
Washington attacca Ottawa: "Sono negati". La crisi commerciale scuote le relazioni transatlantiche.
Con un’esplosione di franchezza diplomaticamente devastante, il Segretario al Commercio americano Howard Lutnick ha definito "negati" i negoziatori canadesi, bollando la loro strategia come la peggiore che abbia mai visto. L’affondo, giunto nel corso di un vertice economico a Washington, rappresenta il più brusco segnale di tensione commerciale tra i due vicini nordamericani dall’era Trump e rischia di riverberarsi ben oltre l’Atlantico, coinvolgendo gli equilibri economici di cui l’Europa è parte integrante. La miccia è stata l’affermazione di un ex negoziatore capo canadese, secondo cui il tempo giocherebbe a favore di Ottawa, aumentando le pressioni sugli Stati Uniti; una tesi che dalla prospettiva di Washington suona come un pericoloso azzardo, dato il ruolo degli USA come primo consumatore mondiale.
La reazione canadese a questo sfogo è, per ora, contenuta nell’agenda istituzionale: il nuovo ambasciatore a Washington, Mark Wiseman, amico del Primo Ministro Mark Carney, si appresta a comparire per la prima volta davanti al comitato parlamentare per gli Affari Esteri. La sua nomina, già scrutata con sospetto da alcuni politici del Québec per sue passate critiche al sistema di gestione del latte, si trova ora ad affrontare una tempesta ben più grande. Le critiche di Lutnick, infatti, colpiscono al cuore l’approccio del governo Carney, accusato di avere "un problema" con gli Stati Uniti mentre cerca di intensificare i legami con la Cina, una dinamica che osservatori europei leggono come un tentativo di diversificazione forzata in un mondo polarizzato.
Da Bruxelles, gli analisti guardano con preoccupazione all’inasprirsi del tono tra Washington e Ottawa. L’Unione Europea, che con il Canada ha un accordo commerciale globale (CETA), teme un effetto domino di instabilità nelle relazioni transatlantiche e una potenziale marginalizzazione dei partner tradizionali, compressi tra la potenza americana e le ambizioni cinesi. Per l’Italia, esportatrice netta e legata a doppio filo alla stabilità dei mercati nordatlantici, un deterioramento dei rapporti commerciali in quella regione rappresenta un rischio per le filiere industriali e per la competitività, in un momento già segnato dalle incertezze geopolitiche.
Guardando avanti, lo scenario dipende dalla capacità di Ottawa di gestire una duplice pressione: placare l’irritazione americana senza apparire sottomessa, e al contempo procedere nella complessa ridefinizione delle sue partnership globali. La prova del fuoco per l’ambasciatore Wiseman sarà proprio questa. L’Europa, dal canto suo, è chiamata a una riflessione strategica: l’episodio dimostra come la retorica del ‘buy American’ e le tensioni bilaterali possano erodere rapidamente decenni di cooperazione, spingendo gli alleati a ricercare soluzioni solitarie che potrebbero, alla lunga, indebolire la coesione dell’Occidente. L’Italia, in questo quadro, ha tutto l’interesse a spingere per un rafforzamento del dialogo UE-USA, unico argine credibile a derive nazionalistiche che finirebbero per colpire le economie aperte e interconnesse come la nostra.
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