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Geopolitica e Politicalunedì 27 luglio 2026

Trump attacca la stampa alla cena dei corrispondenti, si chiede di abolire l’evento

Insulti a Kaitlan Collins e Dylan Mulvaney, e l’intensificarsi delle pressioni legali, spingono reporter e commentatori a mettere in discussione la tradizionale cena con il presidente.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scelto la cena dei corrispondenti della Casa Bianca, evento tradizionalmente dedicato all’incontro tra potere e stampa, per scagliarsi con insulti personali contro giornalisti e avversari. Rinviata in primavera per un tentato attentato nello stesso albergo, la serata si è trasformata in un monologo di oltre un’ora durante il quale Trump ha preso di mira la corrispondente della CNN Kaitlan Collins, paragonandola all’attrice transgender Dylan Mulvaney e ordinandole di sorridere, ha definito “malata” l’ex conduttrice Rosie O’Donnell e ha deriso esponenti democratici come Adam Schiff per il loro aspetto fisico. La sala, gremita di reporter e redattori, ha accolto le battute con un silenzio glaciale, rotto soltanto dall’imbarazzo dei presenti.

La performance ha subito innescato reazioni durissime nel mondo giornalistico. Peter Baker, corrispondente del New York Times, ha scritto che “è tempo di ripensare la cena”, mentre la columnist Margaret Sullivan ha parlato di “vergogna” e ha auspicato che i cronisti abbandonassero la sala. Secondo un editorialista del Poynter Institute, “nessun presidente nella storia ha dedicato più energie a indebolire la stampa libera di Donald Trump”. L’amministrazione, da parte sua, ha replicato accusando i media di non saper accettare le critiche che riservano al presidente.

L’episodio si inserisce in un’escalation di pressioni e atti ostili contro i giornalisti. La Frankfurter Allgemeine Zeitung ha documentato come negli ultimi mesi procuratori federali abbiano notificato mandati di comparizione a reporter del New York Times, del Wall Street Journal e del Washington Post, mentre l’FBI ha perquisito l’abitazione di una giornalista. Lo stesso Trump e il direttore dell’FBI Kash Patel hanno intentato cause contro testate ritenute ostili, e al Pentagono i cronisti possono muoversi solo se scortati. Organizzazioni di categoria avvertono che simili misure rischiano di produrre un effetto dissuasivo sull’attività giornalistica.

Dylan Mulvaney ha replicato con un video su TikTok definendo gli insulti “il più grande complimento” e ringraziando il presidente per averle ricordato il proprio potere. Collins ha pubblicato sui social una citazione di Eleanor Roosevelt: “Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso”. La CNN ha ribadito il proprio sostegno alla giornalista, rivendicando il diritto a un’informazione onesta e indipendente. Secondo quanto riportato dalla Frankfurter Allgemeine, domenica Trump ha rincarato la dose pubblicando su Truth Social un’immagine manipolata in cui il volto di Collins compare sul corpo di Mulvaney.

Il dibattito sul futuro della cena dei corrispondenti resta aperto: da un lato crescono le voci che ne chiedono la soppressione, dall’altro l’amministrazione continua a trattare i media indipendenti come avversari politici, mentre nessun passo concreto è stato annunciato per allentare le restrizioni all’accesso o ritirare le azioni legali in corso.

Divergenza — chi la racconta come
0%Bassa
2 blocchi · posizioni da −0.90 a −0.70
CriticoFavorevole
ATLEUR
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa atlantica / anglosfera−0.90critical
Stampa europea continentale−0.70critical
Stampa atlantica / anglosfera−0.90

Trump ha usato la cena dei corrispondenti per attaccare personalmente i giornalisti, in particolare Kaitlan Collins e Dylan Mulvaney. La stampa americana è indignata, definendo l'evento un imbarazzo e chiedendo di abolirlo per non dare a Trump una piattaforma per bullizzare i media.

IndignazioneAllarmeUrgenza
Stampa europea continentale−0.70

L'attacco di Trump ai giornalisti durante la cena è parte di una strategia più ampia per mettere a tacere la stampa, che include cause legali e ordini di comparizione. La cena è solo un episodio di un assalto sistematico alla libertà di stampa.

