
Referendum in Alberta, la sfida secessionista che scuote il Canada
La premier Smith annuncia per ottobre un quesito che potrebbe avviare l'iter indipendentista. Da Ottawa, Carney reagisce con il Clarity Act. Intanto Trump alimenta il malcontento.
Con una mossa che aggira una recente decisione giudiziaria, la premier dell'Alberta Danielle Smith ha annunciato per il 19 ottobre un quesito referendario che chiederà se la provincia debba restare nel Canada o se il governo debba attivare la procedura per un voto vincolante sull'indipendenza. La scelta arriva dopo che un tribunale aveva bloccato una petizione separatista — quasi trecentomila firme — perché non aveva consultato le Prime Nazioni, i cui diritti sarebbero a rischio [A3, A14]. Smith, che pure dice di voler rimanere nella federazione, sostiene di dover conoscere l'opinione degli albertani e ha perfino aperto a un emendamento costituzionale per ridimensionare l'articolo 35 sui diritti indigeni, a suo dire «stirato oltre ogni riconoscimento» dalle corti [A1, A12].
Da Ottawa, il primo ministro Mark Carney ha replicato con toni concilianti ma fermi: l'Alberta è «essenziale» e il governo sta ristrutturando il Paese in uno spirito di «federalismo cooperativo» [A2, A4]. Ha però ricordato che ogni referendum sulla separazione deve rispettare la legge sulla chiarezza, il Clarity Act nato dal referendum québécois del 1995, che riserva al Parlamento federale il giudizio sulla limpidezza del quesito e sulla maggioranza necessaria [A7]. L'opposizione albertana, guidata da Naheed Nenshi, accusa Smith di «gaslighting» e di mettere in scena una finta esitazione: Nenshi è apparso in conferenza stampa accanto all'ex olimpionica Catriona Le May Doan, circondato da bandiere canadesi, denunciando la manipolazione [A9]. Intanto, Carney moltiplica annunci su energia e difesa con un'urgenza che Radio-Canada ha paragonato a quella di un paese in guerra [A6].
Oltreoceano, lo sguardo degli analisti scandinavi aggiunge un tassello esterno. Secondo Christophe Premat dell'Università di Stoccolma, le minacce di Donald Trump di fare del Canada il cinquantunesimo Stato hanno innescato la spinta separatista, offrendo una prospettiva di rottura a una provincia già esasperata dalle politiche energetiche federali [A10]. La posta in palio è altissima: Conrad Black ricorda che l'Alberta, se uscisse, diventerebbe lo Stato petrolifero più ricco pro capite al mondo, mentre il Canada perderebbe il suo motore economico [A11]. Nel frattempo, i popoli indigeni — le cui rivendicazioni sono seguite con attenzione tanto in Medio Oriente quanto in Russia — ribadiscono che i trattati con la Corona non possono essere annullati da un voto provinciale [A13]. E l'apertura di Smith alla modifica della Costituzione rischia di infiammare ulteriormente il conflitto [A1].
Per l'Europa e l'Italia, la prospettiva di una frammentazione del Canada non è un evento lontano. L'Alberta è un gigante dell'energia: un suo distacco altererebbe i flussi di petrolio e gas verso i mercati globali, proprio mentre l'Unione cerca di diversificare gli approvvigionamenti. Il referendum di ottobre, benché consultivo, metterà alla prova la tenuta dell'architettura federale. Se la legge sulla chiarezza dovrà essere invocata, il Parlamento di Ottawa potrebbe frenare il processo, ma un pronunciamento popolare favorevole alla secessione innescherebbe una crisi costituzionale di lungo periodo. Carney dovrà dimostrare che il federalismo cooperativo non è solo retorica, ma un argine capace di reggere le spinte centrifughe che da Washington a Stoccolma osservano con apprensione.
| Stampa europea continentale | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
| Stampa iraniana e affini | 0.00 | neutral |
La premier dell'Alberta, Danielle Smith, ha annunciato un referendum per il 19 ottobre sulla permanenza della provincia in Canada, ma ha chiarito che il voto non è vincolante e che lei stessa voterà contro l'indipendenza. La consultazione è vista come un modo per sondare l'opinione pubblica, piuttosto che un reale passo verso la secessione. I media europei sottolineano il carattere simbolico dell'iniziativa.
I media del Golfo arabo riferiscono che l'Alberta terrà un 'referendum vincolante' sull'indipendenza, sebbene la premier Smith abbia poi specificato che si tratta solo di un voto per avviare il processo costituzionale verso un futuro referendum. L'enfasi è posta sulla spinta separatista in una provincia ricca di petrolio, con toni che suggeriscono preoccupazione per la stabilità canadese.
I media atlantici canadesi descrivono il referendum come una mossa politica rischiosa della premier Smith, che rischia di dividere ulteriormente il suo partito e di alimentare il separatismo. Articoli ironici sottolineano l'ambiguità del quesito, che non è né per l'indipendenza né chiaramente per l'unità, mentre i leader federali si mobilitano per una campagna a favore del Canada unito. Il tono è allarmato per le conseguenze sulla coesione nazionale.
I media iraniani presentano il referendum come un test significativo per l'unità canadese, dopo che petizioni sia per l'indipendenza sia per restare in Canada hanno raccolto centinaia di migliaia di firme. La copertura è equilibrata e descrive i passaggi legali senza enfasi emotiva, mantenendo un tono distaccato da osservatore esterno.
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