
Pulcini da uova stampate in 3D: la sfida di Colossal tra estinzione e conservazione
Colossal Biosciences annuncia pulcini nati da uova artificiali, un passo verso la resurrezione di specie estinte. Intanto, in Australia la gestione dei cavalli selvaggi solleva interrogativi.
La biotecnologia ha compiuto un passo che sembra uscito da un romanzo di fantascienza: la società texana Colossal Biosciences ha annunciato la nascita di ventisei pulcini da uova bioingegnerizzate, prodotte mediante una struttura reticolare stampata in 3D che imita la naturale permeabilità del guscio. L'impresa, celebrata sui social con lo slogan «senza gusci, senza galline, solo uova che respirano come quelle vere», rappresenta un progresso tecnico cruciale sulla via della de-estinzione di grandi uccelli scomparsi, come il moa gigante della Nuova Zelanda, estintosi nel Cinquecento. Secondo i ricercatori di Dallas, questa tecnologia potrebbe un giorno permettere di riportare in vita specie scomparse da secoli, sollevando al contempo interrogativi etici e pratici di non poco conto.
Tuttavia, la comunità scientifica accoglie la notizia con cautela, se non con aperto scetticismo. «Questa euforia da de-estinzione rischia di mettere in pericolo animali reali per il bene di ipotetici esemplari futuri», ha avvertito Paul Knoepfler, biologo dell'Università della California a Davis, citato dalla stampa statunitense. La stessa Colossal non è nuova a annunci sensazionali: lo scorso anno aveva proclamato la resurrezione del lupo terribile, salvo poi ridimensionare l'entusiasmo. Mentre l'azienda punta a catalizzare investimenti e attenzione mediatica, gli esperti ricordano che la strada verso il ripristino di un ecosistema funzionante è ancora lunga e irta di ostacoli genetici, ecologici e normativi.
Specularmente, dall'altra parte del globo, la gestione della fauna selvatica mostra quanto sia complesso intervenire su popolazioni animali, anche quando sono ben vive. Nel parco nazionale Kosciuszko, in Australia, il numero di cavalli selvaggi è esploso dopo la sospensione dell'abbattimento aereo decisa dal governo del Nuovo Galles del Sud nel 2025: le stime più recenti parlano di una forchetta compresa tra 6.476 e 16.411 esemplari, un balzo impressionante rispetto ai 2.131-5.639 censiti l'anno precedente, quando la caccia aerea era stata ripresa. Le associazioni ambientaliste chiedono una revisione urgente delle zone di protezione che lasciano migliaia di equini nel parco, mentre la ministra dell'ambiente Penny Sharpe si prepara a riprendere le operazioni di contenimento a giugno. Due approcci, due continenti, uno stesso interrogativo: fino a che punto l'uomo può – e deve – plasmare il mondo naturale?
Guardando al futuro, il dibattito sulla de-estinzione si intreccia con le sfide quotidiane della conservazione. Da un lato, la possibilità di riportare in vita il dodo o il mammut affascina l'immaginario collettivo e catalizza risorse; dall'altro, la priorità resta la tutela degli ecosistemi esistenti, messi a dura prova da specie invasive e cambiamenti climatici. La via maestra, per molti analisti europei, non è tanto la resurrezione del passato quanto la protezione del presente: un equilibrio che richiede scienza, politica e una buona dose di realismo.
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
| Stampa europea continentale | −0.50 | critical |
La stampa latinoamericana mescola entusiasmo e cautela: da un lato, celebra la nascita di un orango tramite inseminazione artificiale e i progressi con uova sintetiche; dall'altro, riporta i dubbi della comunità scientifica sulla reale efficacia della 'de-estinzione'. Il tono è pragmatico, attento ai risultati concreti ma anche alle implicazioni etiche.
La stampa atlantica si concentra su uno studio del DNA dei dingo, rivelando che molti esemplari considerati puri in realtà hanno geni di cani domestici. Il tono è distaccato e fattuale, con un focus sulle implicazioni per la conservazione della specie e la gestione degli attacchi al bestiame.
La stampa europea continentale, in particolare quella nordica, adotta un tono scettico e ironico verso le affermazioni di Colossal Biosciences. Domanda retoricamente cosa sia venuto prima: l'uovo sintetico o il trucco pubblicitario? Sottolinea che l'anno scorso l'azienda aveva già generato clamore con presunti 'lupi giganti', suggerendo che si tratti più di PR che di scienza solida.
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