
Trump minaccia un’intesa con Taiwan: Pechino insorge, rischio crisi tra Washington e Pechino
Il presidente americano annuncia l’intenzione di parlare con il leader taiwanese Lai Ching-te, rompendo un protocollo diplomatico di oltre quarant’anni.
La scelta di Donald Trump di annunciare pubblicamente l’intenzione di colloquiare con il presidente taiwanese Lai Ching-te segna un brusco scarto rispetto alla prassi diplomatica seguita da Washington dal 1979, quando gli Stati Uniti recisero i legami formali con Taipei per riconoscere la Repubblica popolare cinese. La mossa, accompagnata dalla ventilata approvazione di un pacchetto di armi da 14 miliardi di dollari per l’isola, ha immediatamente innescato una dura reazione da Pechino, che considera Taiwan una provincia ribelle da riunificare anche con la forza. Secondo gli analisti di Bruxelles, il gesto rischia di vanificare i progressi compiuti durante il recente vertice tra Trump e Xi Jinping, riaprendo una frattura che entrambi i giganti avevano cercato di ricucire.
Da Taipei arrivano segnali di apertura. Il ministero degli Esteri taiwanese ha dichiarato che Lai Ching-te sarebbe "felice" di discutere con Trump, in particolare per garantire la continuità della cooperazione militare e rafforzare la sicurezza nello Stretto. Tuttavia, la frase usata dal presidente americano – “il problema di Taiwan” – ha sollevato perplessità nell’isola, perché riecheggia il lessico di Pechino. L’inviato statunitense a Taipei ha cercato di rassicurare, ribadendo che gli impegni di lungo termine verso l’isola rimangono invariati, ma l’equivoco lessicale tradisce l’ambiguità della posizione di Washington, che vede il dossier taiwanese come una leva negoziale più che come una questione di principio.
Dal punto di vista europeo, la crisi incombe su equilibri già fragili. L’Unione Europea aderisce ufficialmente alla politica di “una sola Cina”, ma molti stati membri, inclusa l’Italia, mantengono relazioni economiche significative con Taiwan. Un’escalation tra Stati Uniti e Cina rischierebbe di ripercuotersi sulle catene globali del valore, colpendo il sistema produttivo italiano, in particolare nei settori della meccanica e della moda, fortemente esposti al mercato cinese. Gli analisti di Pechino mettono in guardia: qualsiasi contatto ufficiale tra Trump e Lai rappresenterebbe una “linea rossa” che costringerebbe la Cina a rispondere con misure di ritorsione, destabilizzando l’intera regione indo-pacifica.
Resta da vedere se il colloquio si concretizzerà. La diplomazia di Washington sembra divisa tra la tentazione di usare Taiwan come pedina di scambio e la consapevolezza dei rischi. Per ora, Trump ha sospeso la decisione sull’arsenale, definendolo una “buona moneta di scambio con la Cina”. Ma la retorica del presidente americano, che vanta di “parlare con tutti”, lascia presagire una strategia imprevedibile, capace di innescare nuove turbolenze nei rapporti tra le due superpotenze.
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
| Stampa giapponese-coreana | −0.50 | critical |
I media latinoamericani riportano l'intenzione di Trump di parlare con il presidente di Taiwan come una mossa pragmatica, spesso collegandola a vendite di armi e al suo incontro con Xi Jinping. Il tono è descrittivo, notando il significato storico della rottura di un tabù del 1979 ma senza allarme. L'attenzione è sulla natura transazionale delle relazioni USA-Taiwan.
La stampa europea continentale sottolinea la natura senza precedenti di un contatto diretto tra presidente USA e Taiwan dopo 47 anni, inquadrandolo come un importante cambiamento diplomatico. La cronaca è misurata ma evidenzia i rischi di provocare Pechino, con alcuni organi che lo definiscono una mossa inaspettata. Domina il contesto storico, enfatizzando la rottura con una politica di lunga data.
I media giapponesi e coreani si concentrano sul riferimento sprezzante di Trump a Taiwan come 'problema', dipingendo la sua conversazione programmata come una provocazione sconsiderata. La cronaca trasmette preoccupazione per la destabilizzazione delle relazioni attraverso lo stretto, notando la rottura con il precedente diplomatico. C'è uno scetticismo di fondo sulle motivazioni di Trump e sulle potenziali conseguenze.
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