
Bruxelles accusa Meta: i minori sono ancora senza difese, multa fino a 12 miliardi
Con un gesto che segna un punto di non ritorno nella regolamentazione delle grandi piattaforme, la Commissione europea ha comunicato le conclusioni preliminari di un’indagine destinata a fare rumore: Meta, la casa madre di Facebook e Instagram, ha violato il Digital Services Act non avendo impedito l’accesso ai minori di tredici anni. La comunicazione, arrivata da Bruxelles nella mattina del 29 aprile, ha assunto subito toni di straordinaria durezza. Se confermata, l’infrazione potrebbe costare al colosso di Mark Zuckerberg fino al sei per cento del fatturato annuo globale, una cifra che, sui circa duecentouno miliardi di dollari di ricavi del 2025, supererebbe i dodici miliardi di dollari. Non è mai stata in ballo una sanzione di queste proporzioni nel campo della tutela dei minori online, e il messaggio politico è chiaro: l’autoregolamentazione è finita, e il tempo delle mezze misure è scaduto.
Secondo gli analisti di Bruxelles, il cuore del problema non sta nelle intenzioni dichiarate – gli stessi termini di servizio di Meta fissano a tredici anni l’età minima per registrarsi – ma nell’assenza di qualsiasi meccanismo di verifica che non possa essere aggirato da un falso anno di nascita. I documenti diffusi dalla Commissione parlano di una valutazione dei rischi del tutto inadeguata e di strumenti di controllo che, nella pratica, risultano pressoché inesistenti. L’azienda, dal canto suo, replica che le verifiche funzionano e che nuove soluzioni sono in arrivo, ma da Washington e dalla Silicon Valley si percepisce un crescente fastidio verso quel che viene letto come un accanimento regolatorio europeo, proprio mentre il dibattito americano sulla Section 230 torna a infiammarsi. In questo braccio di ferro, la posta in gioco non è soltanto economica: a essere ridefinito è il perimetro stesso della responsabilità delle imprese tecnologiche verso i cittadini più vulnerabili.
La vicenda assume contorni ancora più concreti se osservata da Roma e dalle altre capitali del continente. Mentre in Italia cresce la pressione dell’opinione pubblica per una legge che fissi limiti anagrafici certi all’uso degli smartphone, la Commissione ha raccomandato ai Ventisette di accelerare l’adozione di un’applicazione europea per la verifica dell’età, progettata per essere rispettosa della privacy e resa disponibile entro la fine dell’anno. È un tassello decisivo di quell’architettura normativa che l’Unione sta costruendo per proteggere i minori senza comprimere i diritti degli adulti, un equilibrio delicatissimo su cui si misurerà la credibilità stessa del progetto digitale europeo. Da Mosca, dove Meta è bandita in quanto ritenuta organizzazione estremista, lo scontro viene osservato con un misto di distacco e compiacimento, ennesima prova – nella narrazione ufficiale russa – delle contraddizioni interne all’Occidente.
Eppure, al di là delle letture strumentali, ciò che si va profilando è una fase costituente per la rete. L’indagine su Meta non è un caso isolato: si inserisce in una strategia più ampia che, nei prossimi mesi, toccherà anche altre piattaforme e altri aspetti del Digital Services Act, dalla gestione dei contenuti alla trasparenza algoritmica. La vera partita si giocherà però sul terreno della verifica dell’età, perché è lì che si intrecciano due questioni destinate a segnare il futuro digitale dell’Europa: la protezione dell’infanzia e il diritto all’anonimato. Se l’app europea riuscirà a coniugare efficacia e riservatezza, Bruxelles avrà prodotto non soltanto una multa esemplare, ma il prototipo di un nuovo modo di governare lo spazio pubblico online. In caso contrario, il fragore della sanzione rischierà di restare un rumore senza architettura, l’ennesimo richiamo che il mercato e l’abitudine finiranno per attenuare.
| Stampa europea continentale | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | −0.30 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
La Commissione europea ha accusato Meta di non proteggere i minori, permettendo l'accesso a Instagram e Facebook a bambini sotto i 13 anni. I controlli sull'età sono giudicati inefficaci e l'azienda rischia una multa fino al 6% del fatturato globale, circa 12 miliardi di dollari. Bruxelles incalza: le piattaforme espongono i più piccoli a rischi multipli.
L'UE ha accusato Meta, già bandita in Russia come organizzazione estremista, di non impedire l'accesso ai minori di 13 anni. L'azienda americana rischia una multa fino al 6% del fatturato annuo, circa 12 miliardi di dollari. Mosca aveva già vietato i servizi di Meta, e ora Bruxelles recupera terreno con le proprie misure.
Meta rischia una multa UE fino a 12 miliardi di dollari dopo le conclusioni preliminari secondo cui non ha impedito l'accesso ai minori di 13 anni su Facebook e Instagram. La Commissione europea afferma che l'azienda ha violato la legge sui servizi digitali non applicando le restrizioni d'età. La sanzione potrebbe arrivare al 6% del fatturato annuo globale di Meta.
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