
La tragedia dei sub italiani alle Maldive: il rientro delle salme e l’inchiesta sui permessi negati
Atterrate a Malpensa le quattro salme, lunedì le autopsie. L’Università di Genova dichiara che la missione non prevedeva immersioni. Sotto esame computer e bombole per ricostruire la dinamica mortale.
Con un volo della Turkish Airlines atterrato in un sabato di maggio, sono tornati in Italia i corpi di Monica Montefalcone, della figlia Giorgia Sommacal e dei giovani ricercatori Muriel Oddenino e Federico Gualtieri, ultimi tasselli di una spedizione scientifica finita in tragedia nell’arcipelago delle Maldive. Le bare sono state trasferite all’obitorio di Gallarate, dove da lunedì i medici legali, su delega della Procura di Busto Arsizio, cercheranno nelle autopsie le prime risposte a una morte avvenuta a oltre cinquanta metri di profondità, in un groviglio di oscurità e silenzio. Il corpo dell’istruttore Gianluca Benedetti, unico a essere stato recuperato già all’esterno della cavità, era stato rimpatriato nei giorni precedenti.
La dinamica dell’incidente, avvenuto il 14 maggio nell’atollo di Vaavu, è ancora avvolta da interrogativi. Le immagini diffuse da Divers Alert Network Europe, scattate dal soccorritore finlandese Sami Paakkarinen, mostrano una grotta che dalla penombra iniziale sprofonda in tunnel stretti e totalmente bui, dove la luce naturale scompare in pochi metri. Secondo gli esperti australiani di immersioni tecniche, operare in ambienti del genere richiede attrezzature ridondanti, miscele di gas come il trimix per evitare la narcosi da azoto e un addestramento specifico che va ben oltre il brevetto ricreativo. Eppure, dai primi accertamenti, i sub italiani avrebbero affrontato la cavità con dotazioni incomplete, prive di alcune bombole supplementari giudicate indispensabili già a profondità superiori ai trenta metri.
Nel frattempo, l’inchiesta si sposta sugli aspetti autorizzativi, dopo che il professor Stefano Vanin, entomologo forense imbarcato sulla stessa nave appoggio, ha dichiarato che l’Università di Genova non aveva approvato alcuna immersione: la missione, ha precisato assistito dalla sua legale, doveva limitarsi a rilevamenti di superficie. Le comunicazioni email della docente Montefalcone, al vaglio degli investigatori, potrebbero chiarire quanto l’escursione subacquea fosse stata concordata al di fuori dei protocolli ufficiali. L’ipotesi di un quadro organizzativo lacunoso aggrava il peso della responsabilità e sposta l’attenzione su una catena di decisioni prese lontano dai riflettori.
La prospettiva europea sulla sicurezza subacquea, rappresentata proprio da DAN Europe, sottolinea come gli incidenti in grotta siano spesso la somma di piccole violazioni procedurali, dall’assenza di un filo guida permanente alla mancata pianificazione delle riserve d’aria. In Italia, la vicenda riapre la riflessione sul confine sottile tra ricerca accademica e sport estremo, soprattutto quando le spedizioni si svolgono in Paesi con normative meno stringenti. Secondo fonti diplomatiche a Colombo, le autorità maldiviane starebbero valutando un giro di vite sui permessi concessi a team scientifici stranieri, per evitare che l’entusiasmo esplorativo prevalga sui requisiti di sicurezza.
L’esame autoptico e l’analisi dei computer da polso e delle fotocamere diranno se a prevalere sia stato un malore, un errore umano o un guasto alle attrezzature. Ma molto della verità si gioca già nel silenzio di un’università che ha preso le distanze e nella domanda che nessuna perizia potrà cancellare: perché cinque studiosi, tra i quali due biologie marine di chiara fama, hanno scelto di spingersi dove la luce finisce e il margine di errore si azzera, senza una rete istituzionale a proteggerli.
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.10 | neutral |
| Stampa latinoamericana | −0.40 | critical |
| Stampa africana subsahariana | 0.00 | neutral |
La copertura europea si concentra sulla tragica scomparsa di cinque italiani, tra cui una ricercatrice e sua figlia, durante un'immersione in una grotta a 50-60 metri di profondità nell'atollo di Vaavu. Vengono discusse le ipotesi di narcosi, ipossia e scarsa visibilità, mentre le operazioni di recupero sono ostacolate dal maltempo. Il tono è rispettoso ma allarmato, con un accento sui legami personali e le circostanze ancora poco chiare.
La stampa atlantica riporta la notizia in modo asciutto e fattuale, citando i comunicati ufficiali del ministero degli Esteri italiano e delle autorità maldiviane. Si menziona che cinque sub italiani sono morti mentre esploravano grotte a 50 metri di profondità, con un solo corpo recuperato e le ricerche in corso. L'enfasi è sulla cronaca degli eventi senza speculazioni o toni emotivi.
La copertura latinoamericana è più emotiva, sottolineando la tragedia umana e i profili delle vittime: una professoressa di biologia marina, sua figlia e giovani ricercatori. Vengono riportate le due ipotesi principali (narcosi e ipossia) e la difficoltà del recupero a causa del maltempo. Il tono è di shock e indignazione per la perdita di vite giovani e promettenti.
La stampa subsahariana anglofona riporta la notizia in modo estremamente sintetico, limitandosi a dichiarare che cinque italiani sono morti in un incidente subacqueo alle Maldive, senza fornire dettagli sulle vittime o sulle cause. Non c'è alcun commento o analisi, solo la nuda informazione.
Allarga lo sguardo
Washington revoca il visto all’ambasciatrice brasiliana: scontro diplomatico a due mesi dal voto
3 lingue · 43 testate
Da Economy & MarketsDazi USA del 15% sul polisilicio: la mossa di Trump per contrastare il dominio cinese
6 lingue · 16 testate
Da TechnologyL’amministrazione Trump esenta i modelli open-weight cinesi dai nuovi test di sicurezza sull’IA
3 lingue · 11 testate