
Brasile, il governo prepara il veto sulla rinegoziazione dei debiti rurali
Approvata al Senato, la misura da 140 miliardi di real pesa sul Fondo sociale del pre-sal e il ministro Durigan avverte: «Non è sopportabile».
Il Senato brasiliano ha dato il via libera a una proposta di rinegoziazione dei debiti per i produttori agricoli, accendendo un nuovo scontro tra esecutivo e legislativo. Il progetto prevede linee di credito agevolate per gli agricoltori colpiti da eventi climatici e crisi internazionali, attingendo risorse dal Fondo sociale del pre-sal. Secondo le stime del governo, l’impatto sui conti pubblici raggiungerebbe i 140 miliardi di real nell’arco di un decennio, una cifra giudicata insostenibile dalla squadra economica. Il ministro della Fazenda, Dario Durigan, ha dichiarato che senza modifiche alla Camera il testo sarà probabilmente oggetto di veto presidenziale o addirittura di un ricorso alla giustizia.
La sconfitta subita dall’esecutivo su questo fronte si inserisce in una serie di votazioni su cosiddette «pauta-bomba» – provvedimenti ad alto costo fiscale – che stanno mettendo a dura prova la capacità del governo di mantenere l’equilibrio di bilancio. Da Brasilia trapela una crescente preoccupazione: l’accumulo di spese straordinarie rischia di compromettere la credibilità del nuovo quadro fiscale appena varato e di alimentare le tensioni sui mercati emergenti. In un’America Latina alle prese con il rallentamento economico e tassi d’interesse ancora elevati, il caso brasiliano assume una valenza emblematica.
La partita si sposta ora alla Camera dei deputati, dove il governo conta di ridimensionare la proposta. Se non ci saranno correzioni, il presidente Lula sarà chiamato a un veto che potrebbe accentuare le frizioni con il potente settore dell’agrobusiness, tradizionalmente vicino all’opposizione. Nell’ottica del Planalto, tuttavia, difendere l’ortodossia di bilancio è essenziale per non indebolire ulteriormente il real e preservare lo spazio per investimenti sociali. La vicenda, osservano analisti finanziari di San Paolo, dimostra quanto sia difficile coniugare le legittime richieste di sostegno al settore produttivo con le esigenze di responsabilità fiscale, una tensione che attraversa molte economie in via di sviluppo.
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