
Trump critica Netanyahu prima del vertice sulla guerra in Iran
Il presidente americano accusa il premier israeliano di volerlo tenere coinvolto nel conflitto, mentre i due si incontrano per la prima volta dall'inizio della guerra.
A poche ore dall'incontro alla Casa Bianca, Donald Trump ha espresso pubblicamente frustrazione nei confronti di Benjamin Netanyahu, accusandolo di volerlo mantenere impegnato nella guerra contro l'Iran. In un'intervista a Fox News, il presidente americano ha dichiarato: «Non ho bisogno che Bibbi me lo dica. Me lo dice perché vuole che io resti coinvolto». Trump si riferiva alle voci, riportate dal New York Post citando fonti anonime a Gerusalemme, secondo cui Netanyahu intendeva presentargli informazioni intelligence su un presunto potenziamento del sito nucleare iraniano di Pickaxe Mountain. Trump ha aggiunto di sapere «esattamente cosa sta succedendo a Pickaxe» e che si tratta di «un problema di poco conto», ribadendo la minaccia di distruggere l'impianto se non si raggiungerà un accordo.
Il vertice, il primo da quando il 28 febbraio è iniziata l'offensiva congiunta contro l'Iran, si è svolto a porte chiuse e ha visto la partecipazione del vicepresidente J.D. Vance, del segretario di Stato Marco Rubio e del segretario alla Difesa Pete Hegseth. Poco prima Netanyahu, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha avuto un analogo colloquio con Trump. Entrambi i leader erano a Washington per la cerimonia funebre del senatore repubblicano Lindsey Graham, morto improvvisamente all'inizio del mese. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha definito entrambi gli incontri «positivi e produttivi», senza fornire dettagli.
I rapporti tra i due alleati appaiono tesi. Secondo quanto riportato dai media, in una telefonata di giugno Trump aveva definito Netanyahu «fottutamente pazzo» per gli attacchi israeliani in Libano, che avevano compromesso un cessate il fuoco già fragile. Un accordo preliminare firmato da Trump e dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian meno di due settimane fa è stato rapidamente minato da ostilità iraniane nello Stretto di Hormuz e da successivi raid statunitensi. Trump ha poi ordinato una pausa dei bombardamenti nel fine settimana, affermando lunedì che Stati Uniti e Iran hanno ripreso «buoni negoziati». Netanyahu, dal canto suo, affronta elezioni parlamentari il 27 ottobre e, secondo i sondaggi, rischia di perdere la maggioranza. Negli Stati Uniti, un recente sondaggio AP-NORC mostra che solo il 20% degli americani ha un'opinione favorevole del premier israeliano.
Non è chiaro se Netanyahu abbia effettivamente presentato le presunte prove sul programma nucleare iraniano. La riunione è durata poco più di un'ora e le foto diffuse dall'ufficio del premier israeliano mostrano i due leader sorridenti. Sullo sfondo restano le divergenze sulla strategia: Trump ha detto di avere «una piccola differenza» con Netanyahu riguardo alla guerra, ma di essere «abbastanza vicino». Nel frattempo, la diplomazia resta sospesa, con il presidente americano che ha subordinato un accordo di pace alla fine delle ostilità, mentre Israele continua a premere per mantenere l'offensiva.
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Trump ha mostrato irritazione verso Netanyahu per la fuga di notizie sui punti dell'incontro. Il rapporto tra i due leader appare teso. La Cina osserva con distacco le frizioni tra i due alleati.
Trump ha criticato apertamente Netanyahu prima dell'incontro, esprimendo frustrazione per le fughe di notizie. I leader sono sotto pressione interna per la guerra in Iran. L'evento è visto come una crepa nell'alleanza.
Netanyahu è in difficoltà e cerca di convincere Trump a proseguire l'offensiva in Iran. L'incontro è visto come un tentativo disperato di salvare la sua carriera politica. La guerra è presentata come un'aggressione congiunta.
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