
AI Act, dal 2 agosto scatta l’obbligo di trasparenza per i contenuti artificiali
L’Unione Europea rende operativo il diritto di sapere se si interagisce con una macchina, mentre Google aderisce al codice di condotta e in Italia nasce un patto politico contro i deepfake.
Il 2 agosto 2026 entra in vigore la piena applicabilità dell’AI Act europeo per quanto riguarda la trasparenza dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale. Come ha ricordato il giornalista Francesco Giorgino sulla Gazzetta del Mezzogiorno, l’articolo 50 del regolamento renderà obbligatorio tracciare ogni testo, video o foto prodotti con l’ausilio di sistemi di IA, imponendo un’etichettatura che consenta ai cittadini di distinguere immediatamente se stanno interagendo con un chatbot, un assistente vocale o una persona reale. L’ambiguità, ha sottolineato, non sarà più tollerata.
Google ha formalmente annunciato la propria adesione al Code of Practice on Transparency of AI-Generated Content, il codice di condotta volontario elaborato dalla Commissione europea per accompagnare l’implementazione dell’AI Act. L’azienda ha dichiarato che utilizzerà strumenti come SynthID, un sistema di watermark digitale in grado di marcare immagini, video, audio e testi senza alterarne l’aspetto, e sosterrà lo standard C2PA per la provenienza dei contenuti. L’obiettivo, ha spiegato Google, è costruire un ecosistema dell’IA sicuro e responsabile, facilitando il riconoscimento dei materiali sintetici da parte degli utenti.
Sul fronte politico italiano, l’approssimarsi della scadenza europea ha coinciso con un’iniziativa interna. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein hanno raggiunto un’intesa, definita dai media un “patto di non belligeranza digitale”, per impegnare tutte le forze politiche a non utilizzare l’intelligenza artificiale per attribuire agli avversari fatti o opinioni inventati durante la campagna elettorale. Meloni, che già al G7 del 2024 aveva messo in guardia contro i deepfake, ha denunciato in passato la diffusione di una propria immagine falsa generata dall’IA, mentre Schlein ha rilanciato la proposta dalle colonne del Foglio.
La Commissione europea ha precisato che il codice di condotta resta uno strumento volontario, ma costituisce un riferimento pratico per le aziende che intendono allinearsi agli obblighi di trasparenza. In assenza di marcature chiare, aveva avvertito Bruxelles, i cittadini rischiano di non distinguere i contenuti autentici da quelli sintetici, con il pericolo concreto che i deepfake vengano impiegati per diffondere disinformazione. L’AI Act, con la sua piena operatività, rappresenta il primo tentativo su larga scala di regolamentare la trasparenza dell’intelligenza artificiale, mentre il dibattito politico italiano mostra come la questione sia ormai entrata nel vivo anche a livello nazionale.
| Stampa europea continentale | +0.30 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.50 | critical |
L'UE introduce l'obbligo di etichettatura per i contenuti generati da IA, una mossa che viene accolta con cautela. Da un lato si riconosce la necessità di regolamentazione per proteggere i consumatori e la democrazia, dall'altro si teme un eccesso burocratico che potrebbe frenare l'innovazione. Le testate continentali sottolineano l'importanza di bilanciare trasparenza e competitività.
L'etichettatura obbligatoria dei contenuti AI da parte dell'UE viene vista come un'ulteriore imposizione occidentale che mira a controllare i flussi informativi globali. Si interpreta come un tentativo di limitare la sovranità digitale degli altri paesi e di imporre standard culturali. Le testate iraniane mettono in luce l'ipocrisia europea, che predica libertà ma pratica censura.
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