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domenica 26 luglio 2026

Venezuela, un mese dopo il sisma: transizione pilotata e conti opachi sul petrolio

Mentre si commemorano oltre 5.500 vittime, gli Stati Uniti annunciano un tavolo di dialogo politico e restano senza risposta le domande sui miliardi di dollari delle esportazioni petrolifere.

A un mese dal doppio terremoto che ha devastato il Venezuela, il bilancio ufficiale fornito dal presidente del Parlamento Jorge Rodríguez conta almeno 5.546 morti e 16.740 dispersi, con circa 23.000 persone accolte in rifugi di fortuna e quasi 900 edifici dichiarati inagibili. Le Nazioni Unite, subito dopo le scosse di magnitudo 7,2 e 7,5, avevano stimato che il numero delle vittime potesse salire fino a 50.000, mentre il governo di Caracas non ha ancora pubblicato una lista ufficiale degli scomparsi. Nelle stesse ore in cui si tenevano cerimonie silenziose a La Guaira e nella capitale, il segretario di Stato americano Marco Rubio annunciava l’avvio, per il primo agosto, di un processo di “transizione” che siederà allo stesso tavolo l’esecutivo guidato da Delcy Rodríguez e l’opposizione rappresentata dall’Assemblea Nazionale eletta nel 2015.

La cornice politica entro cui matura questa transizione è segnata dal controllo diretto esercitato da Washington sulle risorse petrolifere del Paese. Da gennaio 2026, dopo la cattura dell’ex presidente Nicolás Maduro in un’operazione militare mirata, gli Stati Uniti vendono il greggio venezuelano per conto del governo locale, con l’impegno di riversarne i proventi a Caracas. Secondo una ricostruzione del Financial Times, gli incassi accumulati da Washington ammonterebbero ad almeno 13 miliardi di dollari, ma il Venezuela afferma di averne ricevuti solo 3 miliardi, come emerso in un’audizione al Congresso di aprile. L’economista José Guerra, già presidente della commissione Bilancio del Parlamento, denuncia l’assenza di trasparenza: “Nel paese c’è una domanda generalizzata: dove sono i reales, dove sono i soldi?”. Il governo Rodríguez ha pubblicato online un unico dato di vendita, 300 milioni di dollari a marzo, mentre la rendicontazione retroattiva affidata alla multinazionale KPMG non è ancora stata resa nota.

Sul fronte umanitario, la macchina degli aiuti internazionali si è attivata con iniziative bilaterali. Il governo di Città del Messico, attraverso 21 centri di raccolta coordinati dalla Segretaria per la Gestione Integrale dei Rischi Myriam Urzúa Venegas, ha raccolto 18 tonnellate di beni di prima necessità, che saranno imbarcate da Veracruz alla volta di La Guaira. L’operazione si inserisce in un quadro di necessità enormi: le Nazioni Unite hanno quantificato in 37 miliardi di dollari i danni complessivi provocati dal doppio sisma, una cifra che rende ancora più urgente la questione dei fondi petroliferi trattenuti o non rendicontati.

La transizione annunciata da Rubio era stata in realtà prefigurata già il 18 giugno, una settimana prima del terremoto, quando Jorge Rodríguez aveva incontrato a Caracas l’ex deputata dell’opposizione Dinorah Figuera. Il meccanismo disegnato da Washington, che secondo l’economista Sary Levy-Carciente fa affluire i fondi attraverso canali controllati come la banca centrale e istituti privati locali senza rapporti contabili pubblici, è stato paragonato a una “paghetta” che condiziona la stessa capacità del governo di pagare gli stipendi pubblici. Mentre il tavolo di dialogo si appresta a insediarsi, restano senza risposta le domande sulla sorte di almeno 10 miliardi di dollari di differenza tra quanto incassato e quanto effettivamente trasferito, e sulla reale autonomia di un esecutivo che dipende, per le funzioni più elementari, dai proventi di un petrolio venduto da una potenza straniera.

