
Australia Occidentale verso il fallimento climatico: il rapporto Woodside e l’acciaio globale
Secondo un rapporto commissionato da Woodside, lo Stato australiano mancherà l’obiettivo 2050. Intanto la produzione d’acciaio mondiale resta ancorata al carbone.
L’Australia Occidentale si prepara a mancare l’obiettivo di neutralità climatica del 2050, con uno slittamento che potrebbe arrivare fino a un decennio. A sostenerlo è un rapporto firmato da Deloitte Access Economics e commissionato dal colosso petrolifero Woodside, che già sta alimentando un acceso dibattito. L’azienda presenta i risultati come una ragione per non abbandonare il progetto Browse, un impianto da trenta miliardi di dollari per l’esportazione di gas naturale liquefatto. Secondo gli analisti di Perth, senza il contributo del gas la transizione energetica nello Stato sarebbe ancora più costosa. Il governo locale del premier Roger Cook ha già annunciato che le emissioni potrebbero aumentare per via del ruolo del Western Australia come fornitore globale di energia: una sorta di sacrificio virtuoso, secondo il quale il mondo sarebbe il vero vincitore. Le organizzazioni ambientaliste australiane, però, parlano di propaganda aziendale e di un progetto che rischia di diventare un drenaggio economico e un disastro ecologico.
Questa vicenda si inserisce in un quadro globale ben più ampio. Il settore siderurgico, responsabile dell’undici per cento delle emissioni di gas serra di origine umana, continua a dipendere quasi totalmente dal carbone fossile per alimentare i tradizionali altiforni. Secondo il Global Energy Monitor, la capacità mondiale di altiforni a carbone è aumentata del cinque per cento rispetto al 2024, con 319 milioni di tonnellate annue tra nuovi impianti annunciati o in costruzione. Entro il 2035, la capacità netta crescerà di altri 88 milioni di tonnellate all’anno. L’acciaio verde, al contrario, segna progressi trascurabili. Da Bruxelles arriva un monito: senza una rapida decarbonizzazione della siderurgia, ogni sforzo sui trasporti e sull’energia rischia di essere vanificato.
La prospettiva di Pechino è rivelatrice. La Cina, primo produttore mondiale di acciaio, continua a espandere i propri altiforni a carbone, nonostante gli impegni formali per raggiungere il picco delle emissioni entro il 2030. Il gas australiano esportato da Woodside potrebbe in teoria sostituire il carbone in alcune fasi della produzione, ma la realtà tecnologica e industriale mostra una dipendenza strutturale dal combustibile fossile più inquinante.
Il paradosso è evidente. L’Australia Occidentale giustifica l’aumento delle proprie emissioni con la necessità di aiutare il mondo a ridurre le proprie, ma il mercato assorbe quel gas senza modificare radicalmente i propri processi. Gli analisti di mercato sottolineano che senza un coordinamento globale tra politiche energetiche e industriali, il rischio è di creare un circolo vizioso: più esportazioni di gas, più acciaio prodotto con carbone, più emissioni totali. Il futuro della transizione climatica si gioca proprio su questo crinale, tra la retorica del sacrificio locale e la lentezza strutturale dei grandi settori emissivi.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.50 | critical |
La stampa progressista atlantica denuncia l'ipocrisia del governo dell'Australia Occidentale, che ammette di mancare i propri obiettivi climatici ma si giustifica dicendo di aiutare il mondo a decarbonizzare. Viene sottolineato come il rapporto commissionato da Woodside sia usato per legittimare nuovi progetti fossili, mentre lo stato resta di fatto il 'forno' del pianeta. Il tono è amaramente ironico verso la retorica del 'global winner' usata dal premier.
La stampa europea continentale riporta con preoccupazione i dati dell'ONG Global Energy Monitor, secondo cui la produzione mondiale di acciaio resta fortemente dipendente dal carbone e le capacità di acciaio 'verde' aumentano solo lentamente. L'enfasi è sul dato tecnico: 319 milioni di tonnellate annue di nuovi altiforni a carbone sono in costruzione o annunciati. Il tono è allarmato ma misurato, con un focus sulle implicazioni per il clima globale.
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