
Colombia, la vigilia di De la Espriella: tra ritiro spirituale, costi contestati e accuse di frode
Il presidente eletto completa il gabinetto e difende la cerimonia a Cali, mentre Petro denuncia senza prove un broglio elettorale e le autorità dispiegano un imponente dispositivo di sicurezza.
A quattro giorni dal giuramento, in programma il 7 agosto presso l’Arena USC di Cali – prima volta fuori da Bogotá –, il presidente eletto Abelardo de la Espriella ha ultimato la squadra di governo e ha partecipato con i ministri designati a un ritiro spirituale, documentato in un video diffuso dal futuro titolare della Casa, Jaime Andrés Beltrán. La clip, che mostra il gabinetto in preghiera e canti religiosi, ha riacceso il dibattito sul rapporto tra fede e laicità dello Stato, mentre De la Espriella ha presentato Claudia Benavides come ministra della Scienza, pescata tramite la piattaforma “Banco de Talentos”, e ha rivendicato l’assenza di “raccomandazioni” nella composizione dell’esecutivo, composto in buona parte da ex ministri, ex parlamentari e figure di partiti tradizionali.
Sul fronte dei costi, il presidente eletto ha assicurato che la cerimonia sarà “austera” e costerà meno della metà di quella di Gustavo Petro nel 2022. I contratti già firmati dall’amministrazione uscente, tuttavia, ammontano a circa 5.950 milioni di pesos, circa 950 milioni in più rispetto al valore nominale della precedente investitura, anche se, al netto dell’inflazione, il costo reale risulterebbe inferiore del 12%. De la Espriella ha dichiarato di aver dato istruzioni per non eseguire l’intero budget. Parallelamente, resta aperta la controversia sulla sede presidenziale alternativa a Barranquilla: il presidente eletto sostiene di finanziare personalmente il mobilio (700 milioni di pesos) e nega l’uso di fondi pubblici, ma il governatore dell’Atlántico, Eduardo Verano, aveva annunciato uno stanziamento dipartimentale di circa 2.000 milioni di pesos e il contributo di imprenditori privati come Christian Daes, generando versioni contraddittorie sull’origine delle risorse.
L’imponente dispositivo di sicurezza dispiegato a Cali e nei comuni limitrofi – Yumbo, Jamundí, Candelaria, Palmira – prevede oltre 11.000 uomini tra Polizia e Forze Armate, il divieto di sorvolo con droni dalle 00:00 del 6 agosto alle 23:59 dell’8 agosto, tecnologia anti-droni e una ricompensa di 500 milioni di pesos per informazioni utili a prevenire minacce. Secondo fonti dell’intelligence colombiana, il Fronte di Liberazione Nazionale (ELN) avrebbe pianificato attentati contro basi militari, della polizia e infrastrutture critiche nei giorni intorno alla cerimonia, sotto la guida del terzo comandante, alias “Pablito”. La governatrice della Valle, Dilian Francisca Toro, ha confermato l’arrivo di 3.000 agenti supplementari e l’attivazione di corridoi sicuri, mentre il sindaco di Cali, Alejandro Eder, ha inquadrato la scelta della città come un segnale di decentramento.
Sul piano politico, lo scontro con l’uscente Gustavo Petro ha raggiunto toni aspri. Petro ha affermato, senza fornire prove, che le elezioni sarebbero state falsificate da un software israeliano finanziato dal narcotraffico e da società di intelligence private, capace di manipolare algoritmicamente fino a 1,8 milioni di voti per favorire De la Espriella, e ha definito il nuovo presidente “non legittimo”. Il presidente eletto ha replicato accusando Petro e il candidato sconfitto Iván Cepeda di non riconoscere il verdetto delle urne e di preparare, con l’annunciata “disobbedienza civile” e i presidi del 7 agosto, un tentativo di destabilizzazione. La bancata del Patto Storico ha annunciato che non parteciperà alla cerimonia, mentre il Centro Democratico ha comunicato che i propri parlamentari si faranno carico delle spese di viaggio.
Alla cerimonia sono attesi circa 6.000 invitati, tra cui capi di Stato e delegazioni internazionali; De la Espriella ha confermato la presenza di Javier Milei, José Antonio Kast, Daniel Noboa e Rodrigo Paz. Con il giuramento ormai imminente, il nuovo esecutivo si troverà a gestire un’eredità di forte polarizzazione e le prime scadenze di governo, mentre il Congresso si prepara ad avviare i meccanismi di controllo politico sui ministri entranti.
| Stampa latinoamericana | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa arabo levante-Maghreb | −1.00 | critical |
La nuova amministrazione colombiana viene accolta con scetticismo sulla sua capacità di governare oltre lo spettacolo elettorale, mentre il massiccio dispiegamento di sicurezza a Cali sottolinea il clima polarizzato.
Accostando le promesse di campagna a dettagli concreti su costi, nomine e controversie logistiche, la copertura costruisce l'idea che il nuovo governo possa mancare della sostanza necessaria per governare efficacemente.
La narrazione omette l'accusa di interferenza elettorale esterna presente in altri blocchi stampa, concentrandosi invece su manovre politiche interne e questioni procedurali.
Il presidente uscente Gustavo Petro accusa direttamente Stati Uniti e Israele di aver rubato le elezioni, dichiarando illegittimo l'intero passaggio di poteri e il vincitore un burattino imposto.
La narrazione utilizza una teoria del complotto di manipolazione straniera (soldi della droga + software israeliano) per delegittimare l'esito elettorale, facendo appello al sentimento anti-imperialista e alla sovranità nazionale.
Il reportage omette ogni menzione delle massicce misure di sicurezza, dei nuovi incarichi ministeriali o delle controversie logistiche che dominano altri blocchi, concentrandosi esclusivamente sull'accusa di frode.
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