
Cannes 2026: Demi Moore e Chloé Zhao nel jury presieduto da Park Chan-wook
Il regista di Oldboy guida la giuria della 79ª edizione. Tra i giurati, l’attrice di The Substance e la regista premio Oscar. Attesa per l’India con Payal Kapadia.
La 79ª edizione del Festival di Cannes, che si terrà dal 12 al 23 maggio sulla Croisette, ha svelato la composizione della giuria che assegnerà la Palma d’Oro. A presiederla sarà il regista sudcoreano Park Chan-wook, autore di cult come Oldboy e Decision to Leave, scelta che conferma la crescente influenza del cinema asiatico nel panorama globale. Accanto a lui, nove personalità di spicco del mondo della settima arte, provenienti da tre continenti, a comporre un collegio giudicante che promette di essere tra i più eclettici degli ultimi anni.
Tra i nomi che hanno fatto più notizia spiccano quello dell’attrice americana Demi Moore, reduce dal trionfo di The Substance che le è valso una nomination all’Oscar, e della regista cinese Chloé Zhao, già Palma d’Oro con Nomadland e poi autrice di Hamnet. La loro presenza nel jury, secondo gli osservatori di Hollywood, non è solo un omaggio al talento individuale, ma anche un segnale della volontà del festival di bilanciare peso mediatico e autorevolezza artistica. Con loro siederanno lo svedese Stellan Skarsgård, volto noto del cinema europeo e prossimamente nel terzo Dune, l’attore ivoriano-americano Isaach de Bankolé, l’irlandese-etiopica Ruth Negga, la belga Laura Wandel, il cileno Diego Céspedes e lo scozzese Paul Laverty, sceneggiatore storico di Ken Loach.
L’attenzione dell’opinione pubblica asiatica, in particolare in Corea e Cina, si concentra sulla leadership di Park Chan-wook e sul ruolo di Chloé Zhao, visti come simboli di un cinema che ha saputo conquistare l’Occidente senza perdere le proprie radici. Pechino segue con interesse il percorso di Zhao, considerata ambasciatrice culturale informale, mentre Seul celebra il riconoscimento di un regista che ha reso il cinema coreano un riferimento globale.
Ma Cannes 2026 sarà anche un’edizione all’insegna del subcontinente indiano. Come riportato dai media di Mumbai, numerose star di Bollywood – tra cui Alia Bhatt, Aishwarya Rai e Tara Sutaria – sono attese sul tappeto rosso, mentre la regista Payal Kapadia, già vincitrice del Grand Prix con All We Imagine as Light, presiederà la giuria della Settimana della Critica. Un segnale della sempre maggiore rilevanza del cinema indiano nei circuiti festivalieri, non più solo come folklore ma come protagonista di una nuova ondata autoriale.
Dal punto di vista europeo, la giuria riflette una pluralità che include sensibilità belga, scozzese e svedese, mentre l’Italia osserva con attenzione: la presenza di un cineasta cileno come Céspedes e di una regista belga come Wandel potrebbe favorire opere provenienti da cinematografie meno tradizionali, in un anno in cui il cinema italiano – dopo il successo di Io e il Secco e Vermiglio – cerca un nuovo riconoscimento sulla Croisette.
In chiusura, l’analisi dei critici internazionali suggerisce che questo jury, per composizione e sensibilità, potrebbe premiare film coraggiosi, capaci di coniugare impegno politico e innovazione formale. La Palma d’Oro, assegnata lo scorso anno a Jafar Panahi per È stato solo un incidente, sembra destinata a rimanere in mani autoriali. Cannes, ancora una volta, si conferma bussola del cinema mondiale, capace di mescolare glamour e sostanza, memoria e futuro.
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