
Tre morti sul marciapiede e pena sospesa: la giustizia stradale divisa tra Paesi
In Canada, il contrasto è altrettanto netto. Un autista di autobus di Mississauga è processato per guida pericolosa con morte: le telecamere mostrano il mezzo che, senza frenare, travolge due file di auto ferme al semaforo, uccidendo una donna. La difesa sostiene un guasto ai freni e chiede l'assoluzione per ragionevole dubbio, mentre l'accusa insiste sulla negligenza nella manutenzione.
Intanto, in Nuova Scozia, un giovane che ha ucciso due passeggeri ubriaco ha visto la pena ridotta di otto giorni per un errore di calcolo del giudice, che aveva dimenticato di detrarre il periodo di carcerazione preventiva. E a Berri, in Australia meridionale, un ex detective della polizia diventato consigliere comunale è stato condannato per la seconda volta per guida in stato di ebbrezza, ma ha ottenuto di restituire la patente dopo la parata dell'Anzac Day, in nome del dovere commemorativo. Sono episodi che, letti insieme, disegnano un mosaico di giustizia variabile: ogni Paese, ogni giudice, pesa il valore della vita in modo diverso.
Il monito per l'Europa e per l'Italia è chiaro: serve un dibattito sereno ma severo sull'equità delle condanne stradali, perché la fiducia dei cittadini nella legge si costruisce anche sulla certezza che una morte evitata per strada non sia mai solo un incidente.
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