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venerdì 8 maggio 2026

Gaza, il dossier Msf: quasi 5mila bambini denutriti. È malnutrizione "artificiale" indotta dal blocco

Un report di Medici Senza Frontiere documenta una crisi alimentare provocata a Gaza: quasi cinquemila bambini ricoverati per denutrizione acuta. L'accusa a Israele di limitare deliberatamente gli aiuti.

Quasi cinquemila bambini sono stati ricoverati per denutrizione acuta nei programmi ambulatoriali di Medici senza frontiere a Gaza tra l'inizio del 2024 e la primavera del 2026. Il 98 per cento di loro aveva meno di cinque anni. Prima dell'ottobre del 2023, nel territorio non si registrava un solo caso di malnutrizione. Il dato, contenuto nell'ultimo rapporto di Msf, non è il semplice aggregato di una crisi umanitaria: è la prova di quella che l'organizzazione chiama senza mezzi termini una "malnutrizione artificiosa", un dramma indotto dal sistematico blocco israeliano all'ingresso di cibo, medicinali e aiuti umanitari.

Nei quattro centri sanitari monitorati da Msf si è osservato un aumento vertiginoso delle nascite premature e della mortalità infantile tra i neonati di madri denutrite, così come un incremento degli aborti spontanei. Più della metà delle donne seguite ha sofferto di gravi carenze nutrizionali. Secondo l'analisi degli operatori umanitari internazionali, l'assedio ha colpito in modo deliberato le infrastrutture civili, dagli ospedali ai forni, producendo una condizione di fame che non è l'esito inevitabile di un conflitto, ma il risultato di una strategia di pressione. A Gaza, intanto, la devastazione si aggrava con il diffondersi di topi e pulci, mentre venti tonnellate di pesticidi sono state fatte entrare per arginare l'emergenza sanitaria.

Dal punto di vista degli esperti palestinesi, interpellati dalla stampa araba, l'emergenza alimentare ha raggiunto livelli mai visti: migliaia di famiglie non hanno più accesso né a cibo né ad acqua potabile né a carburante. Il professor Ayman al-Raqab, dell'Università di Gerusalemme, parla di un deterioramento senza precedenti e chiede che gli aiuti siano fatti entrare senza ostacoli attraverso tutti i valichi, ricordando che il blocco costituisce una violazione del diritto internazionale umanitario. L'infermiere di Msf Rami Atta, palestinese di Gaza, racconta di un doppio fardello: essere operatore sanitario e al tempo stesso vittima della stessa catastrofe. «Non vediamo la fine di questo incubo», ha detto.

L'Europa e l'Italia, che hanno più volte sollecitato un cessate il fuoco e l'apertura di corridoi umanitari, si trovano di fronte a un paradosso: le dichiarazioni diplomatiche non hanno finora modificato la realtà sul terreno. Il dossier di Msf, consegnato alle Nazioni Unite, potrebbe rafforzare le iniziative per una maggiore pressione su Tel Aviv. Ma nelle cancellerie occidentali cresce la consapevolezza che, senza un cambiamento radicale delle politiche di accesso, la malnutrizione artificiale rischia di trasformarsi in una piaga strutturale, segnando per anni la salute di un'intera generazione di bambini palestinesi.

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Gaza, il dossier Msf: quasi 5mila bambini denutriti. È malnutrizione "artificiale" indotta dal blocco

Un report di Medici Senza Frontiere documenta una crisi alimentare provocata a Gaza: quasi cinquemila bambini ricoverati per denutrizione acuta. L'accusa a Israele di limitare deliberatamente gli aiuti.

Quasi cinquemila bambini sono stati ricoverati per denutrizione acuta nei programmi ambulatoriali di Medici senza frontiere a Gaza tra l'inizio del 2024 e la primavera del 2026. Il 98 per cento di loro aveva meno di cinque anni. Prima dell'ottobre del 2023, nel territorio non si registrava un solo caso di malnutrizione. Il dato, contenuto nell'ultimo rapporto di Msf, non è il semplice aggregato di una crisi umanitaria: è la prova di quella che l'organizzazione chiama senza mezzi termini una "malnutrizione artificiosa", un dramma indotto dal sistematico blocco israeliano all'ingresso di cibo, medicinali e aiuti umanitari.

Nei quattro centri sanitari monitorati da Msf si è osservato un aumento vertiginoso delle nascite premature e della mortalità infantile tra i neonati di madri denutrite, così come un incremento degli aborti spontanei. Più della metà delle donne seguite ha sofferto di gravi carenze nutrizionali. Secondo l'analisi degli operatori umanitari internazionali, l'assedio ha colpito in modo deliberato le infrastrutture civili, dagli ospedali ai forni, producendo una condizione di fame che non è l'esito inevitabile di un conflitto, ma il risultato di una strategia di pressione. A Gaza, intanto, la devastazione si aggrava con il diffondersi di topi e pulci, mentre venti tonnellate di pesticidi sono state fatte entrare per arginare l'emergenza sanitaria.

Dal punto di vista degli esperti palestinesi, interpellati dalla stampa araba, l'emergenza alimentare ha raggiunto livelli mai visti: migliaia di famiglie non hanno più accesso né a cibo né ad acqua potabile né a carburante. Il professor Ayman al-Raqab, dell'Università di Gerusalemme, parla di un deterioramento senza precedenti e chiede che gli aiuti siano fatti entrare senza ostacoli attraverso tutti i valichi, ricordando che il blocco costituisce una violazione del diritto internazionale umanitario. L'infermiere di Msf Rami Atta, palestinese di Gaza, racconta di un doppio fardello: essere operatore sanitario e al tempo stesso vittima della stessa catastrofe. «Non vediamo la fine di questo incubo», ha detto.

L'Europa e l'Italia, che hanno più volte sollecitato un cessate il fuoco e l'apertura di corridoi umanitari, si trovano di fronte a un paradosso: le dichiarazioni diplomatiche non hanno finora modificato la realtà sul terreno. Il dossier di Msf, consegnato alle Nazioni Unite, potrebbe rafforzare le iniziative per una maggiore pressione su Tel Aviv. Ma nelle cancellerie occidentali cresce la consapevolezza che, senza un cambiamento radicale delle politiche di accesso, la malnutrizione artificiale rischia di trasformarsi in una piaga strutturale, segnando per anni la salute di un'intera generazione di bambini palestinesi.

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