
I ribelli Houthi annunciano il blocco navale contro l’Arabia Saudita, petroliere saudite invertono la rotta
La minaccia di attacchi alle navi dirette ai porti sauditi ha già spinto due petroliere a deviare verso Suez, mentre lo stretto di Bab el-Mandeb diventa un nuovo fronte nella guerra tra Stati Uniti e Iran.
Lunedì 20 luglio il movimento yemenita Houthi, sostenuto dall’Iran, ha dichiarato un blocco navale «contro il nemico saudita, secondo il principio occhio per occhio, con effetto immediato», come annunciato dal portavoce militare Yahya Saree. La misura, comunicata anche via e-mail e radio alle compagnie di navigazione, minaccia di colpire non solo le navi battenti bandiera saudita ma qualsiasi unità che carichi o scarichi merci nei porti del regno. L’effetto è stato immediato: martedì due petroliere cariche di greggio saudita destinate a Cina e India – la Rodos e la Xin Long Yang – hanno invertito la rotta nel Mar Rosso dirigendosi verso il Canale di Suez invece di attraversare lo stretto di Bab el-Mandeb, mentre una terza nave cisterna, la New Prime, ha fatto marcia indietro al largo dell’Oman.
La decisione degli Houthi è stata presentata come ritorsione per un attacco all’aeroporto di Sanaa, che il gruppo attribuisce a Riad, e per il blocco dei porti yemeniti. Secondo fonti regionali, la crisi immediata è scaturita dal tentativo del governo yemenita riconosciuto dall’Arabia Saudita di impedire l’atterraggio di un aereo iraniano che riportava a Sanaa una delegazione Houthi reduce dai funerali della Guida Suprema Ali Khamenei. Riad ha condannato con forza l’annuncio del blocco, definendolo «accuse infondate», e ha dichiarato che prenderà «tutte le misure necessarie» per proteggere le proprie navi, mentre il portavoce della coalizione a guida saudita ha promesso una risposta «ferma e risoluta». Da Washington, il presidente Donald Trump ha minimizzato la portata immediata della minaccia, affermando che «finora non è successo nulla», ma ha avvertito che se gli Houthi dovessero chiudere lo stretto «ce ne occuperemo noi».
L’annuncio del blocco colpisce un punto nevralgico del commercio energetico globale. Da quando il conflitto tra Stati Uniti e Iran ha reso di fatto inaccessibile lo stretto di Hormuz, l’Arabia Saudita ha dirottato gran parte delle proprie esportazioni di greggio – circa quattro milioni di barili al giorno – attraverso il terminal di Yanbu sul Mar Rosso, facendo di Bab el-Mandeb la principale via alternativa verso l’Asia. Secondo i dati di Kpler, oltre il 15% del traffico marittimo mondiale transita per questo corridoio, e interruzioni analoghe verificatesi tra il 2023 e il 2025 sono costate al settore circa venti miliardi di dollari l’anno. Gli analisti avvertono che una crisi simultanea su Hormuz e Bab el-Mandeb potrebbe ridurre l’offerta globale di petrolio di un ulteriore 7%, con un impatto diretto sui prezzi alla pompa anche in Europa e in Italia, dove il costo del greggio ha già superato i novanta dollari al barile.
La mossa degli Houthi si inserisce in una più ampia strategia iraniana, tesa – secondo osservatori mediorientali – ad aggravare la crisi economica globale per aumentare il costo della guerra. Teheran, che da anni fornisce armi e tecnologia al gruppo yemenita, avrebbe fatto pressione sugli alleati perché aprissero il fronte di Bab el-Mandeb in risposta ai continui bombardamenti statunitensi sulle infrastrutture iraniane. La tregua del 2022 tra Houthi e Arabia Saudita, già fragile, appare ora compromessa, mentre il porto di Yanbu continua al momento a operare. La situazione resta fluida: le minacce non hanno ancora prodotto un blocco fisico dello stretto, ma hanno già modificato le rotte del trasporto marittimo, innalzato i premi assicurativi e riacceso i timori di una strozzatura prolungata delle forniture energetiche mondiali.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa israeliana | −0.80 | critical |
Il blocco navale annunciato dagli Houthi provoca l'inversione di rotta di diverse petroliere nel Mar Rosso, interrompendo il traffico commerciale verso l'Arabia Saudita. La notizia viene trattata come un episodio di rischio per le catene di approvvigionamento globali, con toni fattuali e attenzione ai dati di navigazione.
Gli Houthi, definiti gruppo terroristico allineato all'Iran, dichiarano un embargo marittimo contro l'Arabia Saudita, spingendo le petroliere a invertire la rotta. La notizia è presentata come una minaccia alla sicurezza globale e una nuova escalation nel conflitto con l'Iran, con toni di allarme e condanna.
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