
Biennale di Venezia, la giuria si dimette: terremoto politico e artistico a pochi giorni dall’apertura
La Biennale di Venezia è stata scossa da un evento senza precedenti: l’intera giuria internazionale della 61ª Esposizione d’Arte si è dimessa in blocco, a pochi giorni dall’inaugurazione prevista per il 9 maggio. Il gesto, comunicato giovedì dalla Fondazione, arriva all’indomani dell’invio di ispettori del ministero della Cultura nella sede di Ca’ Giustinian, un’azione che ha assunto i contorni di un vero e proprio atto di sfida tra il governo e l’ente autonomo. La decisione delle cinque giurate – presiedute dalla brasiliana Solange Farkas – affonda le radici in una controversia apertasi settimane fa, quando il board aveva annunciato che non avrebbe preso in considerazione le opere di artisti provenienti da Paesi i cui leader sono accusati di crimini di fronte alla Corte penale internazionale, misura che di fatto colpiva Russia e Israele.
Una scelta che il ministero di Alessandro Giuli ha giudicato una violazione del principio di neutralità culturale, mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, pur difendendo la capacità del presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, ha dichiarato di non aver condiviso la riapertura del padiglione russo, definendola una posizione che lei stessa non avrebbe preso. Il contrasto si era già acuito a marzo, quando la Biennale aveva annunciato la partecipazione della Russia, suscitando la reazione del commissario europeo per la Cultura, che ha minacciato di boicottare l’evento qualora Mosca fosse stata presente. Da Bruxelles, gli analisti hanno sottolineato come questa vicenda metta in luce le crescenti difficoltà nel separare il giudizio artistico dalle pressioni geopolitiche, mentre l’ottica di Pechino – pur assente dal dibattito diretto – osserva con interesse la capacità dell’Europa di gestire conflitti culturali in un contesto di guerra ibrida.
A complicare il quadro, il governo italiano ha inviato funzionari per verificare la gestione della Fondazione, mossa che molti commentatori tedeschi hanno letto come un tentativo di ingerenza politica in un’istituzione culturalmente strategica. La Biennale ha reagito con una mossa inedita: ha istituito due Leoni dei Visitatori, da assegnare tramite voto del pubblico, e ha spostato la cerimonia di premiazione dal 9 maggio al 22 novembre, giorno di chiusura della mostra. In questo nuovo schema, anche Russia e Israele potranno concorrere, ma la vera posta in gioco è l’autonomia delle istituzioni culturali di fronte alla politica estera.
La vicenda, destinata a evolversi nei prossimi mesi, segna un passaggio cruciale per il ruolo dell’arte come spazio di dialogo o come arena di sanzioni, e l’Italia si trova a fare da banco di prova per l’intera architettura culturale europea.
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