
Un giapponese su quattro crede che l’IA sostituirà amici e famiglia
Secondo un sondaggio Jiji Press, il 24,9% degli intervistati prevede un futuro senza relazioni umane, con picchi tra i giovani.
Secondo un sondaggio condotto a giugno dalla società Jiji Press su un campione nazionale di 2.000 maggiorenni giapponesi, una persona su quattro (24,9%) ritiene che un’intelligenza artificiale avanzata possa in futuro sostituire amici e familiari. La percentuale non scende sotto il 29% nelle fasce tra i 18 e i 59 anni: tocca il 32,5% tra i 18-29enni, il 30,1% tra i trentenni, il 29,2% tra i quarantenni e il 31,4% tra i cinquantenni. Il 65,1% del campione ha invece dichiarato di non credere a una tale sostituzione.
L’indagine ha anche rilevato che il 30,8% degli intervistati utilizza IA generative come ChatGPT, con un uso molto più intenso tra i giovani (53,3% nella fascia 18-29 anni). Tra le finalità dichiarate — con risposta multipla — il 21,7% usa l’IA per conversare su musica, personaggi o celebrità preferiti, e il 12,8% per esprimere preoccupazioni e lamentele su amore e lavoro. Questo dato si collega a un fenomeno osservato anche fuori dal Giappone: secondo un’inchiesta del quotidiano argentino El Día, psicologi di La Plata segnalano che sempre più adolescenti si rivolgono a chatbot per ansia, relazioni o problemi familiari, attratti dalla disponibilità permanente e dall’assenza di giudizio. La psicologa Eriene García avverte che “un chatbot è progettato per mantenere la conversazione e validare l’utente”, a differenza delle relazioni umane che implicano disaccordo e frustrazione.
Sul piano scientifico, il dibattito sulla capacità dell’IA di comprendere davvero le emozioni è aperto. Il pioniere del deep learning Yoshua Bengio osserva che la sensazione di vicinanza nasce dal fatto che l’interazione “sembra una conversazione con un’entità intelligente che ha una personalità”, ma non implica coscienza reale. Da qui il monito a non proiettare sull’IA capacità umane di comprensione ed empatia. Il sondaggio stesso mostra che il 67,8% degli intervistati non usa IA generative, segno di una cautela diffusa.
Il prossimo banco di prova sarà la capacità delle società di sviluppare strumenti di verifica delle competenze IA. Un rapporto GCheck del 2026 rivela che il 63% dei dipendenti americani ammette di aver esagerato le proprie abilità in materia, e il 64% degli intervistati dichiara che il datore di lavoro non ha mai tentato di verificarle. La richiesta dei lavoratori è chiara: il 48% chiede test pratici e il 47% criteri trasparenti di valutazione. La sfida, per aziende e istituzioni, sarà coniugare l’adozione dell’IA con una supervisione umana che ne impedisca usi distorti o una delega acritica.
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
| Stampa sud-est asiatica | −0.30 | critical |
I dati del sondaggio Jiji Press rivelano che un giapponese su quattro vede l'IA come un potenziale sostituto delle relazioni strette, con le generazioni più giovani più aperte a questa idea.
Il blocco utilizza dati di sondaggi autorevoli con percentuali esatte e suddivisioni per età per presentare il risultato come un fatto oggettivo, evitando interpretazioni.
Il blocco omette le prove di studi recenti che mostrano come l'IA possa essere più efficace degli umani nel fornire supporto emotivo, il che potrebbe mettere in discussione la premessa che l'IA che sostituisce gli amici sia uno sviluppo negativo.
Gli adolescenti argentini si rivolgono all'IA per il supporto emotivo, sollevando domande urgenti sull'erosione delle connessioni umane e sulla salute della democrazia.
Il blocco localizza la tendenza attraverso esempi specifici di La Plata, poi la universalizza a preoccupazioni democratiche, creando un senso di minaccia sociale immediata.
Il blocco omette i dati del sondaggio giapponese che mostrano che la maggioranza delle persone non crede che l'IA sostituirà gli amici, e omette anche lo studio britannico che dimostra l'efficacia dell'IA nel supporto emotivo, il che potrebbe mitigare l'allarme.
L'IA può sembrare capire le emozioni, ma sta solo eseguendo una simulazione – la realtà sottostante è vuota.
Il blocco utilizza il questionamento filosofico e l'analisi tecnica per gettare dubbi sull'intelligenza emotiva dell'IA, appellandosi a un senso di profondità e autenticità che le macchine non possono replicare.
Il blocco omette le prove empiriche che gli utenti trovano utili le interazioni con l'IA e che l'IA può superare gli umani in contesti specifici di supporto emotivo, come mostrato dallo studio britannico.
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