
La guerra con l’Iran per Trump è finita, ma la Casa Bianca schiva il Congresso
Nel giorno in cui scadeva il termine di sessanta giorni per ottenere l’approvazione del Congresso, Donald Trump ha inviato una lettera ai leader di Camera e Senato dichiarando che le ostilità con l’Iran sono “terminate”. Un argomento che, secondo la Casa Bianca, azzera il contatore della legge sui poteri di guerra del 1973, grazie al cessate il fuoco in vigore dal 7 aprile. In realtà, le navi da guerra americane continuano a bloccare i porti iraniani e le trattative per una pace stabile sono ancora in alto mare. L’operazione “Epic Rage” – come è stata ribattezzata la campagna iniziata il 28 febbraio con un attacco congiunto israelo-americano – non ha un epilogo chiaro, ma l’amministrazione repubblicana ha scelto di aggirare lo scontro istituzionale sostenendo che l’assenza di scambi di fuoco basta a qualificare il conflitto come concluso.
La mossa di Trump si inserisce in una lunga consuetudine di presidenti che hanno interpretato in modo estensivo la War Powers Resolution: da Obama in Libia a Clinton in Kosovo, il Parlamento è stato spesso scavalcato. Eppure, questa volta la posta in gioco è più alta perché l’Iran rappresenta una potenza regionale in grado di influenzare gli equilibri mediorientali e, indirettamente, la sicurezza energetica europea. Bruxelles segue con apprensione l’evolversi della crisi: un’escalation potrebbe riaccendere i flussi migratori verso l’Italia e interrompere le forniture di greggio, mentre Pechino, da sempre partner commerciale di Teheran, osserva con distacco le acrobazie giuridiche di Washington. Dal canto suo, Teheran ha inviato una nuova proposta di pace tramite il Pakistan, ma Trump l’ha giudicata insoddisfacente, alimentando i dubbi sulla sincerità del cessate il fuoco.
Il dibattito politico a Washington resta acceso. I democratici guidati da Chuck Schumer hanno bollato la lettera come una “assurdità”, mentre i repubblicani – timorosi di sfidare il proprio leader – lasciano che la scadenza passi senza un voto. La verità è che il Congresso si è dimostrato incapace di esercitare il suo potere costituzionale, consegnando di fatto a Trump un assegno in bianco per future operazioni. Gli analisti legali sottolineano che la nozione di “ostilità terminate” è fragile: il blocco navale è considerato un atto di guerra, e la possibilità di una ripresa dei combattimenti resta concreta. Per l’Italia e l’Europa, il vero nodo è la credibilità delle istituzioni americane: se un presidente può dichiarare finita una guerra ancora in corso, quale garanzia esiste per la stabilità del Mediterraneo allargato? Il cessate il fuoco si regge su un equilibrio precario, e la finestra per una diplomazia duratura si sta chiudendo mentre Trump cerca di guadagnare tempo – e margini di manovra – fino alle prossime scadenze elettorali.
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