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domenica 26 luglio 2026

Venezuela, un mese dopo il sisma: transizione pilotata e conti opachi sul petrolio

Mentre si commemorano oltre 5.500 vittime, gli Stati Uniti annunciano un tavolo di dialogo politico e restano senza risposta le domande sui miliardi di dollari delle esportazioni petrolifere.

A un mese dal doppio terremoto che ha devastato il Venezuela, il bilancio ufficiale fornito dal presidente del Parlamento Jorge Rodríguez conta almeno 5.546 morti e 16.740 dispersi, con circa 23.000 persone accolte in rifugi di fortuna e quasi 900 edifici dichiarati inagibili. Le Nazioni Unite, subito dopo le scosse di magnitudo 7,2 e 7,5, avevano stimato che il numero delle vittime potesse salire fino a 50.000, mentre il governo di Caracas non ha ancora pubblicato una lista ufficiale degli scomparsi. Nelle stesse ore in cui si tenevano cerimonie silenziose a La Guaira e nella capitale, il segretario di Stato americano Marco Rubio annunciava l’avvio, per il primo agosto, di un processo di “transizione” che siederà allo stesso tavolo l’esecutivo guidato da Delcy Rodríguez e l’opposizione rappresentata dall’Assemblea Nazionale eletta nel 2015.

La cornice politica entro cui matura questa transizione è segnata dal controllo diretto esercitato da Washington sulle risorse petrolifere del Paese. Da gennaio 2026, dopo la cattura dell’ex presidente Nicolás Maduro in un’operazione militare mirata, gli Stati Uniti vendono il greggio venezuelano per conto del governo locale, con l’impegno di riversarne i proventi a Caracas. Secondo una ricostruzione del Financial Times, gli incassi accumulati da Washington ammonterebbero ad almeno 13 miliardi di dollari, ma il Venezuela afferma di averne ricevuti solo 3 miliardi, come emerso in un’audizione al Congresso di aprile. L’economista José Guerra, già presidente della commissione Bilancio del Parlamento, denuncia l’assenza di trasparenza: “Nel paese c’è una domanda generalizzata: dove sono i reales, dove sono i soldi?”. Il governo Rodríguez ha pubblicato online un unico dato di vendita, 300 milioni di dollari a marzo, mentre la rendicontazione retroattiva affidata alla multinazionale KPMG non è ancora stata resa nota.

Sul fronte umanitario, la macchina degli aiuti internazionali si è attivata con iniziative bilaterali. Il governo di Città del Messico, attraverso 21 centri di raccolta coordinati dalla Segretaria per la Gestione Integrale dei Rischi Myriam Urzúa Venegas, ha raccolto 18 tonnellate di beni di prima necessità, che saranno imbarcate da Veracruz alla volta di La Guaira. L’operazione si inserisce in un quadro di necessità enormi: le Nazioni Unite hanno quantificato in 37 miliardi di dollari i danni complessivi provocati dal doppio sisma, una cifra che rende ancora più urgente la questione dei fondi petroliferi trattenuti o non rendicontati.

La transizione annunciata da Rubio era stata in realtà prefigurata già il 18 giugno, una settimana prima del terremoto, quando Jorge Rodríguez aveva incontrato a Caracas l’ex deputata dell’opposizione Dinorah Figuera. Il meccanismo disegnato da Washington, che secondo l’economista Sary Levy-Carciente fa affluire i fondi attraverso canali controllati come la banca centrale e istituti privati locali senza rapporti contabili pubblici, è stato paragonato a una “paghetta” che condiziona la stessa capacità del governo di pagare gli stipendi pubblici. Mentre il tavolo di dialogo si appresta a insediarsi, restano senza risposta le domande sulla sorte di almeno 10 miliardi di dollari di differenza tra quanto incassato e quanto effettivamente trasferito, e sulla reale autonomia di un esecutivo che dipende, per le funzioni più elementari, dai proventi di un petrolio venduto da una potenza straniera.

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