
I 3.600 affari di Trump in Borsa: un conflitto di interessi sotto la lente
Il presidente Usa ha movimentato fino a 750 milioni di dollari in titoli tecnologici prima del viaggio in Cina. Dubbi etici a Washington e in Europa.
Secondo un rapporto dell’Ufficio per l’Etica Governativa statunitense, nei primi tre mesi del 2026 Donald Trump ha eseguito oltre 3.600 operazioni finanziarie, per un valore compreso tra 220 e 750 milioni di dollari. Un ritmo di trading che, di fatto, trasforma lo Studio Ovale in una sala di contrattazione. La novità più rilevante è la tempistica: gran parte degli acquisti ha riguardato colossi come Nvidia, Apple, Microsoft, Amazon e Palantir, proprio mentre i loro amministratori delegati accompagnavano il presidente in una missione commerciale a Pechino, con l’obiettivo di siglare «accordi fantastici».
Le rivelazioni della dichiarazione finanziaria – pubblicata giovedì sera – alimentano il dibattito etico oltre Atlantico. Trump ha investito in aziende che, da un lato, beneficiano di commesse pubbliche miliardarie (Palantir ha ottenuto contratti federali per la sicurezza nazionale) e, dall’altro, sono direttamente coinvolte nelle trattative commerciali con la Cina. Il figlio Eric Trump ha difeso le operazioni sostenendo che siano gestite da un trust cieco, ma l’entità delle transazioni – almeno nove scambi solo in Nvidia, con tagli fino a cinque milioni di dollari – rende difficile separare gli interessi privati da quelli pubblici.
Dal punto di vista europeo, la vicenda solleva interrogativi che toccano da vicino anche l’Italia. A Bruxelles e a Roma si guarda con crescente preoccupazione alla possibilità che un presidente statunitense possa trarre profitto personale da decisioni di politica industriale, specialmente in settori strategici come i semiconduttori e l’intelligenza artificiale. Mentre in Germania – come ricorda la Frankfurter Allgemeine Zeitung – le norme per i parlamentari sono molto più stringenti, la mancanza di vincoli chiari a Washington rischia di minare la fiducia nelle relazioni transatlantiche proprio mentre l’Europa cerca di definire una propria autonomia tecnologica.
Guardando avanti, il caso potrebbe avere conseguenze sul clima dei negoziati con Pechino: l’ombra del conflitto d’interessi getta una luce ambigua sugli accordi che Trump promette di chiudere. La pressione dell’opinione pubblica e di una parte del Congresso potrebbe spingere verso una riforma delle regole etiche per la presidenza, ma in un’ottica di breve termine resta il dubbio che, in assenza di contrappesi, la frontiera tra affari di Stato e interessi privati diventi sempre più labile.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa cinese | 0.00 | neutral |
| Stampa europea continentale | −0.50 | critical |
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
Nuove dichiarazioni finanziarie mostrano che Donald Trump ha effettuato oltre 3.600 operazioni in borsa in soli tre mesi, investendo milioni in colossi tecnologici che al contempo beneficiano di contratti governativi e sgravi normativi. Le transazioni alimentano il sospetto che il presidente stia sistematicamente traendo profitto dalla sua carica, con investimenti che si intrecciano direttamente con la repressione anti-immigrati e gli accordi con le grandi imprese. Nonostante si parli di blind trust, il volume e la tempistica suggeriscono una presidenza gestita come un fondo speculativo personale.
I documenti etici mostrano che il presidente Trump ha effettuato oltre 3.600 transazioni nel primo trimestre, con investimenti significativi in Apple e Nvidia. Le operazioni sono state rese note mentre concludeva una visita di Stato in Cina, dove gli amministratori delegati di quelle stesse aziende facevano parte della sua delegazione d'affari. Il resoconto si concentra sulla tempistica e sull'entità degli investimenti, senza commenti etici espliciti.
Il presidente Trump ha rimescolato il suo enorme portafoglio titoli con oltre 3.600 transazioni in tre mesi, compresi acquisti di società direttamente influenzate dalle sue stesse politiche. Sebbene legalmente consentito, il trading solleva seri interrogativi etici, soprattutto se confrontato con le regole più severe in vigore per i funzionari in paesi come la Germania. Il servizio accosta il volume eccezionale delle operazioni alla domanda se un presidente in carica debba poter agire come investitore attivo.
Il portafoglio di Trump rivela una forte concentrazione in intelligenza artificiale, semiconduttori e piattaforme digitali, con oltre 3.600 transazioni eseguite in soli tre mesi, per un valore compreso tra 220 e 750 milioni di dollari. Il ritmo delle contrattazioni trasforma di fatto l'ufficio presidenziale in una sala operativa di borsa, sollevando inevitabili interrogativi sul conflitto di interessi. Il servizio annota lo schema senza condanna esplicita, lasciando che i numeri parlino da soli.
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