
Accordo Usa-Iran: l’annuncio di Trump e la smentita di Teheran gettano ombre sulla pace
Mentre il presidente americano parla di un’intesa già raggiunta per porre fine al conflitto, fonti iraniane respingono ogni ipotesi di accordo, sollevando interrogativi sulla reale portata della svolta diplomatica.
L’annuncio è giunto nel tardo pomeriggio di giovedì dalla Casa Bianca, con il presidente Donald Trump che ha dichiarato di aver raggiunto un “grande accordo” per porre fine alla guerra con l’Iran, una guerra mai formalmente dichiarata ma scandita per mesi da scambi di colpi, minacce di escalation e un costante allarme nucleare. La cerimonia della firma, ha precisato Trump, potrebbe tenersi già questo fine settimana in Europa, forse in una capitale del continente non ancora specificata. Il presidente non sarà presente: a rappresentare gli Stati Uniti sarà il vicepresidente JD Vance. L’annuncio ha colto di sorpresa gli osservatori, anche perché poche ore prima lo stesso tycoon aveva minacciato su Truth Social un attacco “molto duro” contro la Repubblica islamica.
Da Teheran, tuttavia, la replica è stata immediata e diametralmente opposta. L’agenzia Fars ha smentito categoricamente l’esistenza di qualsiasi intesa: “L’Iran non ha sottoscritto alcun documento o memorandum d’intesa con gli Stati Uniti”. Analoga la posizione di Tasnim, che ha bollato le parole di Trump come “infondate”. Secondo fonti della Guida suprema, il processo negoziale sarebbe in una fase ancora embrionale, e l’ottimismo ostentato da Washington rischia di essere una mossa propagandistica in vista delle elezioni di midterm. La distanza tra le due narrazioni è abissale e getta ombre sulla reale consistenza dell’accordo ventilato.
Il contesto è quello di una tensione cresciuta in modo esponenziale dopo la ripresa degli attacchi reciproci seguiti al fallimento del negoziato sul nucleare. Secondo analisti mediorientali, gli scontri – per lo più condotti con droni e missili – hanno coinvolto anche milizie filo-iraniane in Iraq e Siria, con il rischio concreto di un coinvolgimento israeliano. Non a caso Trump ha menzionato di aver parlato con il premier Benjamin Netanyahu e con i leader di Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Bahrein e Kuwait. L’intesa, nella visione del presidente, garantirebbe che Teheran non si doti mai dell’arma atomica, ma mancano dettagli su meccanismi di verifica e scadenze.
Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, la prospettiva di un’improvvisa pacificazione porta con sé speranze e diffidenze. Da Bruxelles si guarda con favore a ogni passo che allontani lo spettro di una guerra su vasta scala, foriera di shock energetici e nuove ondate migratorie. Tuttavia, diplomatici europei esprimono cautela: ricordano il precedente dell’accordo sul nucleare del 2015 (JCPOA), abbandonato unilateralmente da Trump nel 2018, e temono che l’attuale intesa possa rivelarsi fragile, priva di solide garanzie. Roma, che mantiene un canale aperto con Teheran anche attraverso la missione in Libano, segue gli sviluppi con attenzione, consapevole che la stabilità del Golfo è vitale per gli approvvigionamenti energetici.
Resta da chiedersi se si tratti di un vero ribaltamento diplomatico o di un ennesimo colpo di teatro. La cronaca degli ultimi mesi insegna che nel braccio di ferro con l’Iran gli annunci fragorosi sono spesso seguiti da brusche retromarce. Se la firma avverrà davvero nel fine settimana, il mondo si troverà di fronte a uno scenario inedito: una guerra conclusa prima ancora di essere stata dichiarata, con un accordo che nessuno ha visto e che Teheran nega. La comunità internazionale, scottata da precedenti rotture, attende di poter leggere i documenti. Fino ad allora, sarà lecito sospendere il giudizio.
| Stampa russa e CSI | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.80 | critical |
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