
Cisgiordania, coloni dissotterrano il cadavere di un anziano palestinese: 'Nuovo livello di disumanizzazione'
Coloni israeliani hanno dissotterrato il corpo di un anziano palestinese in Cisgiordania costringendo la famiglia a riesumarlo. Un episodio che segna una svolta nella violenza sistematica.
Il corpo di Hussein Asasa, ottantenne allevatore palestinese morto venerdì scorso per cause naturali, era stato appena sepolto nel cimitero del villaggio di Asasa, vicino a Jenin, quando alcuni bambini sono corsi a gridare: «I coloni stanno scavando la tomba». Mezz'ora dopo la cerimonia funebre, un gruppo di coloni israeliani armati di pale e fucili ha costretto la famiglia a riesumare la salma, minacciando: «O lo fate voi, o lo facciamo noi». I parenti, sotto choc, hanno dovuto trasportare il corpo avvolto in un sudario bianco in un luogo diverso, mentre i coloni – provenienti dall’insediamento illegale di Sa-Nur, recentemente regolarizzato da Israele – osservavano armati.
L’episodio, documentato da video e testimonianze, ha suscitato reazioni a catena nella comunità internazionale. L’ufficio delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi occupati ha parlato di «nuovo livello di disumanizzazione dei palestinesi», definendo l’atto «spregevole». Da Ramallah, l’Autorità nazionale palestinese ha denunciato una sistematica escalation di violenze condotte con il sostegno implicito dell’esercito israeliano, che pure aveva autorizzato il funerale.
Non si tratta di un caso isolato. Secondo gli analisti di Bruxelles, la dinamica di Asasa riflette una strategia più ampia: l’espansione degli insediamenti – circa settecentomila coloni in Cisgiordania – procede di pari passo con l’intimidazione delle comunità beduine e agricole. Nella vicina Umm al-Kheir, l’attivista Eid Hathaleen descrive una routine di incursioni e distruzioni di beni, orchestrata da coloni protetti dai militari. «Non sono episodi casuali», spiega dalla sua prospettiva, «è un sistema strutturato per spingere la popolazione ad andarsene».
L’ottica di Tel Aviv, al contrario, minimizza l’accaduto: fonti governative citano «tensione locale» e promettono indagini, ma senza sospendere la costruzione di nuovi alloggi nelle colonie. Per Washington, che pure continua a finanziare la difesa israeliana, l’escalation rischia di minare ogni prospettiva di soluzione a due Stati, già agonizzante. In Europa, e in particolare in Italia, dove il dibattito sulla coerenza tra politica estera e difesa dei diritti umani è acceso, l’episodio alimenta le richieste di sanzioni contro le colonie.
La Corte penale internazionale resta l’unico foro giudiziario in grado di intervenire, ma il cammino è lungo. Mentre la famiglia di Hussein Asasa tenta di seppellirlo di nuovo in pace, il gesto dei coloni dimostra che la disumanizzazione non conosce più limiti: non si profanano solo le terre, ma anche il riposo dei morti. Il rischio è che l’impunità continui a legittimare atti sempre più estremi, fino a rendere la convivenza un’utopia irraggiungibile.
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