
Washington ammonisce Israele: «Trump è il vostro unico alleato»
Il vicepresidente Vance attacca i ministri israeliani che criticano l’intesa con l’Iran, mentre si allarga la frattura tra due storici partner.
Con una durezza che non si registrava da decenni, l’amministrazione Trump ha scelto la via pubblica per richiamare all’ordine il governo israeliano. Dal podio della Casa Bianca, il vicepresidente JD Vance ha avvertito i membri del gabinetto di Benjamin Netanyahu che «Donald J. Trump è l’unico capo di Stato al mondo che in questo momento simpatizza con Israele», aggiungendo che chi attacca l’accordo con l’Iran rischia di alienarsi «l’unico alleato potente rimasto». Le parole di Vance, accompagnate dal promemoria che due terzi delle armi difensive israeliane sono state costruite e pagate dai contribuenti americani, segnano un punto di rottura in un’alleanza già logorata da quattro mesi di guerra congiunta contro Teheran.
La miccia che ha innescato lo scontro è il memorandum d’intesa firmato da Trump e dal presidente iraniano Pezeshkian a margine del G7 in Francia. L’intesa prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz, la revoca delle sanzioni petrolifere e un percorso negoziale di sessanta giorni per un accordo definitivo, con un fondo di ricostruzione da trecento miliardi di dollari. Per Israele, però, il testo non affronta in modo credibile il programma nucleare e missilistico iraniano, e soprattutto vincola le operazioni militari contro Hezbollah nel Libano meridionale. I ministri della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir e delle Finanze Bezalel Smotrich hanno reagito con veemenza, definendo l’intesa non vincolante per Israele e paragonando l’Iran ai «nazisti del XXI secolo». Netanyahu, pur evitando attacchi personali a Trump, ha ribadito che le truppe israeliane resteranno nella fascia di sicurezza libanese «finché le esigenze di sicurezza lo richiederanno».
La tensione non si limita all’asse Gerusalemme-Washington. Secondo fonti diplomatiche del Golfo, anche Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Kuwait hanno espresso «completa delusione» per un’intesa che non limita i missili balistici e i droni iraniani, le stesse armi che durante il conflitto hanno colpito aeroporti e infrastrutture energetiche della regione. Teheran, dal canto suo, presenta l’accordo come una vittoria: la Guida suprema Khamenei ha parlato di «disperazione» americana, mentre le autorità iraniane annunciano l’istituzione di un’agenzia per controllare il traffico nello Stretto di Hormuz, con possibili pedaggi futuri. Per l’Italia e l’Europa, la riapertura della via d’acqua è un sollievo immediato per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici, ma la prospettiva di un Iran riabilitato economicamente senza garanzie solide sul nucleare riaccende i timori di una nuova crisi di proliferazione nel Mediterraneo allargato.
Sul piano interno americano, Vance ha difeso l’intesa sostenendo che, a differenza dell’accordo Obama del 2015, questo non consentirà alcun arricchimento dell’uranio e prevede la distruzione delle scorte esistenti. Trump, da parte sua, ha bollato i critici come «sciocchi» e ha esortato tutte le parti a rispettare un cessate il fuoco completo, anche in Libano. Eppure, la frattura con Israele appare difficilmente ricucibile nel breve periodo: analisti statunitensi parlano di un momento di ostilità senza precedenti, paragonabile solo allo scontro del 1990 tra James Baker e il governo israeliano. La partita si gioca ora sul filo della fiducia, mentre i negoziatori americani, con Witkoff e Kushner, si preparano all’incontro di Ginevra con la delegazione iraniana. In palio non c’è soltanto la stabilità del Levante, ma la tenuta di un’architettura di sicurezza regionale che per settant’anni ha avuto nel rapporto privilegiato tra Washington e Gerusalemme uno dei suoi pilastri.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.20 | neutral |
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.30 | critical |
Il vicepresidente americano ha lanciato un duro avvertimento a Israele, definendo la sua reazione all'accordo con l'Iran un 'panico strano' e ricordandogli che gli Stati Uniti sono il suo unico potente alleato rimasto. Ai membri del governo israeliano è stato detto di 'svegliarsi e annusare la realtà' e di smettere di attaccare l'intesa. Il messaggio sottolinea la frustrazione di Washington e inquadra il rapporto come un patrocinio indispensabile.
La Casa Bianca presenta l'accordo con l'Iran come una grande vittoria, ma Israele resta insoddisfatto del piano in 14 punti, temendo che conceda sollievo economico a Teheran senza affrontare le preoccupazioni nucleari. Il vicepresidente americano ha duramente ammonito Israele a non criticare il suo unico alleato, con un rimprovero insolitamente diretto. La cronaca registra la tensione senza schierarsi.
Una crescente frattura tra Washington e Gerusalemme è esplosa in pubblico, con il vicepresidente americano che ha attaccato i critici israeliani dell'accordo con l'Iran. Ha accusato i ministri del governo di reagire con 'panico strano' e ha sottolineato che il presidente Trump è l'unico potente alleato di Israele. Lo scontro pubblico segnala tensioni sempre più profonde nella relazione bilaterale.
Allarga lo sguardo
Washington impone dazi del 15% e prezzi minimi sul polisilicio, la mossa per arginare il dominio cinese
6 lingue · 13 testate
Da TechnologyApple rimuove Telegram dall’App Store per materiale pedopornografico, poi lo ripristina in giornata
3 lingue · 21 testate
Da Science & HealthLa FDA approva il primo vaccino antinfluenzale a mRNA di Moderna per gli over 50
3 lingue · 11 testate