
Myanmar, strage in un deposito di esplosivi: almeno 55 morti nel nord-est dilaniato dalla guerra civile
L'esplosione, probabilmente accidentale, ha devastato il villaggio di Kaungtat nello Stato Shan, area controllata dai ribelli dell'TNLA a ridosso del confine cinese. Il bilancio è ancora incerto, con stime tra 45 e 59 vittime.
La deflagrazione che domenica 31 maggio ha squarciato un edificio nel villaggio di Kaungtat, nel nord-est del Myanmar, ha trasformato in tragedia un pomeriggio di ordinaria vita rurale. Il boato, seguito da un’enorme colonna di fumo nero, ha ucciso almeno 55 persone – 25 donne e 30 uomini, oltre a sei bambini – secondo fonti vicine ai soccorritori. Altri rapporti parlano di 46 o 59 vittime, a testimonianza della caotica conta dei resti in una zona di guerra. “Sembrava che il mondo fosse finito”, ha raccontato un testimone alla stampa latinoamericana, mentre le immagini diffuse sui social mostravano case distrutte e corpi estratti dalle macerie.
L’area, a tre chilometri dal confine cinese e sotto il controllo dell’Esercito di Liberazione Nazionale Ta’ang (TNLA), è da anni teatro di scontri intermittenti tra la giunta militare birmana e le milizie etniche. In questo caso, però, l’esplosione non è legata a un’azione bellica: il magazzino era utilizzato per conservare esplosivi destinati all’attività mineraria, pratica diffusa in una regione ricca di giada e metalli preziosi. La TNLA, attualmente in cessate-il-fuoco con l’esercito regolare, ha parlato di detonazione accidentale e ha annunciato un’indagine interna. Ma il confine permeabile con la Cina, e la presenza di traffici illeciti, alimentano i sospetti di osservatori europei circa la reale natura di questi depositi.
La tragedia getta luce sulle condizioni di estrema vulnerabilità dei civili in un paese precipitato nel caos dopo il golpe del 2021. Oltre cento abitazioni sono state danneggiate dall’onda d’urto, e decine di feriti – più di 70 – hanno intasato l’ospedale locale. La TNLA ha promesso assistenza immediata alle famiglie colpite, mentre i soccorritori continuano a scavare tra i detriti. La mancanza di infrastrutture e la difficoltà di accesso alla regione complicano i soccorsi: molti dei corpi sono stati cremati in fretta, secondo le consuetudini locali.
Per gli analisti di Bruxelles, episodi come questo confermano l’incapacità della giunta di garantire sicurezza anche al di fuori delle zone di combattimento attivo, e rafforzano le richieste di sanzioni internazionali. Da Pechino, che mantiene un delicato equilibrio tra il sostegno al regime e la pressione sulle milizie di frontiera, si guarda con preoccupazione alla destabilizzazione del corridoio commerciale con l’Asia meridionale. Per l’Italia e l’Unione europea, la crisi birmana rappresenta non solo una catastrofe umanitaria ma anche un fattore di instabilità regionale capace di influenzare i flussi migratori e i mercati delle materie prime. Mentre le indagini cercano di fare luce sull’accaduto, Kaungtat diventa l’ennesimo simbolo di un conflitto dimenticato, dove le vittime si contano a decine anche in tempo di tregua.
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.60 | critical |
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
Una violenta esplosione in un villaggio nel nord-est del Myanmar ha causato una strage con decine di vittime, tra cui bambini. L'esplosione sarebbe stata accidentale e si è verificata in un deposito di esplosivi per uso minerario situato in territorio controllato da gruppi ribelli. I soccorritori descrivono una scena di devastazione con oltre cento case danneggiate.
Un'esplosione devastante ha raso al suolo un villaggio di confine, causando oltre 50 morti. La deflagrazione è avvenuta in un magazzino di esplosivi gestito da una guerriglia ribelle, sollevando interrogativi sulla sicurezza di tali depositi nella zona. Testimoni raccontano di un boato apocalittico e di una nube di fumo nero che ha coperto tutto il villaggio.
Le agenzie russe riferiscono di un'esplosione in un deposito di esplosivi nel nord-est del Myanmar con un bilancio di oltre 46 morti. Le informazioni provengono da fonti internazionali come AP e AFP, che citano soccorritori locali. L'evento viene riportato in modo asciutto, senza commenti sul contesto politico.
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