ScetticismoAllarmePragmatismo
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lunedì 27 luglio 2026

Trump attacca la stampa alla cena dei corrispondenti, si chiede di abolire l’evento

Insulti a Kaitlan Collins e Dylan Mulvaney, e l’intensificarsi delle pressioni legali, spingono reporter e commentatori a mettere in discussione la tradizionale cena con il presidente.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scelto la cena dei corrispondenti della Casa Bianca, evento tradizionalmente dedicato all’incontro tra potere e stampa, per scagliarsi con insulti personali contro giornalisti e avversari. Rinviata in primavera per un tentato attentato nello stesso albergo, la serata si è trasformata in un monologo di oltre un’ora durante il quale Trump ha preso di mira la corrispondente della CNN Kaitlan Collins, paragonandola all’attrice transgender Dylan Mulvaney e ordinandole di sorridere, ha definito “malata” l’ex conduttrice Rosie O’Donnell e ha deriso esponenti democratici come Adam Schiff per il loro aspetto fisico. La sala, gremita di reporter e redattori, ha accolto le battute con un silenzio glaciale, rotto soltanto dall’imbarazzo dei presenti.

La performance ha subito innescato reazioni durissime nel mondo giornalistico. Peter Baker, corrispondente del New York Times, ha scritto che “è tempo di ripensare la cena”, mentre la columnist Margaret Sullivan ha parlato di “vergogna” e ha auspicato che i cronisti abbandonassero la sala. Secondo un editorialista del Poynter Institute, “nessun presidente nella storia ha dedicato più energie a indebolire la stampa libera di Donald Trump”. L’amministrazione, da parte sua, ha replicato accusando i media di non saper accettare le critiche che riservano al presidente.

L’episodio si inserisce in un’escalation di pressioni e atti ostili contro i giornalisti. La Frankfurter Allgemeine Zeitung ha documentato come negli ultimi mesi procuratori federali abbiano notificato mandati di comparizione a reporter del New York Times, del Wall Street Journal e del Washington Post, mentre l’FBI ha perquisito l’abitazione di una giornalista. Lo stesso Trump e il direttore dell’FBI Kash Patel hanno intentato cause contro testate ritenute ostili, e al Pentagono i cronisti possono muoversi solo se scortati. Organizzazioni di categoria avvertono che simili misure rischiano di produrre un effetto dissuasivo sull’attività giornalistica.

Dylan Mulvaney ha replicato con un video su TikTok definendo gli insulti “il più grande complimento” e ringraziando il presidente per averle ricordato il proprio potere. Collins ha pubblicato sui social una citazione di Eleanor Roosevelt: “Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso”. La CNN ha ribadito il proprio sostegno alla giornalista, rivendicando il diritto a un’informazione onesta e indipendente. Secondo quanto riportato dalla Frankfurter Allgemeine, domenica Trump ha rincarato la dose pubblicando su Truth Social un’immagine manipolata in cui il volto di Collins compare sul corpo di Mulvaney.

Il dibattito sul futuro della cena dei corrispondenti resta aperto: da un lato crescono le voci che ne chiedono la soppressione, dall’altro l’amministrazione continua a trattare i media indipendenti come avversari politici, mentre nessun passo concreto è stato annunciato per allentare le restrizioni all’accesso o ritirare le azioni legali in corso.

Divergenza — chi la racconta come
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Stampa atlantica / anglosfera−0.90critical
Stampa europea continentale−0.70critical
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Trump ha usato la cena dei corrispondenti per attaccare personalmente i giornalisti, in particolare Kaitlan Collins e Dylan Mulvaney. La stampa americana è indignata, definendo l'evento un imbarazzo e chiedendo di abolirlo per non dare a Trump una piattaforma per bullizzare i media.

IndignazioneAllarmeUrgenza
Stampa europea continentale−0.70

L'attacco di Trump ai giornalisti durante la cena è parte di una strategia più ampia per mettere a tacere la stampa, che include cause legali e ordini di comparizione. La cena è solo un episodio di un assalto sistematico alla libertà di stampa.

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