
Gerusalemme, odio in corteo: la Giornata della bandiera si radicalizza
Migliaia di nazionalisti israeliani sfilano nel quartiere musulmano scandendo “morte agli arabi”. Polizia inerte, negozi chiusi, palestinesi asserragliati.
Anche quest’anno il Giorno di Gerusalemme, che commemora la conquista della Città Vecchia nel 1967, si è trasformato in una vetrina di violenza e provocazione. Migliaia di giovani israeliani, molti armati e con bandiere, hanno invaso il quartiere musulmano scandendo “morte agli arabi” e “che brucino i vostri villaggi”. I negozianti palestinesi hanno chiuso le serrande, i residenti si sono barricati in casa. La polizia israeliana, riferiscono osservatori sul campo, ha assistito senza intervenire mentre gruppi di coloni strappavano insegne in arabo e attaccavano con adesivi raffiguranti cappi. Il ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha salutato e sorriso ai manifestanti, mentre soldati si sono lasciati sollevare sulle spalle dalla folla.
La ricorrenza celebra ciò che Israele chiama la “riunificazione” della città, considerata la sua capitale eterna e indivisibile. Ma per le Nazioni Unite l’annessione di Gerusalemme Est resta illegale, e per i palestinesi è l’emblema di un’occupazione che dura da quasi sessant’anni. La prospettiva israeliana, come sottolineano editoriali della stampa locale, evoca ancora lo spavento del 1967, quando il paese temeva un secondo genocidio e vide nella vittoria un miracolo. Tuttavia, dall’ottica degli analisti di Bruxelles, il clima di impunità con cui l’estrema destra religiosa trasforma il Giorno di Gerusalemme in una spedizione punitiva allontana ogni orizzonte di pace e alimenta le tensioni con l’Europa, che condanna costantemente gli insediamenti e le violenze dei coloni.
I resoconti concordano nel descrivere un’escalation qualitativa degli incidenti. Un ebreo ultraortodosso che indossava un giubbotto dell’associazione pacifista Standing Together è stato accerchiato e insultato come “traditore”. Nella Via Dolorosa, una ventina di coloni ha sfondato il cancello di una casa palestinese, terrorizzando la famiglia che vi abitava. Episodi di questo genere, un tempo eccezionali, sono diventati parte integrante della marcia, che ogni anno attira un numero crescente di adolescenti radicalizzati. Il silenzio delle forze dell’ordine, secondo molti osservatori, è la vera novità: la violenza non è più un incidente di percorso ma un messaggio politico rivolto a palestinesi e comunità internazionale.
Guardando avanti, il rischio è che la normalizzazione di questi gesti soffochi ogni residuo spazio per una soluzione negoziale. La traiettoria del Giorno di Gerusalemme, da celebrazione identitaria a rito di sopraffazione, riflette lo spostamento a destra dell’elettorato israeliano e la crescente irrilevanza delle voci moderate su entrambi i fronti. Per l’Italia e l’Europa, che mantengono rapporti difficili con il governo Netanyahu, la domanda resta aperta: come continuare a sostenere la sicurezza di Israele senza avallare una politica di annessione di fatto che mina le basi stesse del diritto internazionale?
| Stampa europea continentale | −0.50 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.90 | critical |
| Stampa israeliana | −0.80 | critical |
Un reportage dalla Città Vecchia di Gerusalemme descrive la marcia del Giorno di Gerusalemme come una manifestazione d'odio. Migliaia di nazionalisti israeliani hanno sfilato in strade svuotate dei residenti palestinesi, scandendo slogan razzisti. L'atmosfera è opprimente, con la polizia pesantemente armata a presidiare una città che sembra nascondersi.
L'articolo denuncia la marcia annuale come celebrazione dell'annessione illegale di Gerusalemme Est. Ultranazionalisti ebrei hanno scandito 'Morte agli arabi' e 'Bruciate i loro villaggi', mentre coloni hanno attaccato una casa palestinese. La copertura sottolinea l'occupazione, la violazione del diritto internazionale e la sofferenza dei residenti palestinesi.
Il pezzo descrive la Marcia delle Bandiere come una vetrina dell'Israele di Ben Gvir, con suprematisti ebrei in delirio per la Città Vecchia. I cori razzisti sono stati accompagnati da azioni: i coloni hanno messo in pratica le parole attaccando i palestinesi. La critica interna avverte della pericolosa normalizzazione della violenza estremista e dell'occupazione.
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