
Un aeroporto tutto d’oro: la Florida celebra Trump, tra culto della personalità e affari di famiglia
Eric Trump svela il logo dorato del nuovo aeroporto di Palm Beach intitolato al padre. Una decisione che mescola onorificenza politica e interessi commerciali.
Non è bastato il fallito tentativo di ribattezzare l’aeroporto di Washington Dulles. Donald Trump ha ottenuto una consolazione di lusso: Palm Beach International Airport, in Florida, porterà il suo nome a partire dal primo luglio, grazie a una legge firmata dal governatore Ron DeSantis. Il figlio Eric ha celebrato l’evento pubblicando sui social il nuovo logo, un’aquila dorata che stringe rami d’olivo e uno scudo a stelle e strisce, simile al sigillo presidenziale ma con quella patina kitsch cara al presidente.
La commissione della contea di Palm Beach ha approvato il marchio con un voto di stretta misura, 4 a 3, segno che nemmeno in Florida l’unanimità è scontata. L’operazione, però, non è solo cerimoniale. Secondo gli analisti di Bruxelles, la licenza commerciale legata al nuovo nome apre la strada a un accordo di merchandising: l’organizzazione Trump potrà vendere prodotti branded in aeroporto, intrecciando affari e politica in un modo che in Europa, e in Italia, suscita perplessità.
L’ottica di Pechino, invece, vede in questa mossa l’ennesima conferma di un sistema politico americano sempre più personalistico, dove il confine tra istituzione e interesse privato si assottiglia. Dall’altra parte dell’Atlantico, l’attenzione è concentrata sulle ripercussioni per l’immagine repubblicana: molti osservatori a Washington leggono la scelta di DeSantis come un atto di sottomissione a un leader che continua a dominare il partito, alimentando un vero e proprio culto della personalità. Non è un caso che la Federal Aviation Administration debba ancora completare le procedure amministrative per il cambio di nome, un dettaglio tecnico che potrebbe rallentare il decollo dell’iniziativa.
Ma ciò che più colpisce è la dimensione simbolica: in un Paese che discute di identità nazionale e di memoria pubblica, ribattezzare un aeroporto con il nome di un presidente ancora in carica è un precedente raro. Per l’Italia, abituata a intitolazioni postume e spesso controverse, la vicenda solleva interrogativi sul rapporto tra potere e spazio pubblico. Il futuro dirà se il logo dorato resterà un ornamento locale o diventerà il marchio di una nuova era, dove la politica si vende come un prodotto e i simboli si comprano come azioni.
I prossimi mesi, con l’avvicinarsi delle elezioni di midterm, potrebbero trasformare Palm Beach in una vetrina del trumpismo o in un simbolo della sua crisi.
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