
Trump insiste: «L’Iran vuole un accordo», mentre proseguono gli attacchi
Mentre proseguono gli scontri militari tra Stati Uniti e Iran, con attacchi reciproci e abbattimenti di droni, il presidente Trump dichiara che Teheran desidera sinceramente un accordo, criticando l’opposizione interna che complica il negoziato.
La mattina di lunedì 1° giugno, il presidente statunitense Donald Trump ha lanciato un messaggio carico di ottimismo sulla piattaforma Truth Social: "L'Iran vuole davvero fare un accordo, e sarà buono per gli Stati Uniti e per chi è con noi". Un'affermazione sorprendente, giunta a poche ore da un weekend di rinnovate ostilità militari tra Washington e Teheran, che ha visto le forze statunitensi colpire obiettivi iraniani e la Guardia rivoluzionaria replicare contro una base americana, in un conflitto che dura ormai da tre mesi. La doppia dinamica – parole di pace e fatti di guerra – disegna una fase negoziale carica di tensioni e incognite.
Il fine settimana, l'esercito americano ha condotto quelli che ha definito "attacchi di autodifesa" contro installazioni radar e centri di comando di droni iraniani, in risposta ad azioni definite "aggressive". Teheran ha denunciato che un raid statunitense ha colpito una torre di telecomunicazioni sull'isola di Sirik, e ha risposto prendendo di mira una base aerea americana. Nel frattempo, il Comando centrale USA ha reso noto che l'Iran ha abbattuto un drone MQ-1 in navigazione in acque internazionali. La spirale bellica ha fatto schizzare i prezzi del petrolio, con riflessi immediati sui mercati globali già scossi dalla crisi.
Sul fronte diplomatico, Trump ha accusato "democratici e un certo numero di repubblicani che mancano di patriottismo" di complicare il negoziato con richieste contrastanti: accelerare o rallentare, fare la guerra o evitarla. "È molto più difficile per me fare il mio lavoro correttamente quando questi politici adulatori cinguettano negativamente a livelli senza precedenti", ha scritto il presidente, invitando tutti a "sedersi comodi e rilassarsi: alla fine tutto andrà per il meglio, come sempre". Dall'altra parte, il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Qalibaf ha messo in guardia: "Non ci si può fidare degli Stati Uniti", e ha ribadito che Teheran non firmerà un'intesa che non garantisca i diritti degli iraniani. Secondo indiscrezioni, Washington avrebbe inviato una nuova proposta con condizioni più stringenti, segno di un negoziato ancora in alto mare nonostante l'apparente ottimismo presidenziale.
Per l'Europa e per l'Italia, l'escalation nel Golfo rappresenta una minaccia diretta agli approvvigionamenti energetici e alla stabilità del Mediterraneo allargato. Gli analisti di Bruxelles osservano con preoccupazione la combinazione di diplomazia assertiva e conflitto a bassa intensità, che potrebbe sfuggire di mano. La scommessa di Trump – mostrarsi fiducioso mentre le bombe cadono – mira a tenere aperto un canale con Teheran e a contenere le pressioni interne, ma rischia di essere letta come debolezza dagli alleati e come prova di inaffidabilità dagli iraniani stessi. Le prossime settimane diranno se l'ottimismo del presidente sia fondato su progressi concreti o sia soltanto la scenografia di una guerra che nessuno, per ora, osa dichiarare vinta.
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | +0.10 | neutral |
| Stampa russa e CSI | −0.20 | neutral |
Mentre Trump assicura che l'Iran vuole un accordo, dal campo iraniano arrivano moniti duri: il capo negoziatore Qalibaf avverte che Washington non è affidabile e che nessun patto sarà accettato senza garanzie sui diritti. Lo scetticismo è palpabile, e si sottolinea che gli Stati Uniti stanno irrigidendo le condizioni.
Mentre Trump rilancia l'ottimismo sulla volontà iraniana di accordo, la stampa del Golfo indugia sul suo affondo contro democratici e repubblicani «mancanti di senso nazionale» che complicherebbero il negoziato. Si lascia trasparire un sorriso per le divisioni interne americane, più che per la sostanza del possibile patto.
La promessa di Trump di un buon accordo con l'Iran è subito seguita dai suoi stessi lamenti: politici democratici e repubblicani continuano a «cinguettare negativamente» rendendo difficile il lavoro del presidente. La stampa russa riprende volentieri il tema per sottolineare la paralisi politica americana e il clima di rivincita interna.
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