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Società e Culturalunedì 3 agosto 2026

Dalla sveglia alle 5 alle consegne notturne: il lavoro di cura senza confini

Un viaggio tra le storie di chi, da Buffalo a Kuala Lumpur passando per la Svezia, tiene in piedi il sistema di cura a costo della propria salute.

Alle cinque del mattino, quando Buffalo è ancora avvolta nel buio, Eeman Farooqui si alza per una breve sessione in palestra prima di iniziare il suo turno come coordinatrice clinica. La giornata lavorativa, che spesso si allunga fino a dodici ore con gli straordinari, è solo l'inizio. Come racconta a Business Insider, la ventiquattrenne americana di origini pakistane ha quattro lavori secondari: babysitteraggio, ripetizioni universitarie, assistenza medica a chiamata e, nei fine settimana, le consegne a domicilio con DoorDash insieme al marito. Il tutto per mettere da parte i soldi necessari alla scuola di medicina, dopo che la morte della nonna per un ictus le ha fatto cambiare strada. Dorme circa cinque ore a notte. «Mi sento sempre stanca, ma non posso lamentarmi: l'ho scelto io», dice.

La sua storia non è un'eccezione. In Svezia, il dibattito sulle condizioni di chi lavora nella cura degli anziani è acceso. Jenny Bengtsson, esponente del Vänsterpartiet a Göteborg, scrive sul Göteborgs-Posten che «sotto i miei vent'anni di lavoro nell'assistenza agli anziani, le condizioni per fare un buon lavoro sono solo peggiorate». Il suo partito propone la giornata lavorativa di sei ore a stipendio pieno per il personale dell'assistenza domiciliare, citando l'esperimento condotto alla casa di riposo Svartedalen, dove la riduzione dell'orario portò a meno stress, meno malattie e più energie. Dall'altro lato, i Moderati di Olofström, in una replica sul Blekinge Läns Tidning, avanzano un pacchetto alternativo: mille corone in più al mese in busta paga, turni ogni tre fine settimana invece che ogni due, stop alla minutstyrning (la misurazione al minuto delle prestazioni) e diritto al tempo pieno senza obbligo di straordinari. A Hässleholm, come riporta il Kristianstadsbladet, gli stessi Moderati elencano i progressi compiuti – dai robot per i farmaci all'introduzione del casellario giudiziale per le nuove assunzioni – e promettono di esternalizzare parte dei servizi per alzare la qualità.

A migliaia di chilometri di distanza, a Kuala Lumpur, Radin Daniel, trentacinquenne con paralisi cerebrale, vende biscotti e kerepek (patatine) nei mercatini dell'usato. Rimasto orfano da bambino e cresciuto in un centro per disabili a Penang, oggi si arrangia con un'attività in proprio nata durante la pandemia, quando perse il lavoro da receptionist. «Non so cucinare, non posso fare ciò che fanno le persone normali. Posso solo vendere biscotti», racconta a Free Malaysia Today. La doccia gli richiede quasi un'ora, preparare la merce più di un giorno. Eppure ogni fine settimana monta il suo banchetto, affrontando sguardi e insulti: «Mi danno del truffatore, mi chiedono perché sono uscito di casa». Ma lui non si arrende: «Non c'è pranzo gratis al mondo. Tutti devono lavorare, me compreso».

La fatica di chi lavora senza sosta trova un'eco anche nel dibattito tedesco sulle pensioni. La Süddeutsche Zeitung racconta lo scontro estivo nella coalizione di governo: la presidente dell'SPD Bärbel Bas plaude alla proposta di tre ministri-presidenti della CDU di mantenere la possibilità di andare in pensione a 63 anni, mentre il leader della CSU Markus Söder si dice contrario. È il riflesso di una tensione che attraversa le società occidentali: fino a che età si può reggere un lavoro usurante? E con quali tutele?

