
Trump accusa LeBron James di razzismo e rilancia la rivalità con la stella Nba
Il presidente Usa, interpellato sul passaggio di James ai Philadelphia 76ers, ha dichiarato che il cestista «forse è un razzista» e ha indicato Michael Jordan come il più grande di sempre, riaccendendo uno scontro politico e personale che dura da un decennio.
Venerdì, durante una conferenza stampa alla Casa Bianca, Donald Trump ha attaccato frontalmente LeBron James, definendolo «forse un razzista» e scegliendo senza esitazione Michael Jordan come miglior giocatore di basket di tutti i tempi. La domanda era scaturita dall’annuncio, dato quello stesso giorno, del passaggio del quarantunenne James ai Philadelphia 76ers per quella che sarà la sua ventiquattresima stagione nella Nba. «Michael Jordan è un mio amico, gioco a golf con lui, è una bravissima persona», ha affermato Trump. «Penso che LeBron forse sia un razzista, o forse semplicemente non gli piace Trump. Non lo so. A me piacciono solo le persone a cui piaccio io, quindi dico Michael Jordan senza dubbio».
La dichiarazione non è stata accompagnata da alcuna spiegazione sul ricorso al termine «razzista», come sottolineato da diverse testate. Essa si inserisce in una lunga scia di ostilità reciproca. James è stato uno dei critici più accesi della presidenza Trump: nel 2017 lo definì «un cretino» dopo che il tycoon aveva ritirato l’invito alla Casa Bianca ai Golden State Warriors, e in un’intervista del 2018 accusò il presidente di non fregarsene del popolo americano. Ha sostenuto pubblicamente Hillary Clinton nel 2016, Joe Biden nel 2020 e Kamala Harris nel 2024, motivando la scelta con la preoccupazione per il futuro dei propri figli. Trump, dal canto suo, aveva già deriso James nel 2018 per un’intervista concessa a Don Lemon, definito «l’uomo più stupido della televisione», e nel 2020 aveva gioito per i fischi del pubblico a un comizio quando erano stati mostrati i bassi ascolti delle finali Nba.
La presa di posizione presidenziale riaccende il dibattito sul cosiddetto “GOAT” (greatest of all time) del basket, ma lo carica di una valenza politica esplicita. James, miglior marcatore di sempre della lega, ha vinto quattro titoli e quattro premi di Mvp, mentre Jordan ne ha conquistati sei e cinque. Jordan, che non ha mai preso posizione pubblica contro Trump, è stato descritto dal presidente come un amico personale; i suoi rappresentanti hanno peraltro smentito con forza, in passato, un falso endorsement a favore del repubblicano. La scelta di Trump appare dunque dettata, per sua stessa ammissione, da un criterio di lealtà personale: «Mi piacciono solo le persone a cui piaccio io».
Al momento James non ha replicato alle accuse. L’agenzia di stampa britannica Press Association ha contattato il suo entourage per un commento, senza ricevere risposta. Il cestista, che con i Sixers tenterà di portare a Philadelphia il primo titolo dal 1983, ha motivato la decisione di continuare a giocare con la volontà di «sacrificarsi ancora» e di «aiutare a trasformare Philadelphia in una squadra da titolo». La vicenda conferma come lo sport professionistico americano resti un terreno di scontro privilegiato per le fratture politiche che attraversano il paese, con atleti e presidente che si scambiano accuse senza mediazioni.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.50 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.60 | critical |
Trump accusa LeBron James di razzismo, alimentando la sua nota rivalità con la star NBA. La stampa atlantica sottolinea il carattere divisivo delle dichiarazioni di Trump, inquadrandole come un'ulteriore mossa nella guerra culturale americana.
La notizia viene riportata con tono distaccato, sottolineando la natura politico-mediatica della controversia. L'accento è posto sulle implicazioni per il dibattito pubblico europeo sulle tensioni razziali, più che sulla personalità di Trump.
L'accusa di Trump a LeBron viene vista come una manifestazione del razzismo sistemico americano, specchio del trattamento riservato alle minoranze. La stampa araba sottolinea l'ipocrisia occidentale e la solidarietà con LeBron, visto come vittima di un sistema oppressivo.
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