
Kiev colpisce la flotta ombra russa nel Baltico e nel Mar Nero, Mosca reagisce con raid su Odessa
L’Ucraina ha portato la guerra nel cuore dell’infrastruttura energetica russa, colpendo con droni il porto di Primorsk, il più grande terminal petrolifero sul Baltico, e due petroliere della cosiddetta flotta ombra nelle acque antistanti Novorossiysk. Volodymyr Zelensky ha rivendicato l’operazione come parte di una strategia sistematica per applicare le sanzioni occidentali con mezzi militari, dichiarando che quei natanti “non trasporteranno più petrolio”. Per Mosca si tratta di un’escalation qualitativa: il raid su Primorsk, a oltre mille chilometri dal confine, dimostra la capacità ucraina di colpire nodi logistici vitali per l’export russo, aggravando la pressione su un’economia già sotto stress bellico.
La risposta russa non si è fatta attendere: nella sola notte tra sabato e domenica, 268 droni e un missile balistico hanno investito cinque regioni ucraine, uccidendo dieci civili e ferendone decine. Le regioni di Kherson e Odessa hanno pagato il prezzo più alto, con due morti nel porto di Odessa e danni alle infrastrutture energetiche di Mykolaiv, dove si sono registrate interruzioni di corrente. Dal punto di vista diplomatico, Bruxelles osserva con apprensione l’intensificarsi degli attacchi contro la flotta ombra, che rappresenta un grimaldello per aggirare il price cap sul greggio: ogni colpo ucraino riduce i margini di manovra di Mosca, ma rischia di far salire la volatilità dei prezzi energetici, con ricadute immediate sull’Italia, fortemente dipendente dalle importazioni di gas e petrolio.
Pechino, dal canto suo, segue con attenzione gli sviluppi, perché un’interruzione stabile delle rotte russe verso l’Asia potrebbe ridisegnare gli equilibri del mercato globale. Sul terreno, la situazione resta fluida: a est, le forze russe premono su Kostiantynivka, mentre Kiev continua a sviluppare le proprie capacità a lungo raggio via mare, aria e terra. L’impressione degli analisti è che ci troviamo di fronte a una nuova fase del conflitto, in cui la guerra energetica diventa il teatro principale dello scontro e la finestra per una tregua si allontana ulteriormente.
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