
Trump apre a Putin per il G20 di Miami: un segnale che cambia gli equilibri globali
La notizia che gli Stati Uniti intendono invitare Vladimir Putin al vertice del G20 in programma a dicembre 2026 nel golf club di Donald Trump a Miami segna una svolta nelle relazioni internazionali. Lo stesso presidente americano, interrogato dai giornalisti, ha dichiarato che la presenza del leader russo sarebbe «molto utile», pur precisando di non aver ancora inviato alcun invito formale. Secondo fonti dell’amministrazione statunitense citate dal Washington Post, l’invito arriverà in quanto la Russia è membro a pieno titolo del G20 e parteciperà sia agli incontri ministeriali sia al summit dei leader. Il dipartimento di Stato ha ribadito che Trump «ha chiarito più volte che la Russia può essere presente a tutti gli incontri del G20», perché l’obiettivo è un vertice «produttivo e di successo».
Dal punto di vista russo, la vicenda viene seguita con prudente cautela. Il vice ministro degli Esteri Aleksandr Pankin ha confermato che Mosca è stata invitata al massimo livello, ma ha aggiunto: «Vedremo più vicino alla data. Dio solo sa cosa succederà fino ad allora». Il Cremlino, per bocca del portavoce Dmitrij Peskov, non ha ancora formalizzato la decisione di Putin, che non partecipa a un G20 dal 2019, prima per la pandemia e poi per la guerra in Ucraina. L’ipotesi di un suo ritorno sulla scena multilaterale, dopo anni di isolamento imposto dalle sanzioni occidentali, rappresenta un evidente tentativo di Washington di rompere il fronte unitario contro Mosca.
In Europa, la mossa di Trump solleva più di un sopracciglio. Bruxelles osserva con preoccupazione che il disgelo avviene mentre l’amministrazione americana sta già spingendo per allentare l’isolamento diplomatico ed economico della Russia. Per l’Italia, che storicamente ha mantenuto canali aperti con Mosca, la prospettiva di un vertice con Putin potrebbe offrire spazi per un dialogo commerciale ed energetico, ma anche creare frizioni con i partner europei più intransigenti, come Polonia e Baltici. Pechino invece vede con favore ogni occasione di dialogo che riduca le tensioni con Washington, e considera il G20 di Miami un banco di prova per un nuovo multilateralismo.
In prospettiva, l’eventuale presenza di Putin a Miami non sarà solo un test per la diplomazia globale, ma anche un indicatore della capacità di Trump di imporre una propria linea autonoma rispetto al mainstream occidentale. Se il vertice si terrà, potrebbe aprire la strada a un progressivo reinserimento della Russia nei circuiti internazionali, con effetti profondi sulla guerra in Ucraina e sugli equilibri di potere tra le grandi potenze. L’attesa ora è per l’invito ufficiale e per la risposta del Cremlino, che deciderà probabilmente all’ultimo momento, giocando la partita della credibilità.
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