
Addio a Manolo Solo, l'enigmatico volto del cinema spagnolo morto a 62 anni
Vincitore del Goya nel 2017 come miglior attore non protagonista per Tarde para la ira, era stato di recente candidato come protagonista per Una quinta portuguesa.
Nella sua ultima prova cinematografica, *La desconocida*, Manolo Solo irrompeva sullo schermo come un incubo, «in crudo e senza chiedere permesso», secondo la critica di *El Mundo*. Era l’ennesimo personaggio ambiguo per un attore che aveva fatto dell’inquietudine la propria cifra stilistica, capace di incarnare meschinità e fragilità con uguale intensità.
Manolo Solo è morto nella notte tra mercoledì e giovedì a Madrid, all’età di 62 anni. La notizia, diffusa dall’Academia de Cine, ha colto di sorpresa il mondo del cinema, anche se da tempo l’attore combatteva contro un cancro, come riportato dalla stampa locale. La camera ardente è stata allestita al tanatorio di San Isidro, dove fino a venerdì colleghi e amici hanno potuto rendergli omaggio. Tra i primi a esprimere dolore, il regista Santiago Segura lo ha ricordato come «un grande attore, oltre che una gran bella persona».
Nato ad Algeciras nel 1964, Solo aveva costruito una carriera lunga e discreta, fatta di oltre quarant’anni tra teatro, televisione e più di cinquanta film. Dopo la laurea in Scienze dell’Educazione a Siviglia – che non lo portò mai all’insegnamento – si era dedicato al doppiaggio e al teatro, prima di debuttare al cinema nel 1986 con *El vivo retrato*. Ha lavorato con registi come Guillermo del Toro, Alejandro González Iñárritu, Fernando León de Aranoa e Alberto Rodríguez, dando vita a personaggi memorabili in pellicole come *El laberinto del fauno*, *Biutiful* ed *El buen patrón*. Il grande pubblico lo ricorda anche per la sua interpretazione del giudice Pablo Ruz in *B, la película*, che gli valse la prima nomination al Goya nel 2016. L’anno successivo, il premio arrivò con il ruolo del kinky dalla voce rotta in *Tarde para la ira*, una prova che la critica accolse come una rivelazione.
Eppure, il successo non gli aveva risparmiato un fondo di amarezza. «Per molto tempo mi sono amareggiato pensando che meritassi di più. Vivevo con l’ansia di essere scoperto», aveva confessato in un’intervista a *El Mundo* del 2025. «Ho finito per fare il callo alla delusione». Un sentimento che strideva con la versatilità dimostrata in oltre tre decenni di carriera, durante i quali Solo si era misurato con i ruoli più disparati: dall’impiegato meschino di *El buen patrón* al giornalista inquieto de *La isla mínima*, fino al generale Gutiérrez Mellado nella serie *Anatomía de un instante*.
Negli ultimi anni, però, aveva rivelato un volto diverso, più luminoso e pacato. Film come *Cerrar los ojos* di Víctor Erice e soprattutto *Una quinta portuguesa* di Avelina Prat – che gli è valsa l’ultima nomination al Goya come miglior attore protagonista – lo avevano allontanato dal cinismo dei primi ruoli per svelare una dolcezza inattesa. «Mi intenerisce che qualcuno veda la luce in me», diceva ancora a *El Mundo*. Una parabola artistica che sembrava chiudere un cerchio: dall’oscurità alla luce, senza mai perdere la tensione che lo rendeva unico.
Prima di recitare, Manolo Solo aveva sognato di fare il rocker ed era stato membro di band come Los relicarios o Los kevin bacons. Si era anche formato come doppiatore, prestando la voce a personaggi di serie di culto come *Dragon Ball Z* e *Rex, un poliziotto diverso*. Forse è in quell’impasto di fragilità e grinta, di abbandono e controllo, che si annidava il segreto della sua arte. Arte che, come ha scritto *El Mundo*, lo rendeva «il più scomodo di tutti e, proprio per questo, il più rivelatore, il più vicino a ciascuno di noi».
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| Stampa europea continentale | +0.20 | neutral |
La scomparsa di Manolo Solo è pianta come perdita di un talentuoso attore internazionale, con il suo premio Goya e i ruoli in film globali ricordati.
Concentrandosi sui suoi premi e film conosciuti a livello internazionale, la narrazione lo presenta come figura transnazionale, minimizzando le sue radici nel cinema spagnolo.
Questa cornice omette il suo ruolo di pilastro nella recente rinascita del cinema spagnolo, evidenziato dai media europei.
La Spagna perde uno degli attori che hanno incarnato il nuovo splendore del suo cinema, un tesoro nazionale.
Inquadrandolo come 'protagonista del recente splendore', la sua carriera viene legata a un successo collettivo nazionale, rafforzando l'orgoglio culturale.
Questa cornice omette la sua più ampia riconoscenza internazionale e il lavoro con registi stranieri, che i media latinoamericani enfatizzano.
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