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Mondiali 2026 tra allarmi e incognite: l’avviso delle ong per chi parte per gli Stati Uniti

A meno di due mesi dal calcio d’inizio dei Mondiali 2026, l’ondata di preoccupazione per i diritti umani travolge l’organizzazione del torneo. Amnesty International e una trentina di organizzazioni statunitensi e internazionali – dall’American Civil Liberties Union alla National Association for the Advancement of Colored People – hanno diramato un vero e proprio “avviso di viaggio” per chi intende recarsi negli Stati Uniti, co-ospiti del torneo insieme a Messico e Canada. La ragione, scrivono le ong, è la deriva autoritaria che ha accompagnato le politiche di immigrazione del presidente Donald Trump: un clima di repressione che mette a rischio tifosi, calciatori e giornalisti, esposti a controlli arbitrari dei dispositivi elettronici, discriminazioni razziali e, nei casi peggiori, a detenzione o espulsione sommaria qualora finissero in centri di trattenimento per migranti.

Il monito non riguarda soltanto il territorio americano. L’occhio degli attivisti si posa anche sulle altre due sedi del torneo. In Messico, il giorno dell’inaugurazione a Città del Messico è prevista una manifestazione di donne che chiedono garanzie contro la violenza di genere, in un Paese dove l’insicurezza resta endemica. Per Ottawa, i timori riguardano le politiche di asilo e la gestione dei flussi migratori, che potrebbero riverberarsi su un evento che si vuole “sicuro, libero e inclusivo”, come recita lo slogan della Fifa. Finora, sottolineano le organizzazioni, la federazione internazionale non ha fornito rassicurazioni concrete sulla protezione dei partecipanti, né si è impegnata a garantire il diritto di protesta.

La tensione si sposta ora sul piano politico e diplomatico. A Bruxelles, alcuni analisti osservano che l’allarme potrebbe dissuadere viaggiatori europei – in particolare italiani e spagnoli, tra le comunità più numerose in Nord America – dal seguire la propria nazionale olimpica. In un momento in cui l’Unione Europea cerca di definire una posizione comune sui visti e la sicurezza dei propri cittadini all’estero, il dossier Mondiali rischia di diventare un ulteriore banco di prova del rapporto con l’amministrazione Trump. Dall’ottica di Pechino e di altre capitali asiatiche, invece, la vicenda offre spunti per ridimensionare l’immagine di apertura e modernità che gli Stati Uniti cercano di proiettare con un evento globale.

Il futuro del torneo si gioca così su un crinale delicato. Se da un lato la Fifa insiste sul carattere apolitico dello sport, dall’altro la realtà sul campo – con le corti federali americane già impegnate su ordinanze contro le retate migratorie – impone una riflessione che va oltre il campo da gioco. Le prossime settimane saranno decisive per capire se gli organizzatori riusciranno a offrire garanzie credibili, o se la Coppa del Mondo diventerà il palcoscenico involontario di una crisi dei diritti civili che già segna l’America di Trump.

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Incendio in un impianto chimico a Itaquaquecetuba: fiamme domate, nessuna vittima·Perquisizione nella sede di Starbucks Korea per la campagna “Tank Day”·Mancata separazione tra il Marine One di Trump e un aereo di linea a Washington: la FAA indaga·L’Eurozona accelera a luglio, ma la ripresa dei servizi è disomogenea e gravata da rischi geopolitici·Previsioni meteo in Iran: temporali al nord e caldo record al sud-ovest·Gli Houthi colpiscono l’ottava petroliera saudita nel Mar Rosso e annunciano un’escalation·Drone con esplosivo all’aeroporto di Lipsia, traffico aereo sospeso nella notte·Il greggio si assesta sotto gli 80 dollari: la diplomazia sul Hormuz frena la corsa dei prezzi·Incendio in un impianto chimico a Itaquaquecetuba: fiamme domate, nessuna vittima·Perquisizione nella sede di Starbucks Korea per la campagna “Tank Day”·Mancata separazione tra il Marine One di Trump e un aereo di linea a Washington: la FAA indaga·L’Eurozona accelera a luglio, ma la ripresa dei servizi è disomogenea e gravata da rischi geopolitici·Previsioni meteo in Iran: temporali al nord e caldo record al sud-ovest·Gli Houthi colpiscono l’ottava petroliera saudita nel Mar Rosso e annunciano un’escalation·Drone con esplosivo all’aeroporto di Lipsia, traffico aereo sospeso nella notte·Il greggio si assesta sotto gli 80 dollari: la diplomazia sul Hormuz frena la corsa dei prezzi·
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Mondiali 2026 tra allarmi e incognite: l’avviso delle ong per chi parte per gli Stati Uniti

A meno di due mesi dal calcio d’inizio dei Mondiali 2026, l’ondata di preoccupazione per i diritti umani travolge l’organizzazione del torneo. Amnesty International e una trentina di organizzazioni statunitensi e internazionali – dall’American Civil Liberties Union alla National Association for the Advancement of Colored People – hanno diramato un vero e proprio “avviso di viaggio” per chi intende recarsi negli Stati Uniti, co-ospiti del torneo insieme a Messico e Canada. La ragione, scrivono le ong, è la deriva autoritaria che ha accompagnato le politiche di immigrazione del presidente Donald Trump: un clima di repressione che mette a rischio tifosi, calciatori e giornalisti, esposti a controlli arbitrari dei dispositivi elettronici, discriminazioni razziali e, nei casi peggiori, a detenzione o espulsione sommaria qualora finissero in centri di trattenimento per migranti.

Il monito non riguarda soltanto il territorio americano. L’occhio degli attivisti si posa anche sulle altre due sedi del torneo. In Messico, il giorno dell’inaugurazione a Città del Messico è prevista una manifestazione di donne che chiedono garanzie contro la violenza di genere, in un Paese dove l’insicurezza resta endemica. Per Ottawa, i timori riguardano le politiche di asilo e la gestione dei flussi migratori, che potrebbero riverberarsi su un evento che si vuole “sicuro, libero e inclusivo”, come recita lo slogan della Fifa. Finora, sottolineano le organizzazioni, la federazione internazionale non ha fornito rassicurazioni concrete sulla protezione dei partecipanti, né si è impegnata a garantire il diritto di protesta.

La tensione si sposta ora sul piano politico e diplomatico. A Bruxelles, alcuni analisti osservano che l’allarme potrebbe dissuadere viaggiatori europei – in particolare italiani e spagnoli, tra le comunità più numerose in Nord America – dal seguire la propria nazionale olimpica. In un momento in cui l’Unione Europea cerca di definire una posizione comune sui visti e la sicurezza dei propri cittadini all’estero, il dossier Mondiali rischia di diventare un ulteriore banco di prova del rapporto con l’amministrazione Trump. Dall’ottica di Pechino e di altre capitali asiatiche, invece, la vicenda offre spunti per ridimensionare l’immagine di apertura e modernità che gli Stati Uniti cercano di proiettare con un evento globale.

Il futuro del torneo si gioca così su un crinale delicato. Se da un lato la Fifa insiste sul carattere apolitico dello sport, dall’altro la realtà sul campo – con le corti federali americane già impegnate su ordinanze contro le retate migratorie – impone una riflessione che va oltre il campo da gioco. Le prossime settimane saranno decisive per capire se gli organizzatori riusciranno a offrire garanzie credibili, o se la Coppa del Mondo diventerà il palcoscenico involontario di una crisi dei diritti civili che già segna l’America di Trump.

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