
La Commerzbank taglia 3.000 posti e alza i rendimenti per respingere l’assalto di UniCredit
Nel tentativo di preservare l’indipendenza, la banca tedesca annuncia un nuovo piano di ristrutturazione con obiettivi di utile più ambiziosi.
La Commerzbank passa al contrattacco. Con l’obiettivo di dissuadere gli azionisti dall’accettare l’offerta pubblica di acquisto lanciata da UniCredit, l’istituto di Francoforte ha annunciato un’ulteriore riduzione di circa tremila posti di lavoro entro il 2030 e un innalzamento significativo delle ambizioni di redditività: la banca punta ora a un rendimento netto del capitale proprio del 17 per cento entro il 2028 e del 21 per cento due anni dopo, contro il precedente traguardo del 15 per cento. Una mossa che, secondo gli analisti di Francoforte, mira a dimostrare che il percorso autonomo è più remunerativo di qualsiasi fusione, nonostante le cifre siano giudicate ottimistiche da diversi osservatori tedeschi.
La difesa della Commerzbank si gioca su due fronti: finanziario e politico. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz è intervenuto personalmente per condannare quello che ha definito un «comportamento ostile e aggressivo» da parte di UniCredit, denunciando le campagne pubblicitarie italiane che dipingono l’istituto tedesco come «insicuro e trascurato». L’ottica di Berlino è chiara: proteggere una banca considerata strategica per il finanziamento dell’economia tedesca, in un momento in cui il sistema creditizio europeo vive una fase di consolidamento transfrontaliero. La stessa Commerzbank, nella nota ufficiale, ha definito «vago e carico di rischi esecutivi» il progetto di UniCredit, aggiungendo di restare aperta al dialogo solo a fronte di un premio attraente e di garanzie sul proprio modello di business.
Dal canto suo, Milano vede le cose in modo diametralmente opposto. Con Andrea Orcel alla guida, UniCredit punta a creare un campione bancario europeo capace di competere con i grandi gruppi americani e asiatici, in un contesto in cui nessuna banca italiana figura tra gli istituti di rilevanza sistemica globale. Per Bruxelles, un’operazione del genere potrebbe rafforzare l’integrazione finanziaria dell’eurozona, ma la resistenza tedesca rischia di rallentare un processo che molti analisti continentali ritengono inevitabile. La partita, ora, si gioca sulla capacità della Commerzbank di convincere i propri azionisti con numeri più allettanti e sulla volontà di UniCredit di rivedere i termini dell’offerta. Quello che è certo è che il duello tra Francoforte e Milano promette di ridefinire gli equilibri bancari del continente, con ricadute significative anche per l’Italia e per l’Europa intera.
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