
Giudice Usa blocca per 14 giorni la fusione tra Paramount e Warner Bros
Una giudice federale californiana ha sospeso temporaneamente l’acquisizione da 110 miliardi di dollari, dopo il ricorso di 12 stati guidati dalla California.
Una giudice federale della California, Araceli Martínez-Olguín, ha ordinato lunedì la sospensione temporanea per 14 giorni della fusione tra Paramount Skydance e Warner Bros. Discovery, bloccando di fatto l’operazione da 110 miliardi di dollari (81 miliardi escluso il debito). La decisione arriva in risposta alla causa intentata la settimana scorsa da una coalizione di 12 stati, guidata dalla California, che contesta l’accordo per violazione delle leggi antitrust. La prossima udienza è fissata per il 3 agosto, quando la giudice valuterà se emettere un’ingiunzione preliminare che potrebbe congelare la fusione fino alla sentenza definitiva.
Secondo i procuratori generali degli stati ricorrenti, l’unione tra due dei cinque maggiori studi hollywoodiani eliminerebbe la concorrenza nel settore cinematografico e televisivo, con conseguente aumento dei prezzi per i consumatori e riduzione della qualità e varietà dell’offerta. «Questa è una prima vittoria cruciale per impedire che questa megafusione veda mai la luce», ha dichiarato il procuratore generale della California, Rob Bonta. La causa sostiene che la nuova società controllerebbe circa il 27% della distribuzione cinematografica in ampia uscita e una quota analoga del mercato delle licenze per canali via cavo di base.
Paramount ha respinto le accuse, definendo la fusione «legale e pro-concorrenziale» e affermando che porterà benefici a consumatori, creatori e lavoratori del settore. Un portavoce della società ha dichiarato di essere «grato per la tempestiva ordinanza del tribunale» e ha ribadito l’intenzione di difendere «vigorosamente» l’operazione. L’amministrazione Trump, tramite il Dipartimento di Giustizia, aveva già dato il via libera all’accordo il 12 giugno senza richiedere modifiche. La vicenda ha assunto anche una dimensione politica, con il presidente Trump che ha dichiarato pubblicamente di voler intervenire, mentre il futuro di CNN – network spesso criticato dalla Casa Bianca – resta incerto.
L’ordinanza non causa danni finanziari immediati a Paramount, ma la società rischia costi significativi se la fusione non verrà completata entro il 30 settembre. Secondo i termini dell’accordo, Paramount dovrà corrispondere agli azionisti di Warner Bros. una «ticking fee» di circa 7 milioni di dollari al giorno (650 milioni a trimestre) per ogni giorno di ritardo oltre quella data. Oltre alla causa dei 12 stati, anche la Writers Guild of America ha intentato una causa separata per bloccare l’operazione, mentre l’Unione Europea sta ancora esaminando l’accordo. La giudice Martínez-Olguín ha fissato per il 3 agosto l’udienza sulla richiesta di ingiunzione preliminare, che potrebbe prolungare la sospensione fino alla conclusione del contenzioso.
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