La sera del venerdì, Eeman Farooqui sale in macchina con suo marito. Lui guida, lei mette la musica. Insieme consegnano cibo per quattro ore, guadagnando in media 35 dollari l'ora. «È il nostro momento di coppia», dice. «È il mio tempo libero». Nell'abitacolo di un'auto che solca le strade di Buffalo, il lavoro si trasforma per un attimo in una pausa, un canto condiviso prima di ricominciare.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Individual struggle vs. Systemic reform
37%Media
3 blocchi · posizioni da −0.60 a +0.30
Structural criticismResilience celebration
ATLEURSEA
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa atlantica / anglosfera−0.30critical
Stampa europea continentale−0.60critical
Stampa sud-est asiatica+0.30aligned
Stampa atlantica / anglosfera−0.30
Voce

L'America individualizza il problema della formazione medica raccontando il sacrificio personale di una giovane donna.

Meccanismoesemplificazione emotiva

Il ricorso alla testimonianza diretta trasforma un problema sistemico in una storia di resilienza individuale, rendendo la critica implicita meno minacciosa.

Omissione

Non discute le politiche pubbliche sui costi dell'istruzione medica né i modelli di finanziamento alternativi, spostando la responsabilità dal sistema all'individuo.

PragmatismoUrgenza
Stampa europea continentale−0.60
Voce

L'Europa continentale condanna le condizioni di lavoro nel settore assistenziale e chiede riforme strutturali.

Meccanismouniversalizzazione

Utilizza dati e confronti politici per universalizzare il problema, presentandolo come una questione di giustizia sociale che richiede soluzioni legislative.

Omissione

Non menziona storie individuali di sacrificio come quella della coordinatrice clinica; si concentra esclusivamente sulle politiche pubbliche.

IndignazioneScetticismo
Stampa sud-est asiatica+0.30
Voce

Il Sud-est asiatico esalta la resilienza di un uomo con paralisi cerebrale che si guadagna da vivere vendendo biscotti.

Meccanismoeroicizzazione

Adotta un tono edificante e descrive la sua routine come un esempio di superamento, evitando di problematizzare le barriere sociali.

Omissione

Non discute le difficoltà finanziarie o il costo della vita; omette il contesto di precarietà economica che potrebbe minare la narrazione eroica.

PragmatismoPaternalismo
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lunedì 3 agosto 2026

Dalla sveglia alle 5 alle consegne notturne: il lavoro di cura senza confini

Un viaggio tra le storie di chi, da Buffalo a Kuala Lumpur passando per la Svezia, tiene in piedi il sistema di cura a costo della propria salute.

Alle cinque del mattino, quando Buffalo è ancora avvolta nel buio, Eeman Farooqui si alza per una breve sessione in palestra prima di iniziare il suo turno come coordinatrice clinica. La giornata lavorativa, che spesso si allunga fino a dodici ore con gli straordinari, è solo l'inizio. Come racconta a Business Insider, la ventiquattrenne americana di origini pakistane ha quattro lavori secondari: babysitteraggio, ripetizioni universitarie, assistenza medica a chiamata e, nei fine settimana, le consegne a domicilio con DoorDash insieme al marito. Il tutto per mettere da parte i soldi necessari alla scuola di medicina, dopo che la morte della nonna per un ictus le ha fatto cambiare strada. Dorme circa cinque ore a notte. «Mi sento sempre stanca, ma non posso lamentarmi: l'ho scelto io», dice.

La sua storia non è un'eccezione. In Svezia, il dibattito sulle condizioni di chi lavora nella cura degli anziani è acceso. Jenny Bengtsson, esponente del Vänsterpartiet a Göteborg, scrive sul Göteborgs-Posten che «sotto i miei vent'anni di lavoro nell'assistenza agli anziani, le condizioni per fare un buon lavoro sono solo peggiorate». Il suo partito propone la giornata lavorativa di sei ore a stipendio pieno per il personale dell'assistenza domiciliare, citando l'esperimento condotto alla casa di riposo Svartedalen, dove la riduzione dell'orario portò a meno stress, meno malattie e più energie. Dall'altro lato, i Moderati di Olofström, in una replica sul Blekinge Läns Tidning, avanzano un pacchetto alternativo: mille corone in più al mese in busta paga, turni ogni tre fine settimana invece che ogni due, stop alla minutstyrning (la misurazione al minuto delle prestazioni) e diritto al tempo pieno senza obbligo di straordinari. A Hässleholm, come riporta il Kristianstadsbladet, gli stessi Moderati elencano i progressi compiuti – dai robot per i farmaci all'introduzione del casellario giudiziale per le nuove assunzioni – e promettono di esternalizzare parte dei servizi per alzare la qualità.

