
Trump affossa l'ordine sull'IA: tra pressioni Silicon Valley e rivalità con Pechino
Il presidente rinuncia alla firma dopo una telefonata dell'ex consigliere David Sacks, vicino a Elon Musk. Il provvedimento prevedeva esami volontari di sicurezza per i modelli avanzati. L'incapacità di Washington di regolamentare l'IA lascia il campo all'Europa e all'Asia.
Il presidente Donald Trump ha cancellato all'ultimo minuto la firma di un atteso ordine esecutivo sull'intelligenza artificiale, un provvedimento che avrebbe introdotto i primi, timidi meccanismi di controllo sui modelli più potenti sviluppati dalle aziende americane. La brusca retromarcia, avvenuta giovedì scorso, ha lasciato trapelare una bozza di sette pagine che prevedeva un sistema volontario di revisione federale fino a novanta giorni prima del rilascio di modelli in grado, secondo gli esperti, di scatenare devastanti attacchi informatici. L'episodio è l'ultimo sintomo di una paralisi che tiene Washington lontana da qualsiasi accordo su guardrail efficaci, mentre l'Europa e l'Asia avanzano con le proprie regole.
La telefonata incriminata, secondo le ricostruzioni della stampa americana e francofona, sarebbe partita da David Sacks, ex zar dell'IA alla Casa Bianca e investitore della Silicon Valley legato a Elon Musk. Sacks, dimissionario a marzo ma rimasto influente, avrebbe convinto il presidente che i controlli di sicurezza minacciassero l'innovazione statunitense proprio nella corsa globale con la Cina. Musk, che pure aveva sostenuto una moratoria pubblica sullo sviluppo dell'IA, ha negato ogni coinvolgimento diretto. Intanto, la bozza – ottenuta da Politico – mostrava un impianto volutamente leggero: nessun obbligo, nessuna autorizzazione preventiva, solo un esame volontario per rassicurare l'opinione pubblica.
Dalla sponda europea, l'ennesimo passo falso americano viene letto con un misto di preoccupazione e legittima soddisfazione. L'Unione Europea ha da poco adottato l'AI Act, il primo quadro normativo vincolante al mondo, mentre la Cina impone alle proprie aziende regole stringenti su algoritmi e dati. Il vuoto normativo statunitense rischia di creare una frammentazione pericolosa: da un lato, gli innovatori di Silicon Valley premono per una deregulation che azzeri ogni freno; dall'altro, l'assenza di standard comuni rende più difficile per l'Italia e per l'Europa collaborare con i laboratori d'oltreoceano senza esporsi a rischi sistemici.
L'episodio non è isolato. Rivela la profonda frattura tra l'ethos del "muoversi in fretta" del capitalismo tech e la cautela invocata dai sostenitori della sicurezza. Con le elezioni presidenziali del 2024 alle porte, la finestra per qualsiasi legge federale sull'IA si chiude rapidamente, consegnando di fatto la governance globale a un mosaico di regimi concorrenti: l'Europa faro dell'etica, la Cina del controllo statuale, gli Stati Uniti del laissez-faire. Per le imprese e i consumatori italiani, intrappolati tra le regole di Bruxelles e i giganti californiani, si profila un futuro di incertezza in cui la tecnologia corre più veloce della politica.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa cinese | −0.20 | neutral |
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.50 | critical |
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
I media statunitensi riportano che Trump ha rinviato l'ordine esecutivo sull'IA citando preoccupazioni sulla Cina, ma anche dicendo che non gli piacevano parti della bozza. La copertura nota la cancellazione brusca dopo che i CEO delle aziende tecnologiche erano già stati invitati, suggerendo disordine nella politica IA dell'amministrazione. Il tono è fattuale ma scettico sulle ragioni di Trump.
I media cinesi inquadrano il rinvio come una mossa di Trump per proteggere la leadership statunitense nella corsa all'IA contro la Cina. Sottolineano che l'ordine è stato ritardato per evitare di ostacolare la competitività americana, ritraendo gli Stati Uniti come ansiosi di restare indietro. Il resoconto rimane fattuale ma nota la rivalità strategica alla base della decisione.
La copertura indiana e sudasiatica evidenzia l'influenza di CEO tecnologici come Musk e Zuckerberg che hanno chiamato Trump prima del rinvio. I media ritraggono la cancellazione come un ripensamento dell'ultimo minuto, con Trump che ammette di non aver gradito alcuni aspetti dell'ordine. Il tono è leggermente ironico, notando il ruolo dei dirigenti tecnologici nel plasmare le politiche.
I media del Golfo arabo riportano il rinvio in modo distaccato, concentrandosi sulla ragione dichiarata da Trump di non voler danneggiare la competitività degli Stati Uniti con la Cina. La copertura è breve e fattuale, senza analisi delle dinamiche interne statunitensi. Presenta l'evento come un normale ritardo politico.
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