali. Se l’Armenia dovesse uscire dalla CSTO e dall’EAEU, si troverebbe esposta a ritorsioni economiche e di sicurezza, in un contesto già segnato dal conflitto con l’Azerbaigian. Per l’Italia e l’Europa, la vicenda rappresenta un banco di prova per la loro capacità di attrarre paesi post-sovietici senza innescare uno scontro diretto con Mosca. La cautela di Bruxelles, finora, è stata evidente, ma la finestra di opportunità potrebbe chiudersi rapidamente se Erevan non riceverà segnali concreti di sostegno. Il futuro dell’Armenia si gioca tra la fedeltà a un passato sovietico e la scommessa su un’Europa ancora incerta.
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