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Economia e Mercatigiovedì 11 giugno 2026

Venezuela: con l'ok di Washington, Shell e le major europee tornano a investire

La concessione a Shell del giacimento Loran e la nuova legge sugli idrocarburi attirano Eni, BP e Repsol, mentre l’Italia guarda alla diversificazione energetica.

La nuova stagione energetica del Venezuela prende forma tra le macerie del chavismo e un quadro legale ridisegnato. Il 10 giugno 2026, l’Office of Foreign Assets Control (OFAC) di Washington ha emesso la licenza generale 50B, che sostituisce la precedente 50A e autorizza sei compagnie — Chevron, Eni, Shell, BP, Repsol e la francese Maurel & Prom — a condurre operazioni di petrolio e gas con il governo di Caracas e con la statale PDVSA. Poche settimane dopo, l’11 luglio, l’esecutivo ad interim guidato da Delcy Rodríguez ha concesso a Shell una licenza esplorativa per il colossale giacimento offshore di Loran, al confine marittimo con Trinidad e Tobago, le cui riserve ammonterebbero a 7 trilioni di piedi cubi. L’accordo, articolato in cinque intese, segue quelli già siglati con BP e Repsol e segna il ritorno in forze delle major occidentali in uno dei bacini più promettenti al mondo.

L’impulso decisivo è arrivato a gennaio, quando la nuova legge sugli idrocarburi, fortemente voluta da Rodríguez sotto la pressione della Casa Bianca dopo la cattura di Nicolás Maduro in un’operazione militare statunitense, ha scardinato il monopolio statalista imposto per vent’anni dalla rivoluzione bolivariana. Il provvedimento ha offerto alle multinazionali condizioni fiscali vantaggiose, meccanismi di risoluzione delle controversie più equilibrati e una maggiore flessibilità nella commercializzazione del prodotto, rompendo il tabù della sovranità petrolifera che aveva allontanato gli investitori e ridotto la produzione ai minimi storici.

Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, l’evoluzione del dossier venezuelano assume un rilievo strategico. Eni, già presente nel paese con impianti a gas e joint venture con Repsol, può ora pianificare un rilancio delle attività in un contesto di regole più trasparenti. Secondo analisti di Bruxelles, il potenziale ingresso di nuovo gas venezuelano sui mercati globali, seppur non immediato, contribuirebbe a diversificare ulteriormente le fonti di approvvigionamento dell’Unione, riducendo la dipendenza residua dal Gnl russo e offrendo un’alternativa complementare ai flussi nordafricani e mediorientali. Non a caso, anche Londra, pur navigando al di fuori delle istituzioni comunitarie, guarda con interesse alle mosse di Shell e BP, che potrebbero trasformare Trinidad e Tobago in un hub regionale del gas, con benefici per l’intero arco caraibico.

Le incognite restano tuttavia numerose. La transizione politica venezuelana è tutt’altro che consolidata: l’ombra di Maduro aleggia su settori delle forze armate e su una parte della magistratura, mentre la legittimità internazionale di Rodríguez è riconosciuta solo da alcuni paesi occidentali. Sul fronte economico, analisti latinoamericani mettono in guardia dai rischi di una nuova dipendenza estrattiva e dalle tensioni con la vicina Guyana, dove ExxonMobil sta sviluppando giacimenti contesi. Inoltre, lo sfruttamento del Loran richiederà un negoziato delicato con Trinidad e Tobago, già partner di BP in progetti transfrontalieri. Eppure, la convergenza tra Washington e Caracas sembra aver creato una finestra di opportunità che le major non vogliono lasciarsi sfuggire. Se il processo di stabilizzazione terrà, il Venezuela potrebbe tornare a essere un fornitore affidabile, con effetti positivi per la sicurezza energetica europea e per il riequilibrio geopolitico dell’America Latina.

Divergenza — chi la racconta come
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2 blocchi · posizioni da 0.00 a +0.30
CriticoFavorevole
LATRUS
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa latinoamericana+0.30aligned
Stampa russa e CSI0.00neutral
Stampa latinoamericana+0.30

Dopo la cattura di Nicolás Maduro e sotto pressione statunitense, il governo ad interim del Venezuela ha aperto il settore degli idrocarburi agli investimenti stranieri. Alla britannica Shell è stata concessa una licenza per esplorare ed esportare gas naturale, segnando il ritorno delle multinazionali nel paese.

PragmatismoDistacco
Stampa russa e CSI0.00

Venezuela e Shell hanno firmato cinque accordi per lo sviluppo di giacimenti di gas naturale, definendolo un passo storico per lo sfruttamento e l'esportazione delle risorse. L'accordo dovrebbe portare notevoli benefici al Venezuela.