A migliaia di chilometri di distanza, a Kuala Lumpur, Radin Daniel, trentacinquenne con paralisi cerebrale, vende biscotti e kerepek (patatine) nei mercatini dell'usato. Rimasto orfano da bambino e cresciuto in un centro per disabili a Penang, oggi si arrangia con un'attività in proprio nata durante la pandemia, quando perse il lavoro da receptionist. «Non so cucinare, non posso fare ciò che fanno le persone normali. Posso solo vendere biscotti», racconta a Free Malaysia Today. La doccia gli richiede quasi un'ora, preparare la merce più di un giorno. Eppure ogni fine settimana monta il suo banchetto, affrontando sguardi e insulti: «Mi danno del truffatore, mi chiedono perché sono uscito di casa». Ma lui non si arrende: «Non c'è pranzo gratis al mondo. Tutti devono lavorare, me compreso».

La fatica di chi lavora senza sosta trova un'eco anche nel dibattito tedesco sulle pensioni. La Süddeutsche Zeitung racconta lo scontro estivo nella coalizione di governo: la presidente dell'SPD Bärbel Bas plaude alla proposta di tre ministri-presidenti della CDU di mantenere la possibilità di andare in pensione a 63 anni, mentre il leader della CSU Markus Söder si dice contrario. È il riflesso di una tensione che attraversa le società occidentali: fino a che età si può reggere un lavoro usurante? E con quali tutele?

La sera del venerdì, Eeman Farooqui sale in macchina con suo marito. Lui guida, lei mette la musica. Insieme consegnano cibo per quattro ore, guadagnando in media 35 dollari l'ora. «È il nostro momento di coppia», dice. «È il mio tempo libero». Nell'abitacolo di un'auto che solca le strade di Buffalo, il lavoro si trasforma per un attimo in una pausa, un canto condiviso prima di ricominciare.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Individual struggle vs. Systemic reform
37%Media
3 blocchi · posizioni da −0.60 a +0.30
Structural criticismResilience celebration
ATLEURSEA
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa atlantica / anglosfera−0.30critical
Stampa europea continentale−0.60critical
Stampa sud-est asiatica+0.30aligned
Stampa atlantica / anglosfera−0.30
Voce

L'America individualizza il problema della formazione medica raccontando il sacrificio personale di una giovane donna.

Meccanismoesemplificazione emotiva

Il ricorso alla testimonianza diretta trasforma un problema sistemico in una storia di resilienza individuale, rendendo la critica implicita meno minacciosa.

Omissione

Non discute le politiche pubbliche sui costi dell'istruzione medica né i modelli di finanziamento alternativi, spostando la responsabilità dal sistema all'individuo.

PragmatismoUrgenza
Stampa europea continentale−0.60
Voce

L'Europa continentale condanna le condizioni di lavoro nel settore assistenziale e chiede riforme strutturali.

Meccanismouniversalizzazione

Utilizza dati e confronti politici per universalizzare il problema, presentandolo come una questione di giustizia sociale che richiede soluzioni legislative.

Omissione

Non menziona storie individuali di sacrificio come quella della coordinatrice clinica; si concentra esclusivamente sulle politiche pubbliche.

IndignazioneScetticismo
Stampa sud-est asiatica+0.30
Voce

Il Sud-est asiatico esalta la resilienza di un uomo con paralisi cerebrale che si guadagna da vivere vendendo biscotti.

Meccanismoeroicizzazione

Adotta un tono edificante e descrive la sua routine come un esempio di superamento, evitando di problematizzare le barriere sociali.

Omissione

Non discute le difficoltà finanziarie o il costo della vita; omette il contesto di precarietà economica che potrebbe minare la narrazione eroica.

PragmatismoPaternalismo

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