
A Kampung Kuta la foresta sacra si protegge a piedi nudi e senza gradi
Nel villaggio adat di Ciamis, Giava Occidentale, il pamali – l’antico sistema di tabù sundanese – vieta scarpe, divise e gioielli nella foresta Leuweung Gede, e tiene lontani funzionari e militari.
Oltrepassato il portale di legno con l’insegna ‘Kawasan Hutan Keramat Kampung Adat Kuta’, il sentiero si inoltra nel silenzio. Non c’è guardia forestale, non c’è cartello di divieto: eppure chi entra sa che deve togliersi le scarpe. È pamali, la proibizione tramandata dai karuhun, gli antenati sundanesi, che vieta di calpestare il suolo della foresta Leuweung Gede con suole estranee. I piedi nudi sentono pietre, radici, rametti; il passo si fa lento, cauto, come in un tempio a cielo aperto.
Siamo a Kampung Adat Kuta, nel distretto di Tambaksari, a circa 146 chilometri da Bandung. Qui, racconta Firman Khabibi, segretario dell’adat, le case di bambù e ijuk sono tutte uguali, rettangolari, senza muri, e le porte non possono mai fronteggiarsi: «Così si evita la competizione tra vicini, che porterebbe divisione». Ogni tre mesi c’è un giorno di ‘Larangan Bulan’ in cui non si può comprare nulla, nemmeno un chiodo. E chi sceglie di diventare funzionario pubblico, poliziotto o militare deve lasciare il villaggio. Solo i pensionati possono tornare, e sottostare alle regole.
La foresta sacra, spiega il juru kunci Maman Sarno, si regge su tre pilastri: il pamali, il custode (kuncen) e la comunità. «Se fosse affidata a un guardiano, la foresta sparirebbe. Qui usiamo l’amanah, la fiducia. Basta il pamali. La foresta non va disturbata, è l’ossigeno, la vita dell’uomo». Oltre al divieto di calzature, nella selva non si può indossare abiti neri, sputare, urinare o defecare. Le donne mestruate non possono entrare. E chiunque, dal capovillaggio al ministro, deve spogliarsi di uniformi e gioielli d’oro. «Fin dall’antichità si cammina scalzi», dice Maman, «perché l’uomo capisca di essere tutt’uno con la natura».
Nel Leuweung Gede non si vede un rifiuto. Gli alberi caduti per cause naturali restano a decomporsi sul posto. Non si registrano casi di disboscamento illegale, né di trasformazione commerciale. E, notano gli anziani, quasi nessuna calamità naturale colpisce l’area. I visitatori, accolti senza biglietto, imparano che il rispetto non ha bisogno di cartelli.
All’ombra degli alberi secolari, il silenzio è rotto solo dal fruscio delle foglie e dal canto degli uccelli. I piedi nudi affondano nel terriccio umido, e per un momento ogni gerarchia umana si dissolve.
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A Kampung Kuta, la comunità dimostra che la tradizione orale e i guardiani locali bastano a proteggere la foresta, senza bisogno di interventi esterni.
La narrazione naturalizza il sistema dei tabù come parte integrante dell'identità locale, contrapponendolo silenziosamente alla burocrazia moderna per legittimare la sua efficacia.
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Il racconto in prima persona e il contrasto con Ubud creano un senso di esclusività e autenticità, rendendo la scoperta desiderabile per il lettore.
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