
Un nuovo farmaco contro il cancro al pancreas, ma la diagnosi precoce resta la sfida globale
La scoperta di daraxonrasib apre spiragli per il tumore pancreatico, mentre crescono i casi tra i giovani e cala l'adesione agli screening.
Una svolta nella lotta al cancro al pancreas potrebbe arrivare da daraxonrasib, un farmaco che colpisce le mutazioni del gene KRAS, presente nel 95% di questi tumori. Secondo gli studiosi internazionali, si tratta di un risultato atteso decenni, dopo che nel 1988 una pubblicazione su Cell aveva identificato quella mutazione come il tallone d’Achille della malattia. La speranza è concreta, ma il cammino verso terapie accessibili è ancora lungo.
Nel frattempo, la prevenzione attraverso lo screening rimane lo strumento più efficace per molti altri tumori, eppure la sua adozione è disomogenea. In Svezia, il programma per il cancro del colon-retto, che ogni due anni invia un semplice autotest a domicilio a uomini e donne tra i 60 e i 74 anni, registra una partecipazione preoccupante: nella contea di Norrbotten solo quattro uomini su dieci effettuano il test. Il chirurgo Olof Sjöström denuncia che la dimenticanza è la causa principale, e che ogni test saltato aumenta il rischio di diagnosi tardiva. Una dinamica che, secondo gli osservatori di Bruxelles, accomuna molti sistemi sanitari europei, inclusa l'Italia, dove le differenze regionali nell'adesione agli screening sono marcate.
Analoghe difficoltà si registrano sul fronte del tumore alla prostata. In Russia, l'urologo Konstantin Antonov ha sottolineato che i sintomi iniziali – minzione frequente, flusso debole – sono spesso sottovalutati, portando a diagnosi tardive. Da qui l'importanza di controlli regolari dopo i 40 anni, specialmente in presenza di fattori di rischio. Un monito che vale anche per i paesi occidentali, dove la cultura della prevenzione stenta a radicarsi.
Ma non è solo la mancanza di screening a preoccupare. In Australia, il cancro al colon-retto tra i trentenni è aumentato del 137% dal 2000, e i medici non ne comprendono appieno le cause. Storie come quella di Nathan Borg, 29 anni, scoperto per caso durante una colonscopia, raccontano una generazione esposta a un rischio crescente. Tuttavia, emerge un dato incoraggiante: circa un paziente su sei presenta una particolarità genomica che rende il tumore più vulnerabile a terapie mirate, un filone di ricerca che si intreccia con le promesse del daraxonrasib.
Guardando avanti, la combinazione tra farmaci intelligenti e diagnosi tempestiva rappresenta la duplice via da percorrere. Se da un lato la scienza offre armi sempre più precise, dall’altro la sfida culturale e organizzativa della prevenzione resta aperta, in Italia come nel resto del mondo.
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