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giovedì 11 giugno 2026

Venezuela: con l'ok di Washington, Shell e le major europee tornano a investire

La concessione a Shell del giacimento Loran e la nuova legge sugli idrocarburi attirano Eni, BP e Repsol, mentre l’Italia guarda alla diversificazione energetica.

La nuova stagione energetica del Venezuela prende forma tra le macerie del chavismo e un quadro legale ridisegnato. Il 10 giugno 2026, l’Office of Foreign Assets Control (OFAC) di Washington ha emesso la licenza generale 50B, che sostituisce la precedente 50A e autorizza sei compagnie — Chevron, Eni, Shell, BP, Repsol e la francese Maurel & Prom — a condurre operazioni di petrolio e gas con il governo di Caracas e con la statale PDVSA. Poche settimane dopo, l’11 luglio, l’esecutivo ad interim guidato da Delcy Rodríguez ha concesso a Shell una licenza esplorativa per il colossale giacimento offshore di Loran, al confine marittimo con Trinidad e Tobago, le cui riserve ammonterebbero a 7 trilioni di piedi cubi. L’accordo, articolato in cinque intese, segue quelli già siglati con BP e Repsol e segna il ritorno in forze delle major occidentali in uno dei bacini più promettenti al mondo.\n\nL’impulso decisivo è arrivato a gennaio, quando la nuova legge sugli idrocarburi, fortemente voluta da Rodríguez sotto la pressione della Casa Bianca dopo la cattura di Nicolás Maduro in un’operazione militare statunitense, ha scardinato il monopolio statalista imposto per vent’anni dalla rivoluzione bolivariana. Il provvedimento ha offerto alle multinazionali condizioni fiscali vantaggiose, meccanismi di risoluzione delle controversie più equilibrati e una maggiore flessibilità nella commercializzazione del prodotto, rompendo il tabù della sovranità petrolifera che aveva allontanato gli investitori e ridotto la produzione ai minimi storici.\n\nPer l’Europa, e per l’Italia in particolare, l’evoluzione del dossier venezuelano assume un rilievo strategico. Eni, già presente nel paese con impianti a gas e joint venture con Repsol, può ora pianificare un rilancio delle attività in un contesto di regole più trasparenti. Secondo analisti di Bruxelles, il potenziale ingresso di nuovo gas venezuelano sui mercati globali, seppur non immediato, contribuirebbe a diversificare ulteriormente le fonti di approvvigionamento dell’Unione, riducendo la dipendenza residua dal Gnl russo e offrendo un’alternativa complementare ai flussi nordafricani e mediorientali. Non a caso, anche Londra, pur navigando al di fuori delle istituzioni comunitarie, guarda con interesse alle mosse di Shell e BP, che potrebbero trasformare Trinidad e Tobago in un hub regionale del gas, con benefici per l’intero arco caraibico.\n\nLe incognite restano tuttavia numerose. La transizione politica venezuelana è tutt’altro che consolidata: l’ombra di Maduro aleggia su settori delle forze armate e su una parte della magistratura, mentre la legittimità internazionale di Rodríguez è riconosciuta solo da alcuni paesi occidentali. Sul fronte economico, analisti latinoamericani mettono in guardia dai rischi di una nuova dipendenza estrattiva e dalle tensioni con la vicina Guyana, dove ExxonMobil sta sviluppando giacimenti contesi. Inoltre, lo sfruttamento del Loran richiederà un negoziato delicato con Trinidad e Tobago, già partner di BP in progetti transfrontalieri. Eppure, la convergenza tra Washington e Caracas sembra aver creato una finestra di opportunità che le major non vogliono lasciarsi sfuggire. Se il processo di stabilizzazione terrà, il Venezuela potrebbe tornare a essere un fornitore affidabile, con effetti positivi per la sicurezza energetica europea e per il riequilibrio geopolitico dell’America Latina.

Divergenza — chi la racconta come
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Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa latinoamericana+0.30aligned
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Dopo la cattura di Nicolás Maduro e sotto pressione statunitense, il governo ad interim del Venezuela ha aperto il settore degli idrocarburi agli investimenti stranieri. Alla britannica Shell è stata concessa una licenza per esplorare ed esportare gas naturale, segnando il ritorno delle multinazionali nel paese.

PragmatismoDistacco
Stampa russa e CSI0.00

Venezuela e Shell hanno firmato cinque accordi per lo sviluppo di giacimenti di gas naturale, definendolo un passo storico per lo sfruttamento e l'esportazione delle risorse. L'accordo dovrebbe portare notevoli benefici al Venezuela.

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