
Brasile e Argentina, due facce del consumo: i segnali contraddittori del varejo e la crisi argentina
Mentre il Brasile registra dati contrastanti tra un indice positivo e uno negativo, l’Argentina vede crollare le vendite al dettaglio e toccare un record di insolvenze.
L’America Latina offre due immagini contrastanti del consumo. Da un lato l’Argentina, dove le vendite al dettaglio delle piccole e medie imprese sono calate del 3,2% ad aprile rispetto allo stesso mese del 2024, un dato che si inserisce in una contrazione del 3,5% nel primo quadrimestre. Dall’altro il Brasile, che mostra segnali opposti a seconda dell’indice considerato: secondo l’elaborazione di Stone, specializzata in pagamenti digitali, le vendite sono cresciute del 5,4% su base annua; per l’indice Cielo, invece, sono calate del 3%, il peggior risultato in dodici mesi. Una divergenza che riflette metodologie diverse e un quadro economico ancora incerto.
Il dato argentino, certificato dalla Confederazione Argentina della Media Impresa, presenta una tendenza diffusa: sei dei sette settori monitorati sono in rosso, con punte negative del 12,3% per bazar e decorazione e del 7,2% per profumeria. Solo le farmacie resistono, con un +6,1%, spinte dalla domanda di beni essenziali. Ma il segnale più preoccupante arriva dalle insolvenze delle famiglie, che hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi vent’anni, come rilevato da un’indagine privata. Il consumo resta ancorato all’acquisto di beni di prima necessità, spesso rateizzati, mentre la ripresa economica promessa dal governo di Javier Milei fatica a materializzarsi.
In Brasile, il contrasto tra i due indici racconta una realtà più sfaccettata. Il dato positivo di Stone (+5,4% annuo) è trainato da carburanti e lubrificanti (+14,4%) e materiali da costruzione (+7,4%), settori che beneficiano di dinamiche congiunturali come i prezzi dei combustibili e la stagione delle costruzioni. L’indice Cielo, che considera un paniere più ampio, evidenzia invece una contrazione del 3% su base annua, spiegata con l’inflazione ancora alta, il maggiore impegno dei redditi familiari e l’effetto calendario della Pasqua, che ha spostato i consumi. Sei degli otto segmenti analizzati da Stone sono in crescita, ma il confronto con marzo segna un lieve calo (-0,2%), a indicare una perdita di slancio sul brevissimo periodo.
Da un punto di vista europeo, questi dati hanno implicazioni dirette. L’Italia, che intrattiene relazioni commerciali significative con entrambi i paesi – dall’export di macchinari e moda al Brasile, alle forniture agroalimentari verso l’Argentina – segue con attenzione l’evoluzione dei consumi locali. La ripresa brasiliana resta fragile e frammentata, mentre la recessione argentina si conferma più profonda del previsto, con possibili ripercussioni sulle catene del valore e sugli investimenti delle imprese italiane presenti nella regione. Secondo gli analisti di Bruxelles, la divergenza tra le due economie sudamericane potrebbe accentuarsi nei prossimi mesi, a meno di politiche fiscali e monetarie capaci di sostenere la domanda interna. Intanto, il consumatore latinoamericano mostra due volti: uno cauto e determinato a cercare sconti e finanziamenti, l’altro incerto, schiacciato tra inflazione e debito.
Allarga lo sguardo
Trump annuncia un accordo per il disarmo di Hamas, ma Israele resta scettico
4 lingue · 103 testate
Da Economy & MarketsIl Messico rimbalza dell’1,5% nel secondo trimestre, il miglior dato in oltre cinque anni
1 lingua · 18 testate
Da TechnologyGIIAS 2026: Chery lancia la Q con prenotazione solo online, 6.000 ordini in poche settimane
1 lingua · 15 testate