
Trump ripiega su Jay Clayton per la guida dell’intelligence dopo il no bipartisan a Bill Pulte
Dopo lo stallo al Congresso causato dal rifiuto del fedelissimo Pulte, il presidente nomina il procuratore di New York, figura rispettata anche dai Democratici, come nuovo zar dei 18 servizi segreti.
La Casa Bianca ha dovuto fare marcia indietro e scegliere un candidato di profilo istituzionale per la carica di direttore dell’Intelligence nazionale (DNI), dopo che la designazione ad interim del lealista Bill Pulte aveva innescato una rivolta bipartisan al Congresso. Giovedì, mentre la Camera e il Senato bocciavano il rinnovo di una sezione cruciale del Foreign Intelligence Surveillance Act — anche per la mancanza di fiducia in un capo privo di esperienza nel settore — Donald Trump ha annunciato su Truth Social la nomina di Jay Clayton, attuale procuratore federale per il distretto sud di New York ed ex presidente della Sec, la Consob americana. La mossa sblocca una crisi che rischiava di paralizzare la sorveglianza estera e mette a tacere, almeno temporaneamente, le critiche di chi temeva un’eccessiva politicizzazione delle agenzie di intelligence.
Clayton è un volto noto a Wall Street e negli ambienti legali: tra il 2017 e il 2020 guidò la Securities and Exchange Commission durante il primo mandato di Trump, dopo una carriera come partner dello studio Sullivan & Cromwell. Dal 2025 è a capo della procura di Manhattan, dove ha firmato l’incriminazione per narcotraffico contro il presidente venezuelano Nicolás Maduro, catturato dalle forze statunitensi lo scorso gennaio. La sua nomina ha raccolto consensi inaspettati anche tra i Democratici: il senatore Mark Warner, figura di spicco della commissione Intelligence, ha dichiarato di nutrire «grande rispetto» per Clayton. Un endorsement che, secondo gli osservatori di Bruxelles, potrebbe facilitare un rapido via libera del Senato e rassicurare gli alleati europei, preoccupati per la girandola di avvicendamenti ai vertici dello spionaggio a stelle e strisce.
L’episodio si inserisce in un contesto di forti turbolenze per la comunità di intelligence americana. La direttrice uscente Tulsi Gabbard aveva annunciato le dimissioni a maggio per assistere il marito malato di cancro, ma non prima di aver alimentato polemiche per la sua scarsa sintonia con l’establishment della sicurezza nazionale. La parentesi di Pulte, regolatore dell’agenzia federale per l’edilizia abitativa e privo di qualunque background specifico, aveva fatto temere un’erosione della credibilità del DNI proprio mentre Washington deve gestire dossier caldi come il conflitto in Ucraina e la competizione tecnologica con la Cina. Per l’Italia e gli altri partner della NATO, la stabilità della funzione di coordinamento dei 18 servizi (CIA, NSA, DIA e altri) è essenziale per lo scambio di informazioni su terrorismo e minacce ibride. La scelta di un giurista con esperienza regolatoria, sebbene non direttamente legata all’intelligence, viene letta come un segnale di parziale ritorno alla normalità.
Resta da verificare, tuttavia, quanto Clayton saprà esercitare un’autentica indipendenza. Negli ultimi mesi, il procuratore si è più volte esibito in difese pubbliche dell’operato presidenziale — dalle teorie cospirative sulle elezioni californiane ai presunti abusi del sistema giudiziario contro Trump — in quello che molti analisti hanno interpretato come un provino per una promozione. Se confermato, dovrà dimostrare di saper resistere alle pressioni dell’ala più ideologica dell’amministrazione e di preservare il delicato equilibrio tra le esigenze di sicurezza nazionale e i rapporti con le agenzie alleate. La vicenda conferma, intanto, la dinamica ricorrente della presidenza Trump: la spinta verso figure di rottura viene corretta solo quando le istituzioni — Congresso e opinione pubblica internazionale — alzano un argine. Per l’Europa, che conta su canali di intelligence affidabili oltre Atlantico, la vera prova sarà nei prossimi mesi, quando Clayton dovrà tradurre il proprio pedigree legale in leadership strategica sullo scacchiere globale.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
| Stampa del Golfo arabo | −0.30 | critical |
Lo stallo sulla nomina del direttore dell'intelligence ha innescato una crisi politica, con i legislatori che rifiutano di estendere poteri di sorveglianza chiave a meno che il presidente non abbandoni la sua controversa scelta ad interim. La nomina di un regolatore di Wall Street con esperienza nelle forze dell'ordine è vista come una mossa per allentare le tensioni, ma l'incertezza persiste mentre il Congresso lascia la città senza risolvere la scadenza del programma di spionaggio.
Il presidente degli Stati Uniti ha spostato la sua scelta per il capo dell'intelligence da un fedelissimo senza esperienza di spionaggio a un esperto regolatore di Wall Street, dopo che l'opposizione democratica ha bloccato la nomina iniziale. Il cambiamento è inquadrato come uno sforzo per alleviare una crisi politica innescata dalla designazione temporanea di un alleato non qualificato.
Il presidente ha minimizzato le preoccupazioni dei legislatori sulla mancanza di competenze di intelligence del suo candidato preferito, insistendo nel mantenerlo come capo ad interim nonostante le resistenze bipartisan. La nomina formale di un ex regolatore dei titoli è arrivata solo sotto pressione del Congresso, evidenziando la tendenza del presidente a privilegiare la fedeltà personale rispetto alle norme istituzionali.
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