
Trump spinge per Infantino segretario generale dell’Onu
Secondo il New York Post, il presidente americano considera il numero uno della Fifa «rispettato da tutti» e capace di unire, ma restano incognite sulla candidatura e sul via libera del Consiglio di Sicurezza.
Donald Trump vorrebbe che Gianni Infantino, presidente della Fifa, diventasse il prossimo segretario generale delle Nazioni Unite. Lo scrive il New York Post citando una fonte vicina al presidente americano, secondo cui Infantino «è rispettato da tutti nel mondo e ha una particolare capacità di unire le persone». La stima reciproca si è consolidata durante l’organizzazione e lo svolgimento del Mondiale di calcio 2026, ospitato da Stati Uniti, Canada e Messico: in quell’occasione Infantino ha consegnato a Trump il primo Premio per la Pace della Fifa, e il tycoon è intervenuto personalmente per chiedere – e ottenere – la sospensione della squalifica dell’attaccante statunitense Folarin Balogun, creando un precedente che ha sollevato critiche nel mondo del calcio.
Il prossimo segretario generale sarà eletto entro la fine dell’anno per succedere al portoghese António Guterres, il cui mandato scade a dicembre. Per ottenere la carica, Infantino dovrebbe prima ricevere l’endorsement del Consiglio di Sicurezza – dove i cinque membri permanenti, compresi Cina e Russia, dispongono del diritto di veto – e poi la conferma dell’Assemblea Generale. Al momento, però, non è chiaro se il dirigente svizzero sia interessato all’incarico né se Trump abbia già affrontato l’argomento con lui. La Fifa non ha commentato le indiscrezioni, e lo stesso Infantino ha già annunciato l’intenzione di ricandidarsi alla guida della federazione nelle elezioni previste per marzo 2027.
La mossa romperebbe la prassi non scritta della rotazione regionale: il posto era atteso per l’America Latina o i Caraibi, mentre Infantino è europeo come Guterres, e due mandati consecutivi per lo stesso continente sarebbero inusuali – un precedente si verificò con l’Africa quando gli Stati Uniti bloccarono la riconferma dell’egiziano Boutros-Ghali, aprendo la strada al ghanese Annan. Tra i candidati già in campo figurano l’ex presidente cilena Michelle Bachelet, che secondo fonti vicine alla Casa Bianca incontrerebbe resistenze da parte di Washington, e l’argentino Rafael Grossi, direttore generale dell’Aiea, sul quale potrebbero pesare le obiezioni del Regno Unito per la disputa sulle isole Falkland/Malvinas. L’inviato speciale di Trump per i partenariati globali, Paolo Zampolli, ha definito «geniale» l’idea e ha sottolineato che Infantino, abituato a gestire oltre duecento federazioni nazionali, saprebbe trasferire quell’esperienza al Palazzo di Vetro.
Una eventuale nomina di Infantino potrebbe distendere i rapporti tra Washington e le Nazioni Unite, segnati dal ritiro statunitense da Oms, Unesco e Consiglio per i diritti umani e dal taglio dei contributi all’organizzazione. Sul piano personale, però, il passaggio comporterebbe un drastico ridimensionamento economico: il presidente della Fifa percepisce circa sei milioni di dollari l’anno, mentre lo stipendio del segretario generale dell’Onu si aggira sui 418 mila dollari. Al momento l’ipotesi resta affidata alle colonne di un solo quotidiano e a dichiarazioni informali; il dossier entrerà nel vivo soltanto quando il Consiglio di Sicurezza avvierà le consultazioni per il dopo-Guterres.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | −0.60 | critical |
| Stampa cinese | +0.20 | neutral |
| Stampa iraniana e affini | −0.80 | critical |
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