
Aukus, l'ex ministro Evans: «È tra le peggiori decisioni di politica estera australiane»
L'ex ministro degli Esteri australiano Gareth Evans ha definito l'accordo Aukus una delle peggiori decisioni di politica estera e difesa mai prese da un governo australiano, sostenendo che l'iniziativa è stata permessa da Donald Trump solo per neutralizzare la minaccia nucleare cinese contro gli Stati Uniti. In un'audizione pubblica indipendente, Evans ha avvertito che il trasferimento e la costruzione di sottomarini nucleari in Australia, a partire dai primi anni Trenta, rappresentano di fatto un'estensione della flotta militare americana. Secondo l'ex ministro, una futura amministrazione statunitense non verrebbe in soccorso dell'Australia in caso di attacco esistenziale, ma interverrebbe solo se i propri interessi sul suolo australiano fossero minacciati.
La critica di Evans si inserisce in un dibattito più ampio che vede l'Australia divisa tra l'alleanza strategica con Washington e la crescente interdipendenza economica con Pechino. Da Canberra, la prospettiva di un confronto militare con la Cina appare sempre più concreta, mentre l'opinione pubblica e parte della classe politica iniziano a mettere in dubbio i costi e i rischi dell'accordo. Secondo gli analisti di Bruxelles, la scelta australiana riflette una tendenza globale verso una maggiore militarizzazione dell'Indo-Pacifico, che coinvolge anche l'Europa attraverso la presenza di alleati come Francia e Regno Unito.
Dal punto di vista italiano, la vicenda Aukus solleva interrogativi sulla coerenza della politica di difesa europea. Mentre l'Italia partecipa a missioni di sicurezza nel Mediterraneo e nell'Indo-Pacifico, l'accordo anglo-australiano rischia di marginalizzare il ruolo dell'Unione Europea nella regione. Gli esperti di geopolitica a Roma sottolineano come la scelta di escludere la Francia dall'accordo abbia già creato tensioni all'interno della Nato, e come l'Italia debba ora valutare se rafforzare la propria autonomia strategica o allinearsi più strettamente agli Stati Uniti.
In prospettiva, il futuro di Aukus dipenderà dall'evoluzione della presidenza Trump e dalla capacità di Canberra di mantenere un equilibrio tra le pressioni americane e le proprie esigenze economiche. Se da un lato l'accordo potrebbe accelerare la corsa agli armamenti nella regione, dall'altro potrebbe spingere Pechino a cercare nuovi alleati in Europa e nel Sud-Est asiatico. Per l'Italia, la sfida sarà quella di preservare i propri interessi commerciali con la Cina senza compromettere la solidarietà atlantica, in un contesto in cui le alleanze tradizionali vengono sempre più messe in discussione.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa giapponese-coreana | 0.00 | neutral |
La stampa atlantica mette in luce le crescenti difficoltà del Regno Unito nel mantenere gli impegni AUKUS, con sottomarini nucleari britannici fuori servizio e critiche interne al patto. Figure di spicco del partito laburista australiano definiscono l'accordo una 'mucca da mungere' per gli USA, spingendo per alternative più economiche. Il tono è di preoccupazione strategica e scetticismo sulla fattibilità del piano.
La stampa giapponese-coreana osserva le controversie su AUKUS con distacco analitico, sottolineando che le critiche non fermeranno l'accordo data la sua logica strategica. Il focus è sulla resilienza del patto nonostante gli ostacoli tecnici e politici, con un tono misurato e pragmatico.
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