
L’Arabia Saudita intercetta droni dall’Iraq, gli Houthi tentano attacchi agli impianti petroliferi
Le difese saudite hanno abbattuto diversi droni lanciati da milizie filo-iraniane dall'Iraq, mentre i ribelli yemeniti Houthi hanno rivendicato attacchi alle infrastrutture petrolifere del regno.
Lunedì 27 luglio le forze armate saudite hanno intercettato e distrutto diversi droni lanciati dal territorio iracheno, diretti contro impianti petroliferi nel distretto orientale del regno e nella capitale Riyad. Secondo il portavoce del ministero della Difesa saudita, brigadiere generale Turki al-Malki, gli attacchi sono stati condotti da milizie sostenute dall'Iran operanti in Iraq. Quasi contestualmente, il portavoce degli Houthi yemeniti, Yahya Saree, ha annunciato di aver colpito «punti strategici legati al rifornimento e al trasporto di petrolio greggio saudita», definendo l'operazione una rappresaglia per le recenti incursioni di droni sauditi nello spazio aereo yemenita.
La reazione internazionale è stata immediata. Gli Emirati Arabi Uniti, attraverso il ministero degli Esteri, hanno condannato gli attacchi come «una palese violazione della sovranità saudita e una seria minaccia alla sicurezza del regno», ribadendo piena solidarietà a Riyad. Il governo saudita ha a sua volta chiesto a Baghdad di «adottare tutte le misure necessarie per impedire che il suo territorio venga utilizzato come punto di lancio di aggressioni». Al momento nessun gruppo armato iracheno ha rivendicato la responsabilità degli attacchi.
Questi episodi segnano una ripresa delle ostilità dopo una tregua di fatto tra Stati Uniti e Iran, iniziata sabato 25 luglio quando il presidente Donald Trump ha sospeso la campagna di 13 notti consecutive di bombardamenti contro obiettivi iraniani. La sospensione, secondo fonti militari statunitensi citate dai media, è avvenuta su consiglio dei vertici militari, che avevano segnalato l'esaurimento dei bersagli disponibili e la preoccupazione per il consumo di munizioni antiaeree. Il prezzo del petrolio Brent è crollato di circa il 6,5% lunedì, scendendo sotto i 90 dollari al barile dopo aver brevemente superato i 100 dollari la settimana precedente.
L'escalation tra Riyad e gli Houthi minaccia di far saltare la tregua mediata dall'Onu nel 2022, che aveva portato a una relativa calma dopo otto anni di guerra. Il conflitto yemenita è iniziato nel 2014, quando gli Houthi hanno conquistato il controllo di vasti territori, e dal 2015 l'Arabia Saudita guida una coalizione militare a sostegno del governo riconosciuto. Intanto l'Iran, attraverso i suoi alleati, continua a esercitare pressione: fonti della Repubblica islamica hanno riferito di aver respinto lunedì sei navi «offensori» che tentavano di attraversare lo Stretto di Hormuz senza autorizzazione, ribadendo il controllo della via d'acqua strategica. Non è ancora pervenuta una replica ufficiale saudita alle rivendicazioni Houthi, né un commento dal governo iracheno.
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L'Arabia Saudita abbatte droni lanciati dall'Iraq per il secondo giorno consecutivo, mentre gli Houthi rivendicano di aver respinto una petroliera saudita. La tensione resta alta nonostante una fase di calma tra Stati Uniti e Iran.
L'Arabia Saudita attacca obiettivi di milizie filo-iraniane in Iraq come rappresaglia per gli attacchi con droni, mentre il governo iracheno apre un'indagine. La regione resta in tensione.
Le forze saudite intercettano droni 'terroristici' lanciati dall'Iraq e, esercitando il diritto di autodifesa, colpiscono le milizie iraniane responsabili. La comunità internazionale è chiamata a prendere atto.
Le difese aeree saudite neutralizzano droni lanciati da milizie affiliate all'Iran contro impianti petroliferi. Il regno ribadisce il suo diritto a difendersi da attacchi terroristici.
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