
Il Pentagono sposta i caduti in Iran in una nuova categoria, crescono i dubbi sulla trasparenza del conflitto
Quattro militari uccisi nelle ultime settimane non figurano più nel bilancio ufficiale della guerra con l'Iran, mentre l'amministrazione Trump fatica a definire una strategia d'uscita e l'opinione pubblica si mostra sempre più scettica.
Il sistema ufficiale di conteggio delle vittime del Pentagono ha rimosso quattro soldati americani caduti durante la ripresa degli scontri con l'Iran dal bilancio complessivo del conflitto, inserendoli in una nuova categoria denominata «Operazioni Oltremare». La modifica, avvenuta la scorsa settimana, ha suscitato interrogativi sulla gestione dell'informazione relativa al costo umano della guerra, mentre il portavoce del Dipartimento della Difesa Joel Valdez ha parlato di «anomalie» e «interruzioni temporanee dei dati» in via di risoluzione. Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico The Independent, il Defense Casualty Analysis System – indicato in passato come fonte definitiva dal Pentagono – ha inizialmente ridotto il numero dei morti da 18 a 14, per poi far emergere domenica la nuova voce, che elenca quattro decessi dell'Esercito e 207 feriti, senza chiarire se tutti i feriti siano riconducibili agli scontri con Teheran.
La vicenda si inserisce in un quadro di opacità denunciato da più parti. L'ex capo della CIA e segretario alla Difesa Leon Panetta, citato dalla stampa iraniana, ha definito «vergognoso» l'approccio dell'attuale amministrazione, accusandola di nascondere deliberatamente i costi umani del conflitto. Fonti giornalistiche a Teheran sottolineano che da oltre due mesi e mezzo non viene tenuta alcuna conferenza stampa ufficiale sulla guerra, mentre l'accesso di testate come il New York Times e la National Public Radio agli edifici del Pentagono è stato limitato o revocato, con l'obbligo per i cronisti di essere scortati da un funzionario. Il presidente del National Press Club, Mark Schofer, ha dichiarato di non aver mai visto restrizioni simili in trentaquattro anni di carriera, nemmeno durante i conflitti in Iraq e Afghanistan.
Sul piano operativo, la guerra avviata il 28 febbraio con l'obiettivo dichiarato di smantellare il programma nucleare iraniano e favorire un cambio di regime non ha raggiunto risultati tangibili. Un'analisi del New York Times, ripresa dalla stampa economica iraniana e da media brasiliani, evidenzia come a cinque mesi dall'inizio delle ostilità Teheran conservi circa il 70% della propria capacità missilistica prebellica e come il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, dopo una breve riapertura, sia nuovamente ridotto. Il presidente Trump, che in un post su Truth Social aveva confermato 18 caduti nel «Conflitto Militare Iran», si trova ora di fronte a tre opzioni – escalation militare, pressione economica o ritiro unilaterale – nessuna delle quali, secondo le valutazioni delle agenzie di intelligence citate dal New York Times, offrirebbe garanzie di successo.
Il costo economico e politico della guerra alimenta le perplessità anche tra i repubblicani. Il Guardian stima una spesa diretta di 37,5 miliardi di dollari, mentre un sondaggio del Washington Post e Ipsos indica che solo il 29% degli americani approva la gestione del conflitto da parte di Trump. Lo speaker della Camera Mike Johnson ha dichiarato la scorsa settimana: «Dobbiamo chiudere questa faccenda». In assenza di una via d'uscita chiara, il dossier resta aperto, con il Pentagono che non ha ancora fornito una spiegazione univoca sulla revisione dei dati e con l'amministrazione che continua a oscillare tra minacce di colpire l'isola di Kharg e la consapevolezza, espressa dallo stesso Trump, che non esiste sostegno per un'invasione di terra.
| Stampa iraniana e affini | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
| Stampa latinoamericana | −0.70 | critical |
Il Pentagono ha riclassificato quattro soldati morti, spostandoli dalle statistiche della guerra in Iran a una nuova categoria 'Operazioni all'estero', nel tentativo di occultare il costo umano dell'aggressione americana. Si tratta di un ennesimo atto di inganno che offende la memoria dei caduti e nasconde la realtà della guerra.
Il Pentagono ha riclassificato quattro militari deceduti, spostandoli dalla categoria 'Guerra in Iran' a 'Operazioni Oltremare', una mossa che solleva dubbi sulla trasparenza delle statistiche belliche. La decisione è probabilmente tecnica, ma in un contesto di tensioni con l'Iran, appare come un tentativo di ridurre il conteggio ufficiale delle vittime.
Il Pentagono ha spostato quattro soldati morti dalle statistiche della guerra in Iran a una nuova categoria 'Operazioni all'estero', un atto che occulta le perdite reali dell'intervento statunitense. Questa manovra è tipica dell'imperialismo che manipola i numeri per nascondere i propri crimini.
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