
Aoun incontra Trump: pressioni per il disarmo di Hezbollah e il ritiro israeliano
Il presidente libanese presenta un piano per smantellare l'arsenale del partito sciita, mentre Washington avvia le 'zone pilota' nel sud del Paese.
Il presidente libanese Joseph Aoun incontra oggi alla Casa Bianca Donald Trump, nel pieno delle pressioni statunitensi per il disarmo di Hezbollah, condizione posta da Israele per ritirarsi dal Libano meridionale. L'incontro, il primo di un capo di Stato libanese a Washington dal 2009, giunge il giorno dopo l'annuncio americano dell'avvio di "zone pilota" nel sud, dove l'esercito libanese assumerà il controllo in base all'accordo quadro mediato dagli Stati Uniti e firmato a giugno.
Aoun, ex comandante dell'esercito eletto nel gennaio 2025 con il sostegno occidentale, ha fatto del monopolio statale delle armi un pilastro del suo mandato. Secondo fonti libanesi citate da Reuters, presenterà a Trump una proposta scritta per la dismissione dell'arsenale di Hezbollah e chiederà al presidente americano di esercitare pressioni su Israele affinché completi il ritiro. Il segretario di Stato Marco Rubio, dopo l'incontro di domenica con Aoun, ha dichiarato che "finché esisterà questo problema, il Libano non conoscerà mai una vera pace", lodando al contempo gli sforzi del governo per smantellare l'infrastruttura terroristica del movimento sciita.
La visita si inserisce in un quadro regionale incandescente: Hezbollah ha scatenato una nuova guerra a marzo, lanciando razzi contro Israele in solidarietà con l'Iran, allora sotto attacco statunitense e israeliano. La risposta israeliana ha causato oltre 4.300 morti, secondo il ministero della Salute libanese, e l'occupazione di vaste aree del sud. Aoun, che ha criticato apertamente la scelta del partito filo-iraniano di trascinare il Paese nel conflitto, ha avviato negoziati diretti con Israele – una svolta storica – ma si è finora rifiutato di incontrare il premier Netanyahu. L'intesa di giugno, subordinata al disarmo di Hezbollah, è giudicata "profondamente svantaggiosa" per Beirut da Maha Yahya, direttrice del Carnegie Middle East Center, la quale teme che l'incontro possa tradursi in ulteriori richieste a carico del Libano.
In cambio del sostegno militare richiesto da Aoun per l'esercito, Trump – scrive Robert Satloff del Washington Institute – vorrà "prove aggiuntive della serietà" del presidente libanese, inclusa l'epurazione di ufficiali sospettati di collusione con Hezbollah e passi verso la pace con Israele. Sul tavolo c'è anche l'ipotesi, ventilata da Trump, di un intervento siriano per schiacciare il movimento sciita, ma il presidente siriano Ahmed al-Sharaa ha escluso qualsiasi intenzione di intervenire. Teheran aveva subordinato la conclusione di un protocollo d'intesa con Washington, siglato il 17 giugno, alla cessazione delle ostilità in Libano; l'accordo è ora a rischio per la ripresa degli scontri tra Stati Uniti e Iran dal 7 luglio. L'esito del colloquio definirà i prossimi passi del negoziato trilaterale e la tenuta dell'accordo sulle zone pilota.
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Il Libano, attraverso il presidente Aoun, ribadisce la richiesta di un ritiro israeliano completo dal sud del paese, mentre le Forze Armate libanesi si preparano a prendere il controllo delle zone sperimentali. L'incontro con Trump è visto come un'opportunità per rafforzare la sovranità nazionale e ottenere garanzie sul disarmo di Hezbollah, ma con la consapevolezza che l'equilibrio è fragile. La copertura mediatica locale sottolinea la determinazione libanese a non cedere pressioni esterne.
La visita di Aoun a Washington viene presentata come un gesto soprattutto simbolico, più utile a rassicurare gli alleati occidentali che a produrre svolte concrete. L'incontro si inserisce in una strategia americana di contenimento dell'Iran, con il Libano usato come pedina per isolare Teheran. La questione del disarmo di Hezbollah resta secondaria rispetto ai giochi geopolitici tra grandi potenze.
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