
Trump e Netanyahu esibiscono sintonia sul nucleare iraniano alla Casa Bianca
Il premier israeliano definisce «eccellente» il colloquio di novanta minuti con il presidente americano, incentrato sull'obiettivo comune di impedire a Teheran di dotarsi di armi atomiche.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ricevuto martedì 28 luglio alla Casa Bianca il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per un colloquio a porte chiuse di circa novanta minuti – il primo faccia a faccia tra i due leader dall'inizio, lo scorso febbraio, della campagna militare congiunta contro l'Iran. Secondo la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, l'incontro è stato «positivo e produttivo»; Trump lo ha definito sui social «una riunione molto buona», e Netanyahu, in un video su Instagram, lo ha descritto come «eccellente» e «una delle migliori conversazioni mai avute con il presidente degli Stati Uniti». Alla riunione hanno partecipato anche il vicepresidente J.D. Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e il consigliere per il Medio Oriente Steve Witkoff.
Al centro del colloquio, secondo fonti israeliane e statunitensi, la determinazione condivisa di impedire all'Iran di acquisire armi nucleari. Netanyahu ha parlato di «piena collaborazione, sostegno reciproco e visione comune dell'obiettivo». Un alto funzionario israeliano ha riferito che si è discusso «di tutti i temi, in primo luogo l'Iran», mentre Tzipi Hotoveli, responsabile della diplomazia pubblica nell'ufficio del premier, ha precisato che non vi è stata alcuna pressione da parte di Trump per un disimpegno militare a Gaza, in Libano o in Siria. Le discussioni hanno toccato anche l'espansione degli Accordi di Abramo, con un cenno alla possibile adesione dell'Arabia Saudita, e il quadro negoziale per il Libano.
Il vertice è avvenuto dopo settimane di tensioni pubbliche: ad aprile, durante le trattative per un cessate il fuoco, Trump aveva attaccato con veemenza Netanyahu, definendolo in seguito «un tipo molto difficile». Alla vigilia dell'incontro, il presidente americano aveva inoltre ridimensionato le informazioni di intelligence israeliane sul sito nucleare iraniano di Pickaxe Mountain – «Qualunque cosa stia facendo l'Iran laggiù non è un grosso problema» – alimentando la percezione di divergenze tattiche. Tuttavia, secondo l'analista Yonatan Freeman dell'Università Ebraica di Gerusalemme, le differenze riguardano i mezzi e non i fini della guerra.
Sullo sfondo, le scadenze elettorali che attendono entrambi i leader – elezioni nazionali in Israele e di metà mandato negli Stati Uniti – e la necessità per Trump di contenere un conflitto che incide sul prezzo dell'energia e sull'economia globale. Poche ore dopo i colloqui, l'esercito americano ha intercettato diversi missili balistici lanciati dall'Iran contro le forze statunitensi in Medio Oriente. Il dossier resta aperto: i prossimi passi diplomatici prevedono un nuovo round di colloqui tra Israele e Libano a Roma e la definizione operativa di una forza internazionale di stabilizzazione per il sud di Gaza.
| Stampa russa e CSI | +0.40 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.70 | critical |
| Stampa israeliana | −0.30 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.30 | aligned |
La stampa russa descrive gli incontri di Trump con Netanyahu e Zelenskyy come positivi e produttivi, sottolineando la 'chimica perfetta' tra i leader. Viene evidenziato l'obiettivo comune di impedire all'Iran di ottenere armi nucleari, ma si nota anche il carattere riservato dei colloqui. L'inclusione dell'Ucraina suggerisce una visione ampia della diplomazia americana.
La stampa iraniana presenta l'incontro come una messinscena propagandistica, in cui Netanyahu e Trump ostentano unità per giustificare la loro aggressione contro l'Iran. Le dichiarazioni di Netanyahu sulla 'migliore conversazione' vengono sminuite come vanto vuoto. Il focus è sulla minaccia nucleare iraniana, vista come pretesto per l'alleanza.
La stampa israeliana critica sottolinea le crepe nell'unità: nonostante i sorrisi, emergono divergenze sulla strategia bellica in Iran e promesse non mantenute da parte di Trump. La visita di Netanyahu viene vista come una mossa disperata per ottenere garanzie, mentre cresce lo scetticismo sull'efficacia dell'alleanza.
La stampa atlantica riferisce dell'incontro come di un'occasione per ricucire le divergenze tra Trump e Netanyahu sulla guerra in Iran. Viene dato rilievo alla necessità di coordinare la strategia, con un tono misurato che riconosce sia l'unità di intenti sia le tensioni di fondo. Il focus è sulla prosecuzione del conflitto e sulla diplomazia.
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