
Data center e IA: la corsa digitale aggrava la pressione su acqua, suolo e reti elettriche
Dall'Imperial Valley alla Lombardia, i progetti per l'intelligenza artificiale innescano conflitti ambientali e politici, mentre i governi oscillano tra deregulation, impegni volontari e vuoti normativi.
L'espansione accelerata dei data center per l'intelligenza artificiale sta producendo un'impronta ecologica crescente e attriti politici su entrambe le sponde dell'Atlantico. Microsoft ha registrato un aumento del 25% delle emissioni di gas serra, salite a circa 20,3 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, a causa dell'ampliamento delle infrastrutture per il cloud e l'IA generativa e della revisione dei criteri di approvvigionamento energetico, che ha portato l'azienda a interrompere l'acquisto di crediti ecologici. Google, dal canto suo, ha dettagliato un piano per diventare «water positive» entro il 2030, con 165 interventi in 97 bacini idrografici a rischio, destinati a rigenerare oltre 71 miliardi di litri d'acqua all'anno – più del doppio del consumo registrato nel 2024 – e un investimento di oltre 500 milioni di dollari per ammodernare infrastrutture pubbliche di trattamento delle acque reflue.
In Italia la tensione ha assunto una forma locale. A Lacchiarella, comune di circa 9.000 abitanti tra Pavia e Milano, i cittadini sono scesi in piazza contro il progetto della multinazionale Apto per il più grande data center del Paese: 230 mila metri quadrati, un fabbisogno energetico pari a quello di Bologna e un aumento previsto della temperatura locale tra 2 e 5 gradi. Secondo quanto riportato dal settimanale L'Espresso, il 60% dei data center italiani si concentra in Lombardia, dove sono previsti interventi per 22 miliardi di euro. Un rapporto dell'Istituto per l'acqua, l'ambiente e la salute dell'Università delle Nazioni Unite (UNU-INWEH) denuncia che entro il 2030 i data center consumeranno 945 terawattora di elettricità all'anno, con un'impronta idrica equivalente al fabbisogno di 1,3 miliardi di persone e una necessità di 6,7 miliardi di alberi per compensare le emissioni di carbonio. I comitati locali chiedono leggi che vietino l'uso di acqua potabile per il raffreddamento, fermino il consumo di suolo e impongano l'approvvigionamento esclusivo da fonti rinnovabili. La legge nazionale «Data Center Framework Act», approvata il 24 febbraio 2026, è però ancora priva di decreti attuativi, mentre la normativa regionale lombarda è giudicata carente nei vincoli e più attenta agli interessi delle grandi imprese.
Negli Stati Uniti la risposta politica appare frammentata. Il presidente Trump ha lanciato un «Ratepayer Protection Pledge» volontario per proteggere i consumatori dall'aumento delle bollette elettriche legato all'infrastruttura per l'IA, ma l'iniziativa è priva di meccanismi coercitivi. Durante un panel al vertice sul clima di Aspen, l'ex commissaria della Federal Energy Regulatory Commission (FERC) Allison Clements ha esortato gli Stati a isolare i clienti dai costi dei data center, mentre l'economista Michael Greenstone dell'Università di Chicago ha invitato a ripensare l'intero sistema elettrico, sostenendo che «non si dovrebbe sprecare una crisi». L'ex commissario FERC Neil Chatterjee ha avvertito che, nel giorno più caldo dell'estate, un gestore di rete sceglierà di alimentare un data center piuttosto che un'abitazione, scenario che – ha detto – «tira fuori i forconi». Intanto, nella Imperial Valley californiana, un data center da 330 megawatt che aveva promesso di non attingere al fiume Colorado ha fatto causa per ottenere 287 milioni di galloni d'acqua, dopo il rifiuto delle autorità locali. Il promotore sostiene che il progetto avrà «impatto zero» perché verrebbero messi a riposo terreni agricoli, ma esperti idrici mettono in dubbio la riallocazione di acqua agricola a uso industriale in un bacino già sovrasfruttato che serve 40 milioni di persone.
L'amministrazione Trump punta anche su un rilancio del nucleare per soddisfare la domanda dei data center. A luglio 2026 il presidente ha annunciato che quattro aziende hanno raggiunto la criticità con reattori avanzati prima della scadenza del 4 luglio, grazie a ordini esecutivi del maggio 2025 che hanno accelerato le dimostrazioni. Trump ha fissato l'obiettivo di quadruplicare la capacità nucleare entro il 2050, presentandolo come un pilastro della dominanza energetica americana. Restano tuttavia aperti interrogativi sulla capacità di passare da questi successi iniziali a decine di nuovi impianti, in assenza di riforme strutturali del sistema elettrico e di un quadro normativo stabile. Il dossier, su entrambe le sponde dell'Atlantico, è in una fase di stallo operativo: in Italia mancano i decreti attuativi della legge nazionale, mentre negli Stati Uniti impegni volontari e progetti pilota non hanno ancora sciolto la tensione sistemica tra la fame di risorse dell'IA e la tenuta di reti, bacini idrici e comunità.
Allarga lo sguardo
Trump sospende l’attacco all’Iran, ma Teheran smentisce di aver chiesto la tregua
2 lingue · 74 testate
Da Economy & MarketsIl Messico rimbalza dell’1,5% nel secondo trimestre, il miglior dato in oltre cinque anni
1 lingua · 18 testate
Da TechnologyGIIAS 2026: Chery lancia la Q con prenotazione solo online, 6.000 ordini in poche settimane
1 lingua · 15 testate